A guardare il ricchissimo curriculum si potrebbe pensare ad un incarico in stile “napoleonico”, ma Raffaele Grassi, 59 anni, ex questore di Reggio Calabria (suo ultimo incarico) e nuovo prefetto di Foggia (primo incarico) sgombra subito il campo dalle ambiguità e ribadisce che il suo incarico è di carattere amministrativo e che la squadra Stato conta su professionisti «di eccezionale levatura professionale e morale perché lo Stato qui ha mandato i suoi uomini migliori».

Si presenta così, dopo aver rimarcato che proseguirà il lavoro avviato dal prefetto Massimo Mariani (ora a Reggio Calabria), il nuovo prefetto di Foggia che ribadisce subito che il primo obiettivo è quello di proseguire «nel contrasto alla criminalità di stampo mafioso e a quella comune» e che il suo lavoro sarà anche «quello di mediare su situazioni molto complesse in una realtà come quella di Foggia e della Capitanata molto ricca ma allo stesso tempo difficile, in un grande sforzo di prevenzione e repressione con le attività della Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza e della magistratura».

«Intendo essere garante delle autonomie territoriali e allo stesso tempo sostenere l’azione degli enti locali che vanno aiutate nelle attività di gestione, ma al centro di tutto deve esserci il cittadino che, a mio avviso, deve diventare il primo baluardo della legalità», sottolinea Grassi che insiste su un punto: «Tutti insieme dobbiamo far vincere le resistenze, le paure, la rassegnazione, che vanno sottratte al condizionamento delle criminalità. Il percorso verso la legalità riguarda tutti. Il lavoro fin qui svolto è stato straordinario, dobbiamo insistere per questa battaglia di liberazione e vincere insieme per affrancare la comunità da certe logiche. Lo Stato c’è ed è autorevole e credibile mai come in passato in questo territorio».

Il neo prefetto, che come primo atto ha incontrato al Palazzo del Governo le associazioni antiracket e Libera, ha rimarcato di voler esaltare i comitati per la sicurezza e l’ordine pubblico che, se necessari, saranno anche decentrati in quei luoghi a forte rischio. «E’ evidente che accanto ai problemi di carattere criminale qui ci sono altre questioni, la protezione di beni e persone, il lavoro, l’immigrazione, ma il nostro obiettivo è fare il bene della Capitanata con particolare attenzione verso quei territori più sensibili dove attueremo dispositivi integrati per la sicurezza pubblica e urbana», afferma ancora Grassi che si schernisce dietro «quell’amo la politica del fare».

«Dobbiamo tutti insieme togliere il consenso alla criminalità mafiosa, per far questo occorre che la società nel suo insieme, anche dal punto di vista sociale, sia accanto allo Stato», rimarca il prefetto. Grassi ha poi fatto un riferimento alle attività delle commissioni di accesso agli atti in corso a Cerignola e Manfredonia e ribadito che «si valuteranno le considerazioni, ora lasciamoli lavorare fino a metà luglio». Con una postilla non indifferente che riguarda invece tutte le amministrazioni: «L’azione amministrativa antimafia sarà rigorosa, per verificare infiltrazioni e condizionamenti nel sistema degli appalti e non solo». Tra le questioni da portare avanti nella continuità c’è lo sgombero di Mezzanone e dei ghetti, ma anche la piaga del caporalato: «Il fenomeno immigratorio va affrontato con umanità e legalità. Per quel che mi riguarda Mezzanone è un non luogo. E i non luoghi, i ghetti, non devono esistere perché sono mondi di illegalità.»

Filippo Santigliano
La Gazzetta del Mezzogiorno