Cerignola ancora al centro del dibattito sulla criminalità. Ci va infatti giù pesante il Corriere della Sera in un articolo scritto da Michelangelo Borrillo dal titolo «Bari, la rapina al portavalori e quell’«università» del crimine a Cerignola».

Il «colpo del secolo» – definizione non giornalistica ma delle forze dell’ordine – resta ancora quello del marzo 2011. Fu fatto in Toscana, a Poggio Bagnoli, in provincia di Arezzo, ma menti e braccia erano pugliesi, come probabilmente gli autori del primo colpo del 2019, 2,3 milioni in 20 minuti, sottratti a un portavalori bloccato sulla Statale tra Bari e Matera grazie a due ruspe portate fin lì con due camion a rimorchio. Decisi, rapidi e spietati, come solo chi studia a tavolino un colpo del genere può fare, come solo chi sa che due ruspe a bordo strada, laddove i lavori per il raddoppio della carreggiata sono eterni, non danno nell’occhio. Perché se esistesse realmente l’«Università del crimine» di disneyana memoria la sua sede potrebbe essere in Puglia, probabilmente a Cerignola.

Parla di «Università del crimine» con sede a Cerignola il giornalista e ricorda le gesta di alcune bande di assalto a portavalori o blindati, risultate poi formate per lo più da cerignolani, o comunque a forte trazione ofantina. Che tale pratica sia una specialità della casa è innegabile, com’è innegabile che i «professionisti» cerignolani lavorino poi spesso al fianco di altre organizzazioni criminali del territorio in cui ha luogo il colpo. Non a caso compaiono città come Bologna (assalto a portavalori), Termoli (furto di fertilizzanti), Pescara (furti di auto) e Pontedera (generi alimentari), ma anche la Calabria, la Svizzera e le «partnership» con le vicine città di Andria e Foggia. Il Corriere della Sera indaga, scende nel dettaglio, fino a delineare «l’identikit del cerignolano», un insieme di luoghi comuni (alcuni enfatizzati, ndr), un marchio di fabbrica su una città che aspettava di essere ulteriormente «osannata» dalle cronache nazionali.

«Il cerignolano è intraprendente e anche un po’ arrogante nella sua sicurezza. E questa caratteristica, se da una parte lo fa emergere in tanti campi, dall’altra lo fa primeggiare anche nel male». E infatti, sul lato del bene, i cerignolani famosi non mancano: da Nicola Zingarelli, a cui si deve l’omonimo «Vocabolario della Lingua Italiana», a Giuseppe Di Vittorio, il padre del sindacato italiano, fino a Pinuccio Tatarella. Il cerignolano non è democristiano: o è comunista o è fascista, o è bianco o è nero. La sua propensione è confrontarsi con il prossimo, ma spesso non per cercare l’accordo, per prevalere. E così capita che un gruppo di cinque persone possa partire su un’auto rigorosamente rubata per recarsi in un autosalone a cento chilometri di distanza, per poi tornare a casa con 5 auto nuove fiammanti (ovviamente senza pagamento alcuno). E succede, come si racconta nei bar del centro della città lambita dall’Ofanto, che nei primi anni ‘80 si verifichi una corsa dei giovani cerignolani verso Potenza – nuovo Klondike, per restare al paragone disneyano – quando in città si sparse la voce che nella tranquilla Basilicata le auto venissero lasciate aperte.

E ancora

«La criminalità organizzata è così diffusa all’interno del contesto sociale che può capitare di prendere un caffè al bar con una persona dalla presenza distinta e scorgerla qualche giorno dopo nelle foto della cronaca nera del giornale. La prova? Uno dei protagonisti del «colpo del secolo» venne prese tempo dopo a Verona durante «Fieracavalli» mentre era intento ad acquistare degli splendidi stalloni. L’unica consolazione è che nell’anno che si è appena chiuso l’Italia non ha partecipato ai Mondiali di calcio: quando gli azzurri vanno avanti nella competizione, crescono i furti di auto nelle città del Tavoliere, perché i cerignolani sono soliti festeggiare le vittorie della nazionale con «autoscontro». Con mezzi rigorosamente altrui. E molti ne vanno fieri: in rete circola un meme con un cartello di Benvenuti a Cerignola con l’aggiunta «la vostra auto è già qui».

La parte sana della città, pur non negando la gravità della situazione, non ha letto di buon occhio le parole del Corriere, che di fatto disegna una situazione di grande pericolo.

Se l’«Università del crimine» di disneyana memoria potrebbe avere la sua sede virtuale a Cerignola, di certo Bitonto potrebbe esserne una degna succursale.

A margine il quotidiano di via Solferino cita la non troppo distante città di Bitonto (succursale degna di Cerignola). Un articolo che ha sollecitato anche la riflessione della politica, dell’opinione pubblica, che però potrebbe accendere un faro – si spera – sulla situazione di Cerignola, dove, è bene ribadirlo anche al Corriere della Sera, la criminalità dei portavalori e dei blindati non è l’unico problema. E probabilmente non il più grave.

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