Nella baraccopoli di Borgo Mezzanone (comunemente denominata ex Pista) la dignità, le regole e i diritti sono quotidianamente calpestati. L’operazione in corso questa mattina, su delega della Procura della Repubblica di Foggia, ad opera di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, con l’ausilio dell’Esercito, ha come obiettivo il ripristino della legalità nel rispetto dei diritti e della dignità delle persone.

Le forze di polizia stanno eseguendo il sequestro preventivo — disposto dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della Procura della Repubblica — di alcuni immobili abusivi del predetto insediamento abitativo, utilizzati per attività illecite. I reati per cui si procede vanno dall’occupazione abusiva di terreni pubblici al furto di energia elettrica, fino a violazioni in materia ambientale con pregiudizio per la salute pubblica. Le indagini in corso hanno, inoltre, fatto emergere la sussistenza di altre e più gravi ipotesi di reato.

Le operazioni si presentano come particolarmente complesse anche per le intuibili implicazioni di ordine pubblico. Decisivo in tal senso il ruolo della Questura di Foggia, che ha coordinato e disposto i servizi di ordine pubblico a supporto delle azioni di Polizia Giudiziaria. Fondamentale, inoltre, è la collaborazione della Prefettura di Foggia, dei Vigili del Fuoco, di personale del servizio 118, dell’ENEL, dell’ARPA Puglia, della Regione Puglia e di alcune associazioni umanitarie operanti all’interno della baraccopoli.

Il procedimento penale trae origine dal verificarsi di due incendi, il 30/10/2018 e il 1°/11/2018, che hanno causato la morte di un cittadino extracomunitario e le ustioni di altri. L’area in cui si sono sviluppati gli incendi è di proprietà dell’ Aeronautica Militare in fase di passaggio all’Agenzia del Demanio; essa si estende per ben 165 ettari ed è collocata tra i territori di Foggia e Manfredonia, nelle immediate vicinanze del C.A.R.A. di Borgo Mezzanone.

Tale aerea è del tutto sprovvista di presidi di sicurezza. Ciò rende difficile ricostruire la causa degli incendi anche perché la zona è popolata, abusivamente, da circa duemila persone che vivono in condizioni di assoluta precarietà e al di sotto di ogni standard minimo di dignità. In particolare, le residenze sono baracche realizzate con materiali infiammabili, rifornite di energia elettrica con cavi volanti e male isolati che sfiorano il terreno spesso in prossimità di pozze d’acqua, riscaldate con bombole di gas acquistate illegalmente e prive di ogni manutenzione, puntellate da cumuli di rifiuti, tutte situazioni che creano un concreto pericolo di ulteriori incendi. L’insediamento è abitato da migranti appartenenti a diverse etnie, alcuni dei quali ivi stabilitisi dopo un periodo di permanenza all’interno del vicino C.A.R.A.

La zona, oltre a contraddistinguersi per le inumane e pericolose condizioni di vita degli abitanti, è divenuta nel tempo luogo di svolgimento di svariate attività illecite. L’insediamento abusivo costituisce, infatti, terreno fertile per il fenomeno criminoso del caporalato e dello sfruttamento del lavoro (specie in agricoltura), oltre che per lo spaccio di sostanze stupefacenti, la prostituzione gestita da organizzazioni criminali, la ricettazione e rivendita di beni rubati e per altre attività illecite, solo in apparenza meno gravi, come l’esercizio abusivo di ristoranti, bar e rivendite di generi alimentari.

La circostanza che l’area in discorso soddisfi, sia pure con modalità illecite e pericolose, la esigenza abitativa di soggetti per i quali allo stato non si intravvedono alternative, ha indotto la Procura ad adottare una strategia graduale e capace di contemperare i diversi interessi in gioco. Il sequestro in corso ha, dunque, ad oggetto alcuni edifici ed ambienti in cui si svolgono le attività illecite menzionate, con la finalità di spezzare il circuito fra criminalità, sfruttamento delle persone e mancato riconoscimento dei diritti umani. Il sequestro odierno non riguarda immobili o baracche adibiti ad abitazione.

Il nome dell’operazione vuole esprimere il convincimento sulla possibilità e doverosità di coniugare l’accoglienza dei migranti con il rispetto della legalità e della dignità umana.