«Svegliatevi! Studiate e non dovrete mai inginocchiarvi davanti a nessuno!». È questo il forte messaggio lanciato da Don Luigi Merola, prete anticamorra che nella mattinata di ieri ha dialogato e si è confrontato con i ragazzi dell’IIS “Augusto Righi” e del Liceo Classico “N. Zingarelli” nell’incontro tenutosi presso la parrocchia di San Trifone.

Fondatore di “A voce d’e criature” – associazione che si prodiga nel recupero dei minori del quartiere Arenaccia a Napoli -, dopo aver contrastato per anni la camorra in prima linea come parroco del rione Forcella, attività per la quale nel 2004 gli viene assegnata la scorta, Don Luigi Merola da più di 10 anni gira per le scuole di tutta Italia per incontrare i ragazzi e parlare con loro di mafia e antimafia sociale. Un impegno notevole, ma come egli stesso dice rivolgendosi ai ragazzi, docenti, presidi e religiosi presenti c’è l’urgente bisogno di creare una rete di prevenzione: «I solisti non vanno molto lontano. Per creare uno scoglio in un mare di illegalità bisogna che Stato e Chiesa facciano rete per colpire la povertà e perché a scuola i ragazzi non imparino solo delle nozioni, ma anche e soprattutto come si sta al mondo».

E sono in tanti quelli che, anche a Cerignola, ogni giorno vivono questa realtà di collaborazione e resistenza civile. A queste persone Don Luigi Merola si rivolge chiedendo loro di resistere sempre e comunque, soprattutto nei momenti di recrudescenza più forti e di fronte alla distanza delle Istituzioni afferma: «Agli operatori del vostro territorio dico di non mollare. L’emergenza che abbiamo davanti ai nostri occhi, oltre a quella di criminalità organizzata che ormai è compenetrata nel tessuto sociale, è di carattere educativo – spiega il prete anti camorra ai microfoni de lanotiziaweb.it -. Ogni educatore non deve smettere di sognare che un lupo possa diventare agnello perché i miracoli avvengono quando si lavora nelle scuole, per le strade e negli oratori. Quando arriva il magistrato o il carabiniere è già tardi, significa che qualcuno prima non ha fatto il suo dovere».

Nel corso degli anni Don Luigi Merola ha visitato più di 1200 scuole e incontrato migliaia di ragazzi che, come egli stesso ci spiega, hanno bisogno di testimonianze ed esempi positivi: «I giovani sono sempre molto interessati a questi temi perché hanno capito che le mafie hanno le radici nel Mezzogiorno ma i frutti crescono nel centro-nord Italia. La grande difficoltà che incontrano è quella di non avere figure di riferimento. I ragazzi sono delle torce che dobbiamo accendere noi adulti facendo ognuno la propria parte. I giovani non sono né vuoti né parassiti, ma sono lo specchio di noi adulti, e se talvolta sciupano la propria vita è perché qualcuno non li ha custoditi».

Quella di Don Luigi Merola è una testimonianza forte nella quale riemerge ancora il tema della scorta, della vita blindata di chi ha sacrificato la propria libertà per quella della collettività: «Non avrei immaginato che sarei diventato un bersaglio da abbattere per il semplice fatto di aver portato via dei ragazzini dalla strada, portandoli a scuola e insegnando loro un mestiere legale – confida -. Ma alla fine questa vita di rinunce è servita a salvare a Napoli almeno mille ragazzi. Se rinunciare alla mia libertà è servito a dare la vita a qualcun altro allora ho la forza di andare avanti».

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