Dopo sette mesi di restauro è tornata a casa “La Deposizione”, antica tela custodita presso la Chiesa Madre di Cerignola che è stata riconsegnata alla comunità parrocchiale giovedì 11 aprile. L’opera (3,70 mt di altezza per 2,40 mt di larghezza) è risalente al XVI secolo ma non si è riusciti ancora ad individuare un potenziale autore.

Da secoli era ospitata in una cappella secondaria della Chiesa Madre e solo con l’operazione di restauro è stato possibile coglierne la bellezza ed il valore artistico. Un restauro, come ha sottolineato don Ignazio Pedone – direttore dell’Ufficio Diocesano per i Beni Culturali – che «è stato possibile anche grazie ai fondi che vengono elargiti da parte dei cittadini italiani alla chiesa cattolica tramite l’8×1000».

Il manufatto, sul quale erano evidenti i segni del tempo e della mano dell’uomo, è stato riportato al suo stato originale grazie al lavoro del maestro restauratore Cosimo Cilli (responsabile del Laboratorio di Restauro e Conservazione di Opere d’Arte di Barletta), il quale ha illustrato ai fedeli ed alle autorità religiose il complesso percorso di recupero: «Il quadro era davvero in un pessimo stato di conservazione – spiega Cilli -. I danni più rilevanti erano dovuti ai numerosi interventi pittorici susseguitisi negli anni. La tela è stata oggetto di un’importante intervento di consolidamento, che ha comportato operazioni di pulizia e rielasticizzazione della tela oltre che di rimozione degli strati pittorici in eccesso e di stuccatura».

L’operazione di restauro ha permesso così di recuperare diversi dettagli nascosti dal tempo e dalla mano dell’uomo: «Alcune porzioni di tela, tra cui la parte superiore e alcuni dettagli anatomici dei due ladroni erano completamente nascosti. La rimozione degli interventi pittorici di epoca successiva ha permesso inoltre di apprezzare a pieno la bellezza dei volti e tratti fisici dei personaggi raffigurati», come si evince anche dalla galleria fotografica che segue.

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All’analisi tecnica si è poi aggiunta quella storiografica del prof. Angelo Giuseppe Dibisceglia, esaminando il contesto storico in cui si inserisce l’opera, quello della “Cirignola” tra il 1500 e 1600, anni nei quali si preparano i presupposti per l’elevazione del centro ofantino a Diocesi. «Un immagine sacra non viene mai realizzata e collocata in maniera casuale – ha commentato in conclusione il Vescovo Mons. Luigi Renna – ma dopo essere stata ammirata deve essere anche contemplata e meditata, per comprendere che messaggio vogliono trasmetterci questi episodi evangelici».