Una vicenda personale, che con il ruolo da Sindaco si interseca solo sul piano economico. Il protagonista, non da solo sul set, è il Sindaco di Cerignola Franco Metta, che ritorna a far parlare di sé. Dovrà risarcire quanto dovuto – per una vicenda che riguarda gli anni dal 1984 al 2001 – e lo farà con lo stipendio da Sindaco, comprese le cifre già cedute all’attuale compagna. Una vicenda il cui epilogo è tutto dentro la sentenza n. 2912 del 2018 pubblicata il 19.11.2018. Un fatto personale quindi, come già detto, che diventa di pubblico interesse nel momento in cui ad esser coinvolto è il primo cittadino, già agli onori delle cronache per evasione fiscale.

L’ANTEFATTO Giovanni Di Savino, come accertato dalla sentenza della Corte d’Appello di Bari, sezione del lavoro, n. 2345 pubblicata il 12.10.2015, è «titolare di un credito nei confronti dell’avv. Francesco Metta di euro 52.598,99 oltre rivalutazione monetaria e interessi» come si legge nell’atto. Proprio Di Savino ha chiesto nel giudizio, difeso dall’avvocato Tommaso Germano, di «accertare e dichiarare l’inefficacia ex art. 2901 c.c., nei suoi confronti, dell’atto per notar Specchio dell’1.10.2015 con il quale Metta ha ceduto a Paola Tortorella gran parte del proprio credito derivante dall’indennità per la carica di Sindaco del Comune di Cerignola, e precisamente la quota di euro 2000 mensili». Ovviamente «i convenuti hanno chiesto il rigetto della domanda» poiché «la predetta cessione di credito costituisce mero adempimento di un debito già scaduto maturato dal Metta nei confronti della Tortorella a titolo di contribuzione alle spese relative alla casa di abitazione nella quale gli stessi convivono». Di fatto Di Savino chiedeva uno “stop” della cessione dei 2000 euro di stipendio da Sindaco da parte di Metta alla compagna; questo per poter egli stesso recuperare quanto dovuto e accertato a seguito di sentenza per una causa di lavoro, in riferimento a quando Di Savino svolgeva attività di segreteria presso lo studio dell’avvocato Metta.

RECUPERO CREDITO Proprio il recupero delle somme dovute è risultato, come si legge nella sentenza «incerto o difficoltoso», poiché non è risultato un «patrimonio residuo idoneo a garantire il soddisfacimento del predetto credito».

UN CREDITO ANTERIORE giudici hanno rilevato che, come da diverse sentenze di Cassazione, «l’anteriorità o meno del credito rispetto all’atto impugnato va riguardata con riferimento al momento della sua effettiva insorgenza e non a quello del suo accertamento giudiziale»; e non è stata considerata rilevante neppure la domanda di testimonianza del difensore del Metta, l’avvocato Venditti, che riferiva di aver dato comunicazione dell’«esito sfavorevole dell’appello non il giorno 24.9.15, quando è stata data lettura del dispositivo in udienza, ma soltanto dopo la pubblicazione della motivazione della sentenza avvenuta il 12.10.15», quindi successivamente all’atto di cessione alla Tortorella.

SCENTIA DAMNI Proprio la scentia damni – la consapevolezza di pregiudicare, con l’atto di disposizione, l’interesse del creditore – «può certamente presumersi in capo al Metta – si legge in sentenza -, il quale nella precedenza dell’accertamento giudiziale di un proprio debito sorto nel 2001, ha ceduto alla Tortorella il proprio rilevante credito derivante dall’indennità per la carica di Sindaco, pari a complessivi euro 112.000, nella consapevolezza della mancanza di ulteriori beni utilmente aggredibili dal Di Savino».

CONDANNA AL RIMBORSO La terza sezione del Tribunale Ordinario di Foggia ha così accolto la domanda e dichiarato «inefficace ex art 2091 c.c. l’atto con il quale Francesco Metta ha ceduto a Paola Tortorella parte del proprio credito derivante dall’indennità per la carica di Sindaco di Cerignola». Quindi condannato i convenuti in solido «a rimborsare alla parte attrice le spese di lite, ivi comprese quelle relative al subprocedimento cautelare per sequestro conservativo, che si liquidano in complessivi euro 900 per spese, euro 13.000 per onorari».

L’OPINIONE Ennesima tegola che attesta nuovamente il momento di difficoltà del primo cittadino, sia sul piano personale che politico – commissione d’accesso e indagini della procura -; la parabola discendente del civismo cicognino pare aver toccato il punto più basso, salvo nuovi stravolgimenti. Seppure a più riprese la realtà dei fatti ha superato la più fervida delle immaginazioni, Franco Metta ostenta sicurezza e, a suon di strisce, tira bordate qua e la per rassicurare gli ultimi mujaheddin.