Sono stati la mafia di Capitanata e i danni che produce sul territorio il tema della seconda giornata della Settimana Sociale Diocesana, che ha visto ospite della tre giorni organizzata dalla Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano Francesco Giannella, procuratore e coordinatore della DDA di Bari. Il magistrato ha discusso della tematica con l’avv. Gaetano Panunzio – referente del presidio locale di Libera e segretario della scuola di formazione politica “Giorgio La Pira” – e il direttore de lanotiziaweb.it Vito Balzano.

LA SITUAZIONE IN CAPITANATA

Uno degli aspetti più preoccupanti della mafia locale, secondo Giannella, è la sua forza intimidatrice: «In Capitanata sta emergendo una mafia che non ha nemmeno bisogno di mettere le bombe per spaventare la popolazione – spiega il coordinatore della DDA di Bari -. Basta solo evocare l’appertenenza ad un clan che la minaccia produce effetto. Questo è lo stato in cui ci troviamo attualmente a Foggia».

Per affrontare un mostro così temibile è quindi necessario adottare una tattica intelligente: «Il pericolo più grande è svalutare il fenomeno. Anche nella nostra terra non è stato facile ottenere il riconoscimento della natura mafiosa di certi delitti e organizzazioni perchè ammettere l’esistenza di una mafia sul proprio territorio è infamante per la popolazione». Tuttavia, ammonisce Giannella, «non bisogna abusare del termine mafia utilizzandolo ogni volta che il cittadino si ritrova a contrastare un fenomeno di difficile lettura, perchè si corre il rischio di attribuire alla mafia stessa un carattere di invincibilità». Il PM fa poi una panoramica su tutte le mafie che infestano il foggiano. C’è quella garganica «che si caratterizza per l’assenza di riti di affiliazione e il forte vincolo familistico. La cosa che rende difficile comprenderne le gerarchie, definite da rapporti di forza e non investiture formali, e comporta il fatto che ci siano pochi se non nessun pentito».

C’è poi la Società Foggiana, «l’agglomerato di clan del capoluogo che passano ciclicamente da situazioni di gestione pacifica degli affari allo scontro armato. Spesso le frizioni seguono proprio le operazioni antimafia perchè i clan hanno bisogno di recuperare denaro e riaffermarsi sul territorio dopo lo smacco subito».

FOCUS SU CERIGNOLA

Non poteva mancare infine un’analisi della mafia cerignolana. Giannella, pur mantenendo il massimo riserbo sulle indagini correnti (tra cui quella portata avanti dalla Commissione d’accesso agli atti e che si concluderà a luglio, n.d.r.), dà delle indicazioni importanti sulla natura fenomeno nel centro ofantino: «La caratteristica della criminalità organizzata locale è la coniugazione di tradizione, rappresentata dal familisimo, e modernità, che consiste nella capacità di penetrare nella struttura economica, sociale e politica», abilità che spesso i clan hanno sviluppato nel periodo in cui i boss storici sono stati in carcere. «Un arco di tempo difficile da analizzare per noi inquirenti in cui hanno potuto confrontarsi con altri loro pari ed escogitare nuove strategie da applicare una volta scontata la pena».

E ancora: «La criminalità cerignolana ha assunto una caratteristica ancor più pericolosa poichè, mentre altrove si continua a sparare, qui ciò non accade da relativamente molto tempo – afferma il procuratore -. La mafia qui ha fatto un salto di qualità, ha trovato un modus vivendi che gli consente di gestire i propri affari, soprattutto traffico di stupefacenti ed armi e gli assalti ai blindati, in maniera abbastanza silenziosa». L’appello che il coordinatore della DDA di Bari rivolge ai cittadini, ma anche alla politica locale, è quello di «analizzare tutto con equilibrio e senso critico. Non si può sottovalutare quello che sta accadendo in questi ultimi mesi, ma neanche lasciarsi andare a giudizi prima ancora che ci siano gli esiti delle indagini».