Raccolta a rilento a Cerignola, impianto AMIU di Foggia al collasso, comuni di Capitanata costretti a biostabilizzare in provincia di Taranto. Questo il cocktail da cui prendono le mosse le parole del Sindaco di cerignola Franco Metta che ha di fatto richiesto un intervento straordinario a Michele Emiliano per sbloccare la situazione nel bacino Fg/4 e dare un minimo di sollievo allìintero comparto rifiuti. Ma cosa sta succedendo realmente?

Da Pasqua, l’Agenzia regionale AGER ha dísposto l’incremento di ulteriori 24 comuni conferitori a Passo Breccioso (Foggia), unica piattaforma autorizzata dell’intera Capitanata, a seguito della chiusura della discarica di Deliceto, portando a 62 Comuni l’elenco dei soggetti autorizzati a conferire i rifiuti indifferenziati. La situazione è diventata così insostenibile. Cerignola invece biostabilizza non a Foggia ma in provincia di Taranto, a Massafra. Nel passaggio dalla strada all’impianto l’immondizia raccolta passa da un sito di trasferenza, l’azienda cerignolana Ecodaunia. Metta parla di sito di trasferenza a rischio collasso, dopo che diversi altri comuni di Capitanata hanno deciso di passare dall’impianto foggiano di biostabilizzazione a Massafra, utilizzando quindi il sito di trasparenza già utilizzato da Cerignola. «Michele – dice Metta riferendosi ad Emiliano – te lo fai spiegare dal tuo direttore che cosa succederà tra qualche giorno? Quando altri comuni dovranno aver bisogno di un sito di trasferenza andranno dove va Cerignola, nello stesso sito. E anche questo sito si riempirà. In questi giorni a Cerignola non tutte le postazioni sono state liberate. Se non fanno scaricare i camion, SIA non può continuare il giro e raccogliere il resto dei rifiuti. Ma se questo sito di trasferenza si riempie, noi non possiamo scaricare». In realtà pare che oltre all’intasamento (problema rilevato solo il primo maggio, ndr) vi sia una questione economica alla base – mormorano i ben informati -, con il comune di Cerignola in debito, tra gli altri, anche con la Ecodaunia. Tuttavia la situazione pare esser ristabilita, con la raccolta in città di nuovo a regime.

LA SOLUZIONE DI METTA «La soluzione è aprire l’impianto di biostabilizzazione in contrada Forcone-Cafiero – dice Metta -. Chiedo a Emiliano un’ordinanza con la quale si autorizza SIA a collaudare le sedici biocelle completate nell’impianto di contrada Forcone-Cafiero. La crisi non riguarda i netturbini. Riguarda l’impiantistica. Perché abbiamo 16 biocelle ferme per la burocrazia. L’unico che può intervenire è Michele Emiliano. Nel collaudare noi per 4-5-6 mesi la biostabilizzazione la possiamo fare in via straordinaria in contrada Forcone-Cafiero evitando l’intasamento del sito di trasferenza. Occorre che Emiliano autorizzi extra ordinem SIA a biostabilizzare. Così noi possiamo mandare il rifiuto direttamente in discarica già biostabilizzato». Ed ecco l’accusa di Metta: «Ci sono interessi già incrostati, perché biostabilizzare costa assai e vogliono che questi soldi li prenda il privato e non l’azienda pubblica. Se poi qualche magistrato volesse, in un ritaglio di tempo, potrebbe aprire un fascicolo per capire perché il comune di Cerignola deve dare un milione di euro ad un privato, quando potrebbe spendere molto meno per un’azienda pubblica».

LA CARTE E GLI AVVENIMENTI Il blocco delle biocelle in contrada Forcone-Cafiero vanta un punto di snodo rilevante di recente, quando proprio Gianfranco Grandaliano, commissario dell’AGER, ha ricostruito la questione, non più tardi di un mese fa.

Gianfranco Grandaliano

«Abbiamo diffidato, con nota ufficiale inviata lo scorso 9 aprile, il consorzio Fg4 a definire immediatamente i rapporti concessori con la società Sia srl, al fine di permettere all’Ager di predisporre e mettere in atto tutte le iniziative. Abbiamo rappresentato che il consorzio Fg4 e la società Aseco non hanno, al momento, stipulato alcun accordo per la gestione dell’impianto di trattamento meccanico biologico (tmb). Riteniamo necessario che il consorzio Fg4, così come prescritto dalla delibera di Giunta regionale 16453 del 2018, proceda a definire i rapporti concessori con Sia srl, per consentire all’Agenzia di avviare le procedure per l’individuazione di un soggetto gestore alternativo dell’impianto in questione». Di fatto non SIA – ad oggi senza più AIA per l’impiantistica – ma un soggetto terzo deve essere individuato dal Consorzio – quello presieduto da Franco Metta – per gestire la biostabilizzazione, collaudare prima ed avviare poi. A leggere le carte e sentire la regione, Michele Emiliano non potrebbe far nulla. Al contrario il consorzio potrebbe individuare il soggetto gestore sbloccare la situazione, come la stessa AGER per bocca di Grandaliano fa sapere.