Ha avuto luogo nella serata di mercoledì 5 dicembre, presso la Chiesa Parrocchiale “Sant’Antonio da Padova” di Cerignola, un importante incontro volto a far luce su ammorbanti piaghe come sfruttamento dei minori, pedofilia e pedopornografia. La Parrocchia e la Confraternita Santa Maria della Pietà, nell’ambito della Festività dell’Immacolata Concezione, hanno dato vita all’evento dal titolo «La Chiesa è dei piccoli: ogni bambino è un grido che sale a Dio», presieduto da don Fortunato Di Noto. Originario di Avola (Siracusa), don Di Noto è il fondatore dell’Associazione “METER Onlus”, istituita nel 1989, pioniere nella lotta alla pedofilia ed al contrasto alla pedopornografia in rete. Docente di Storia della Chiesa e di Bioetica, è sacerdote della Diocesi di Noto (Siracusa). Dal 2000 è addirittura soggetto ad una scorta ed è sotto tutela per tutti gli spostamenti, a seguito di gravi minacce ricevute.

METER è un punto di riferimento, a livello nazionale ed internazionale, nella tutela dei minori e nella lotta agli abusi in rete. Si impegna nella prevenzione del disagio infantile e progetta interventi mirati ad aiutare concretamente le vittime di questi gravissimi reati. Collabora attivamente con le Istituzioni e le Forze dell’Ordine e svolge, inoltre, una precisa attività di formazione ed educazione, impegnandosi in favore del diritto dei più indifesi a vivere protetti nella famiglia, nella società ed anche nel web.

Poco prima dell’inizio dell’incontro con la cittadinanza accorsa, è lo stesso don Di Noto a spiegare a lanotiziaweb.it l’origine di tale, macabro, fenomeno: «L’uomo è l’unico essere animale che può vivere la cosiddetta perversione. Questo porta tantissimi a considerare i bambini oggetto del proprio desiderio erotico. È uno dei fenomeni più drammatici e delicati e per questo, quando bisogna parlarne, dobbiamo farlo con serenità ma anche incisività». Don Di Noto passa a delinearci un quadro a livello internazionale e italiano: «La situazione dell’infanzia nel mondo non è ancora delle migliori. Pensando agli abusi sessuali, parliamo di centinaia di migliaia di bambini, se non milioni, coinvolti nel mercato della pedopornografia e della prostituzione minorile. In Europa sono circa 18 milioni i minori abusati. È qualcosa di molto vasto, esteso e che vive nel silenzio e nell’omertà. Non si ha il coraggio di denunciare, di esporsi perché probabilmente la società non è in grado di accogliere questo tipo di situazioni. L’Italia non è da meno. Dalle ultime operazioni effettuate dalla Polizia Postale, ci si rende conto di come tantissimi minori italiani vengano coinvolti nello sfruttamento sessuale, che può avvenire sia in ambito familiare che da organizzazioni vere e proprie che strutturano lo sfruttamento su di loro. Pertanto, dobbiamo lavorare insieme: far sì che il nostro impegno sia di rete, comune e verta soprattutto sulla formazione e l’informazione».

Nella seconda metà degli anni ’90, fu proprio la caparbietà dell’Associazione presieduta dal sacerdote siciliano, con la sensibilità di alcuni deputati del nostro Parlamento, a spingere verso una legiferazione verso questi problemi di cui l’opinione pubblica non era ancora a conoscenza nel modo in cui avrebbe dovuto. Nel 1997, infatti, il Parlamento italiano vota all’unanimità una mozione in cui impegna il Governo ad iniziare i lavori per promulgare leggi contro la pedofilia, in difesa dei minori. È il primo Parlamento al mondo a farlo. Quella mozione porta il nome di don Fortunato Di Noto e fu la scintilla che diede il via all’approvazione della legge 269 del 1998 (“Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pedopornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”, ndr). Sottolineando l’importanza di ciò, don Di Noto ci evidenzia che «la legge non fa diminuire il fenomeno, però fornisce quegli strumenti giuridici che vanno dall’individuazione, alla repressione, fino alla condanna per questi reati così abominevoli ed efferati. Il problema sta nella lungaggine dei processi, alcuni dei quali durano fino a 10 anni, e che i bambini coinvolti li ritroviamo adulti. A volte non ci sono strutture che possano aiutarli, accompagnarli e sostenerli. Perché l’abuso fa morire una parte di sé e c’è bisogno di aiuto affinché rinasca». Sono finiti sulle pagine di cronaca anche casi di abusi consumati all’interno della Chiesa. Un vero e proprio scandalo rispetto al quale, il fondatore di METER, afferma: «L’abuso proviene e avviene da chiunque. Certo, la Chiesa ha vissuto una grande vergogna. Lo dice Benedetto XVI nel libro ‘Luce del mondo’. Nel capitolo in cui parla degli abusi sessuali, prova un dolore enorme perché a fatti così gravi non si è saputo rispondere. Negli ultimi tempi, a partire da lui, una risposta c’è stata. Invito sempre chi ha dei sospetti, sia nei confronti di chi è del clero che di altre categorie sociali, a denunciare. La Chiesa italiana sta partendo con un servizio nazionale di tutela dell’infanzia, che si diramerà per tutte le regioni». Nella sua esperienza ormai trentennale, don Fortunato ha avuto modo di incontrare dei pedofili all’interno delle carceri: «Abbiamo fatto dei percorsi di aiuto terapeutico insieme agli operatori. Visitare i carcerati è opera di misericordia, ma coloro che si sono macchiati di questo reato devono volere essere aiutati. Il problema è che la loro è una malattia psichiatrica, ma lucida. Non hanno la consapevolezza di quello che stanno compiendo, per loro è un fatto normale. Dobbiamo iniziare, con le persone che lo desiderano, un lungo percorso che possa redimerli e cambiarli».

Il sacerdote della Diocesi di Noto, infine, ci fornisce un bilancio di quanto fatto dalla sua Associazione, con lo sguardo rivolto sempre al futuro: «Se METER non ci fosse stata, non avremmo aiutato più di 1600 vittime. Se non ci fosse stata, negli ultimi 12 anni non si sarebbero sviluppate 23 operazioni nazionali ed internazionali che hanno coinvolto più di 12000 indagati e portato a 400 arresti in tutto il mondo. Se non ci fosse stata, non avremmo fatto migliaia di convegni e incontri di formazione ed informazione. METER è molto operativa in tal senso e ciò significa che vogliamo continuare a fare un buon servizio per i bambini. Non salveremo tutti i bambini del mondo – conclude – ma quello che abbiamo fatto si ascrive ad una possibilità nuova di dare speranza ai bambini coinvolti in questo turpe fenomeno».

L’incontro, introdotto dal parroco don Carmine Ladogana, entra nel vivo. Don Fortunato Di Noto pone l’accento sull’enorme differenza che intercorre fra sapere di questi agghiaccianti fenomeni per sentito dire e venirne a conoscenza guardandoli con i propri occhi. Il suo ricordo va a quando gli accadde per la prima volta, alla fine degli anni ‘80: «Ero a Roma e vidi casualmente, attraverso uno dei preistorici collegamenti on line, delle immagini di bambini e bambine violati e fatti violare, anche da animali. Ho visto e da quel momento non ho più solo ascoltato!». Al fine di rendere ancor meglio l’idea del suo operato, ed esortando in questo senso anche il cittadino, nonché cristiano, comune, il sacerdote prende ad esempio la parabola del buon samaritano: «Quando ti accorgi che c’è un malcapitato, che fai? Passi avanti o te lo carichi? Occorre avere un’attenzione, uno sguardo d’amore verso il malcapitato. È quello che è successo a me. Passavo per le vie del web, come quando passo per le strade del mondo, e ho avuto uno sguardo d’attenzione. Ho visto e non ho potuto fare altro che prendermene cura, caricarmelo». Se oggi è meno complicato trattare di questi fenomeni, non lo stesso si può dire per quanto concerne i primi anni ’90. Era un’epoca nella quale i supporti tecnologici non erano certo diffusi come ai giorni nostri. Don Di Noto testimonia di quando inoltrava diverse denunce alle Procure, sprovviste di computer, via fax. Tanta era la sua attività in questa direzione da destare persino noie e subire, dalla Procura di Siracusa, ben tre indagini. Anche l’Osservatore Romano, il quotidiano della Santa Sede, non gli risparmiò aspre critiche. Ma don Fortunato non si è mai fermato, ribadendo l’assoluta legittimità del proprio operato, in difesa degli ultimi, più deboli ed indifesi, definendolo ciò che ha forgiato la sua identità di cristiano.

È proprio su questo aspetto che, infine, è racchiuso il messaggio del presidente di METER al suo uditorio: «Non ho fatto niente di speciale. Ho semplicemente iniziato a ragionare, perché il cristiano che non ragiona non cambierà il mondo».

Gioacchino Matrella – Giovanni Rubino

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