Il terzo appuntamento con le “Storie da Tè” –  la rassegna culturale ospitata da “Bramo-Cioccolateria Perrucci”, in collaborazione con la libreria “L’albero dei fichi” e la book-blogger Sara Giorgione – ha visto protagonista un autore figlio della nostra Terra. Si tratta di Fufilla, al secolo Giovanni Mastroserio, che nella serata di domenica 2 dicembre ha presentato il suo «La via di fuori», edito da Nicorelli. Fumettista, classe 1982 e laureato all’Accademia delle Belle Arti di Roma, Fufilla narra nelle sue tavole una storia dal forte sapore autobiografico, scritta e disegnata completamente da lui. È raccontata la sua infanzia, le vicende che hanno realmente riguardato la sua famiglia e i suoi anni da bambino, vissuti con l’ansia di diventare adulto.

Poco prima della presentazione, è lo stesso Fufilla a raccontare a lanotiziaweb.it la genesi della sua opera, partendo innanzitutto dal suo nome d’arte: «Ne faccio anche un certo vanto di questa storia. Fufilla era il soprannome, un po’ a sfottimento, che avevo dall’età di 15 anni. Non se ne voleva andare proprio. E a quel punto sai che faccio? Lo faccio diventare il mio nome d’arte, così buggero tutti quelli che mi volevano sfottere». Il titolo del suo libro racchiude un forte significato, unico per chi è nato e cresciuto qui: «“La via di fuori” è la strada di campagna: che essa sia determinata, identificata spesso con la via di Manfredonia, o che sia una sorta di immaginario collettivo, quel modo di dire cerignolano tipico di chi va ‘a fare i servizi’ in campagna. Penso sia stata recepita anche da chi non è di qui. Dai pareri che ho riscontrato, è una storia in cui un italiano, anche un europeo, ci si identifica abbastanza».

Come detto, in quelle pagine è forte l’elemento autobiografico dell’autore: «C’è tantissimo del mio vissuto, il 99% – evidenzia -. Se del disegno ne faccio un lavoro, essendo laureato all’Accademia delle Belle Arti, nel narrare sono invece alle prime armi. Quindi, la cosa più semplice è stata parlare di me stesso, di quello che avevo davvero sentito. L’ho fatto anche, forse, per esorcizzare alcuni demoni. È stata un’esperienza catartica». Fufilla, che ha studiato, vissuto e prodotto gran parte dei suoi lavori nei diversi anni che ha trascorso a Roma, dice la sua sul futuro dell’arte fumettistica fra i giovani del nostro territorio: «Avendo lavorato un po’ al Liceo Artistico, così come anche alle Scuole Medie, posso dire che del talento c’è. Vorrei però ci fosse nei confronti dei ragazzi un sostegno maggiore verso questa direzione».

La presentazione, condotta in tandem da Sara Giorgione e dalla fotografa Giuliana Massaro, ha visto Fufilla aprirsi senza timori davanti al suo attento uditorio. Si parte dai riferimenti ai personaggi illustri della storia della nostra comunità presenti nel racconto, primo fra tutti Giuseppe Di Vittorio, motivo che fa esprimere un certo pessimismo all’autore circa le possibilità future di ritorno al Socialismo da lui incarnato. E sul perché la sua opera non fosse stata ancora presentata nella sua Cerignola, Fufilla spiega che «è stato un po’ perché non mi andava di coinvolgere una serie di persone. Poi perché non vedevo la necessità di limitarla in questo senso. È vero, sono di qua e parlo di qua. Ma anche se fossi stato di Seattle e avessi scritto di Seattle, avrei voluto raccontarla fuori. E comunque, quando è uscita, non vivevo qui». Nei suoi anni di studio, formazione e produzione artistica nella Capitale, luogo che lo ha visto passare dalla condizione di ragazzino a quella di uomo, Fufilla ha avuto modo di fare conoscenza e stringere un certo rapporto con il noto ‘collega’ Zerocalcare.

Proprio su di lui, Fufilla racconta un aneddoto che ha i tratti dello scoop: «L’ho presentato alcune volte in passato, proprio come voi state facendo stasera con me. Ricordo che alla seconda presentazione, quando lui era ancora agli inizi, prima che partissimo, mi disse che stava pensando di lasciare il fumetto per fare tatuaggi». Fufilla pone, infine, l’accento sulla difficoltà di rivelarsi ed esporsi e sulla grande differenza che passa dal farlo in una piccola città rispetto alla metropoli Roma, nella quale quasi si finisce per confondersi con gli altri. “La via di fuori” è un concetto che va oltre l’andare a lavorare nelle campagne. Può stare ad indicare anche la strada attraverso cui si lascia ciò che si era prima per diventare altro. Per dirla con le parole dello stesso Fufilla: «“La via di fuori” è un non-luogo, un contenitore di esperienze mutuate dal quotidiano vivere, un varco che prima o poi dovremo attraversare senza poter tornare indietro».

Il prossimo appuntamento con le “Storie da Tè” è fissato per domenica 16 dicembre, quando Iacopo Barison presenterà «Le stelle cadranno tutte insieme».

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