Non sono le cinque rapine in un giorno a delineare un profilo allarmante della città, perché le rapine, da sole, non connotano un territorio difficile. Con le rapine, e con gli uomini ammazzati, convivono infatti in bella compagnia gli scippi e lo spaccio, gli assalti ai blindati e il traffico di stupefacenti, le truffe e il riciclaggio. E non è tutto. Mancano all’appello le false disoccupazioni, i furti d’auto e i commerci connessi. Basterebbe questo, ma Cerignola va oltre.

Nella relazione della DIA dello scorso febbraio si legge: «In questo territorio la meticolosa organizzazione che caratterizza le attività illecite rende assolutamente difficoltosa la distinzione tra criminalità comune e quella di tipo mafioso». Più grave quanto afferma il procuratore generale della Corte d’Appello di Bari Anna Maria Tosto nella relazione di gennaio sullo stato della Giustizia nel distretto (Foggia, Bari e Trani) che parla per la Capitanata di situazione più difficile «per la presenza di un’emergenza criminale di rilevanza nazionale. Questa criminalità ha pervaso il tessuto sociale condizionando pesantemente economia, politica, amministrazione pubblica, vita sociale: qui la criminalità organizzata inquina il sistema economico, controlla il territorio, si fa Stato» afferma la Tosto. Ma non basta.

Perché poi c’è l’indifferenza. Quella che lascia passare in sordina – o semplicemente con indifferenza – più di un migliaio di arresti tra Polizia e Carabinieri nel solo 2018. Sabato 8 dicembre c’erano scarse 200 persone che sfilavano in solidarietà al Capitano Michele Massaro: 200 su 56mila. Per l’indifferenza non c’è cura o azione che tenga. Intanto il binomio Cerignola e Criminalità diventa più forte e si consolida, proprio con l’indifferenza.