È giunta a conclusione la terza edizione della Settimana Sociale Diocesana, la tre giorni organizzata dalla Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano che si è svolta fra il 16 e il 18 maggio nella suggestiva cornice di Palazzo Coccia, nel centro del comune ofantino. Diversi ed importanti sono stati i temi posti al centro del dibattito, così come diverse ed importanti sono state le personalità con le quali si sono affrontati.

Si è partiti giovedì 16 con l’incontro dal titolo «Aldo Moro: un’eredità viva». Ad oltre quarant’anni dalla violenta scomparsa di uno dei più influenti statisti italiani ed internazionali, nostro corregionale, si avverte come non mai la necessità di una politica responsabile e lungimirante, che si rimetta sul sentiero tracciato da chi ha contribuito a scrivere la nostra Costituzione. Nella prima serata, introdotta da Don Pasquale Cotugnodirettore diocesano dell’Ufficio Pastorale Sociale del Lavoro – e moderata dalla dott.ssa Mariantonietta Tucci – dell’Ufficio Pastorale Sociale del Lavoro – se n’è parlato con il dott. Antonio Secchi, ex studente di Aldo Moro presso l’Università di Roma ed autore del libro «Ri-animare la nostra politica – Una nuova sfida per i cattolici».

Antonio Secchi, concessosi a lanotiziaweb.it, ha illustrato quale fosse il ruolo dei cattolici negli anni di Aldo Moro e quale, invece, rivestono oggi: «Il ruolo che hanno ricoperto dal dopoguerra al 1994 è stato quello di protagonisti nella ricostruzione del Paese. È stato un lavoro iniziato durante l’Assemblea Costituente, nel 1946: i cattolici si sono confrontati con i comunisti, i socialisti, i repubblicani, i liberali, tutte le forze politiche che vi erano state elette. Diversi articoli della Costituzione sono proprio di scuola cattolica, scritti da Aldo Moro, ispirati da Giuseppe Dossetti, Giorgio La Pira, tutte personalità di quel mondo. La Democrazia Cristiana ebbe un ruolo importante perché il Paese era stremato, aveva avuto danni rilevanti ed era considerato Nazione sconfitta. De Gasperi fu coraggioso: dimostrò alle Nazioni che avevano vinto la guerra che l’Italia meritava un’attenzione diversa e questa attenzione arrivò. Nel giro di pochi anni, un’Italia piegata dalla guerra entrò fra le 7 Nazioni più importanti del mondo. Purtroppo, dal 1994 – evidenzia – è avvenuta la ‘diaspora’ dei cattolici: si sono collocati in diversi partiti, al centro, a destra, a sinistra, ovunque. Dopo più di vent’anni possiamo dire che si trovano in una condizione di totale irrilevanza».

I tempi, come è evidente, sono profondamente cambiati ed oggi ad attribuirsi valori cristiani sono i movimenti cosiddetti sovranisti: «Usare l’aggettivo ‘cristiano’ o ‘cattolico’ per indicare un gruppo politico è molto discutibile – sottolinea Secchi -. Se i cattolici si interrogano oggi sul loro ruolo, devono riconoscere che non ci sono tanti vangeli: il Vangelo è uno. Nei confronti dei migranti, tutta la politica che, ad esempio, fa la Lega di Matteo Salvini non ha nessuno spirito cristiano. La sua politica estera è anti-europea, non sta nella tradizione dei cattolici. L’Europa è nata con tre cattolici: Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi. Quell’Europa piegata dalla guerra ebbe il coraggio di risollevarsi e diventare quello che è oggi. Con tanti difetti, problemi da risolvere, cose da fare e da cambiare, l’Europa resta uno straordinario progetto».

In conclusione, si tracciano le differenze fra Aldo Moro ed i leader politici attuali: «La cultura politica di Moro, dalla Costituente fino alla sua morte, è sempre stata orientata a dialogare con tutti, a cercare di includere nella vita dello Stato tante forze che sono state fuori dalla vita politica italiana. Oggi, invece, troviamo un gruppo di leader che non fanno nessuno sforzo per far sentire questo Paese la casa comune. È il grande dramma di questo tempo: la crisi della democrazia italiana è legata all’individualismo, alla rabbia, ai problemi non risolti, alla crisi economica che non finisce mai, ai giovani che aspettano e diventano rabbiosi, ai leader che litigano tra loro. Qual è il loro progetto di società?».

Nella seconda giornata, dal titolo «Le mafie: una sfida al territorio che cresce», si è dibattuto su quella dolorosa piaga che la criminalità organizzata è per lo sviluppo della nostra Provincia. Di questo incontro abbiamo diffusamente parlato in un altro articolo.

Il terzo ed ultimo giorno di incontri, intitolato «Cattolici e politica oggi», ha visto l’introduzione della dott.ssa Maria Rosaria Attini (presidente diocesana di Azione Cattolica) con il contributo della moderatrice prof.ssa Angiola Pedone, dell’Ufficio Comunicazione Sociale. Il relatore della serata è stato il dott. Giuseppe Elia, presidente nazionale del MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale). Al centro della discussione si è posto il ruolo dei cattolici all’interno della vita sociale e politica contemporanea, con l’esortazione, da parte di Elia, rivolta anche alle realtà ecclesiali ad essere più audaci e creative, in linea con quanto detto da Papa Francesco. Chiusura ed autoreferenzialità sono mali che hanno portato la società ad arenarsi fino ad iniziare a muoversi all’indietro: il riemergere dei sovranismi ne è la più lampante testimonianza.

«Credo siano sotto gli occhi di tutti le difficoltà che viviamo oggi in questo Paese – afferma il presidente nazionale del MEIC a lanotiziaweb.it -. C’è l’esigenza di ricostruire un tessuto di relazioni sul piano politico che sia degno di questo nome. Credo che il mondo cattolico, attraverso le sue molteplici espressioni, abbia dei valori che possono servire molto a realizzare questo obiettivo. Parlare oggi di cattolici e politica torna ad essere importante, dopo che per molti anni gli stessi sono stati spesso al di fuori di questo dibattito». Il MEIC è una piccola ma molto attiva realtà ecclesiale: se ne contano una novantina in tutto il territorio nazionale, fra cui anche Cerignola.

Da presidente nazionale, Elia indica la via che il suo ed altri movimenti di quest’area dovrebbero seguire: «Credo che debbano avere coscienza delle urgenze di cui discutiamo e della necessità che oggi si creino quelle condizioni per poter riaffrontare temi che non sono stati all’ordine del giorno nei nostri incontri e nelle nostre comunità. L’impressione mia – conclude – è che lo spazio di azione per i movimenti culturali sia molto grande. Si tratta di capire come questo si possa realizzare, quanto le comunità ecclesiali, le comunità nella loro espressione più ordinaria, le parrocchie, sappiano accettare questa sfida».