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23mila chilometri, 21 Nazioni attraversate, 59 giorni di viaggio, da Madrid a Capo Nord (Norvegia), scendendo successivamente in Italia per chiudere il cerchio con il ritorno in Spagna. Due mesi che hanno visto il travel blogger salentino Davide Urso, fra giugno e settembre 2017, immergersi in questa avventura esplorandone tutti gli aspetti, attraverso Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Germania, Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ucraina, Transnistria, Moldavia, Romania, Ungheria, Slovacchia, Austria ed Italia. Tutto ciò a bordo della sua auto, nella quale ha anche dormito, con un budget limitato e cucinando con un fornelletto da campeggio.

Un lungo viaggio per il Vecchio Continente che ha dato vita ad un libro, «Diario di un’odissea positiva» (Libroventura), nel quale l’autore racconta quei giorni facendo emergere lo spirito del viaggiatore solitario. Davide Urso lo sta presentando in giro per l’Italia e venerdì 22 marzo ha fatto tappa a Cerignola, presso Palazzo Fornari, in un evento organizzato dall’Associazione culturale OltreBabele con la collaborazione dell’Associazione Fosse Granarie.

Poco prima della presentazione è lo stesso Urso, concessosi a lanotiziaweb.it, ad illustrare le origini della sua opera: «L’idea è nata in modo un po’ strano perché gestivo un blog sul quale, una o due volte a settimana, pubblicavo un giorno di viaggio. Questo progetto è stato anche accompagnato da una testata giornalistica, Leccenews24. Quando il viaggio è finito, ho visto che c’era abbastanza attenzione mediatica da parte di gente comune che mi chiedeva perché non scrivessi un libro. Quindi, ho raccolto questi giorni e li ho riscritti in un italiano un po’ più decente. Ho trasformato questo diario in una sorta di raccolta di informazioni tecniche, pratiche e di esempi per chi volesse compiere un viaggio del genere».

Il termine ‘odissea’ nel titolo non è adottato a caso, avendo, Davide, attraversato qualche peripezia: «In Ucraina mi fermò un poliziotto che voleva essere corrotto: mi ha portato nello sgabuzzino di un commissariato e mi ha percosso. Voleva che gli dessi dei soldi per non farmi fare una multa per eccesso di velocità, cosa che non era neanche successa». Ma la stragrande parte di questa avventura è stata contraddistinta dalla bellezza: «Sono stati belli, in generale, i posti visitati», afferma Davide, che aggiunge: «Mi ha stupito in positivo l’umanità delle persone con cui ho avuto relazioni. Eccetto il poliziotto ucraino, non ce n’è stata una che mi abbia trattato male. Non posso parlare male del mondo, quindi ne racconto il bello». Il precedente nome del suo blog è stato «Auventura», legato alla sua prima esperienza di viaggio oltreconfine, in Australia. Oggi, pur non avendone cambiato la forma, il sito si chiama «Davide Urso – racconta viaggi».

Importante per la diffusione dei suoi contenuti è l’utilizzo dei social network (nei quali è presente su Facebook, Instagram e YouTube), che Davide ci spiega così: «Il ruolo dei social è indispensabile. Sono strumenti con un potenziale enorme e ho deciso di usarli nella maniera che penso essere la migliore, ossia trasmettendo informazioni, cultura, emozioni. Sono un travel blogger, non uno scrittore. Quello che non riesco a fare con le parole di un libro, lo faccio attraverso dei video e delle foto». In un’epoca nella quale sembra prendere piede il sovranismo con la sua vocazione alla chiusura, anche rendendo virali determinati hashtag, il viaggiatore nostro conterraneo non può che essere di tutt’altro avviso: «Penso che quanto più conosci il mondo, più ti arrabbi quando qualcuno lo vuole chiudere. Nel momento in cui vado a visitare un posto e delle persone mi aiutano, come quando in Norvegia mi si fermò l’auto e sette persone mi aiutarono a spingerla, con una che va smontare la batteria dalla barca per farmi ripartire, nel momento in cui ospito delle persone in auto per fare 3000 km insieme, arriviamo in un posto, gli dico che mi devono 70 euro di spese per il carburante e mi correggono dicendo che sono 90, nel momento in cui vado a visitare un paese e c’è una persona che mi ospita, mi invita a pranzo, me lo fa visitare e perde tempo per dedicarlo a me, io non posso parlare male del mondo, dire che ci sono Nazioni superiori alle altre o delle provenienze migliori di altre. Devo dire che il mondo è bello, che mi ha sempre trattato bene. E se c’è stato qualcuno che mi ha trattato male, è stato uno su diecimila. Non voglio perdere quelle diecimila esperienze positive per non rischiarne una negativa. Ecco, siamo umani. Semplicemente».

Durante la presentazione, moderata da Vincenzo Vasciaveo, travel agent, titolare di un’agenzia di viaggi, emergono diversi particolari dell’avventura vissuta e narrata da Davide Urso. La sua automobile è stata una vera e propria compagna, finendo persino per darle un nome: Africa, in omaggio ad una ragazza sudafricana da lui frequentata e che le aveva indicato questa usanza. Se l’idea di un viaggio da affrontare da soli può suscitare ai più delle perplessità, per Davide è invece l’opportunità di viverlo senza il vincolo di un eventuale compromesso al ribasso, se fatto in compagnia, e soprattutto dando luogo ad un’attenta introspezione. Da soli si sviluppano e affinano anche le capacità di problem solving.

Significativa e toccante è stata la tappa di Manthausen (Austria), luogo di quel campo di concentramento in cui ha vissuto giorni di prigionia anche il nonno di Davide, durante la seconda guerra mondiale. Il pubblico accorso ha, infine, potuto assistere alla proiezione di un video realizzato dallo stesso Urso nel quale sono documentati tutti i luoghi visitati e vissuti, con un finale a sorpresa: il ritorno nella natia Andrano (Lecce), all’insaputa della famiglia che non può che accoglierlo in festa. «Casa – confessa – resta sempre il posto più bello al mondo».

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