E’ stata una vera e propria lezione di giornalismo quella tenutasi ieri pomeriggio presso l’ITET “Dante Alighieri” dove il giornalista Francesco Giorgino, il “mezzobusto” più celebre del TG1, ha presentato il suo ultimo libro “Alto volume. Politica, comunicazione e marketing”, discutendone con le docenti Michela Carlucci e Lucia Nigro.

Alla presentazione, che si inserisce negli “Incontri d’autore” organizzati dal percorso delle scuole serali, erano presenti il dirigente dell’Istituto Salvatore Mininno ed il Vescovo Mons. Luigi Renna, legato all’anchorman andriese da un’amicizia di lungo corso sin dagli anni del liceo, il quale non ha mancato di sottolineare come «la nostra amicizia è nata in un contesto, quello della scuola, che ha permesso ad entrambi di darci solide basi non solo per formarci ma soprattutto per affrontare la vita».

Tantissimi i temi affrontati nel corso della presentazione da Giorgino che, nel suo libro, fa un’analisi accurata e obiettiva della comunicazione politica e di come essa si è evoluta dalla “Prima” alla “Terza” Repubblica: «La comunicazione politica dei nostri tempi si svolge ad “Alto volume”, come recita il titolo del libro – spiega -. Di essa dobbiamo prendere in considerazione anche intensità e intonazione e ho voluto sin da subito mettere in evidenza come ci sia un’intreccio, ormai irreversibile, tra politica, comunicazione e strategie di marketing, sistemi che per quanto apparentemente lontani, oramai interagiscono tra loro».

Questo nuovo sistema ha portato ad un’inversione dei ruoli, «alla trasformazione della politica in comunicazione». Cosa significa questo? «I media da sempre hanno avuto una forte funzione politica, con i giornali di partito e i giornali-partito. Ma per una serie di fattori, tra cui la caduta delle grandi ideologie e l’avvento della tecnologia e dei social, abbiamo assistito ad un’espansione della parte della comunicazione e una riduzione dell’elemento politico effettivo», afferma l’anchorman.

La presenza dei social, che garantisce un rapporto diretto tra politica e cittadini senza mediazione dei media tradizionali, incide ovviamente anche sullo stato di salute della democrazia. «La connessione costante ci dà l’illusione di vivere in un’iper democrazia – sostiene Giorgino -. Tuttavia se da un lato questo significa un controllo più pregnante dell’elettore sull’eletto, dall’altro, l’assenza di filtri comporta il rischio che la politica comunichi al cittadino solo quello che vuole sentirsi dire». E’ in questo contesto che si inscrive la crisi dei media tradizionali: «La comunicazione diretta comporta uno scollamento tra le agende politiche dei giornali, che individuano delle priorità, e quella del popolo che addirittura alcune volte si fa portavoce di quella della politica».

Altre problematica che incide notevolmente sull’informazione e sulla democrazia è quella delle fake news «che funzionano e diventano virali – dice il giornalista del TG1 – perchè non richiedono un particolare sforzo cognitivo e puntano direttamente alle emozioni del lettore».

«Viviamo nell’epoca dell’algoritmo, che seleziona contenuti e proposte in base ai nostri like e ai nostri commenti. Se viviamo in un mondo fatto solo delle nostre opinioni o di quelle che condividiamo siamo come delle mosche che non si accorgono di essere rinchiuse in un barattolo di vetro e quindi sbattono continuamente contro le pareti illudendosi di essere libere». Conclude con questa metafora Giorgino, rivolgendosi in particolar modo ai ragazzi presenti in sala, ai quali rivolge il proprio personale consiglio su come difendersi dalla disinformazione: «Leggete tanti quotidiani e ascoltate tanti telegiornali diversi. Non fermatevi mai al primo articolo e cercate sempre di diversificare le fonti, soprattutto sugli argomenti più divisivi».

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