Tracciano un bilancio ampiamente positivo i protagonisti del musical «Don Antonio, vita di un prete nuovo», andato in scena il 12, 13 e 14 maggio scorsi al Teatro Mercadante di Cerignola. L’opera narra l’esistenza e le importanti azioni di Don Antonio Palladino, il sacerdote cerignolano, vissuto fra il 1881 e il 1926 incarnando la figura del cosiddetto “prete sociale”. Primo assoluto parroco della nascente Parrocchia di San Domenico, nel 1909, Palladino istituì diverse realtà associative con lo scopo di riscattare la condizione di quegli ultimi che costituivano in gran parte il suo popolo di fedeli.

«Il Sacerdote si persuada che la nostra azione non deve restringersi all’ambito delle nostre chiese, ma dalla chiesa deve spandersi quella benefica luce di sole su tutte le miserie umane (…). Entri il sacerdote o scenda nel tugurio del povero, nella squallida casa della derelitta vedova, nel triste abituro dell’orfano (…). Usciamo di sacrestia (…), spargiamoci nel popolo con la parola di Gesù sul labbro, con la sua carità nel cuore»: queste parole, pronunciate dal Palladino in occasione del Convegno dei Cattolici della Capitanata (Foggia, 9/10 aprile 1918), ne rappresentano il manifesto dell’operato. Istituzioni come la Casa dell’Immacolata (1916), la Pia Opera del Buon Consiglio (1921) e la Cassa Rurale San Domenico (1922) sono state tracce indelebili lasciate nella sua comunità, che hanno contribuito a risollevarla.

A dar nuova linfa al ricordo del nostro illustre concittadino, per cui è in corso la causa di beatificazione, è stata la compagnia “Gli amanti del teatro”, che ha messo in scena un musical la cui regia è del prof. Nicola Bancone, con il fondamentale ausilio di Piero Desantis (regista), Francesco Chiappinelli (musicista), della scuola di danza “Rudra Ballet” di Ernesto Valenzano, Suor Cristina dell’Istituto “Vasciaveo” e Suor Nicoletta dell’Istituto “San Vincenzo”. Il tutto è nato dall’idea del Vescovo della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano, S.E. Monsignor Luigi Renna. «Don Palladino è stato il prete dei bambini, dei poveri, degli ultimi, ma soprattutto è stato colui che si è dedicato alla questione sociale – afferma il prof. Bancone a lanotiziaweb.it –. Ha cercato di mediare, di mettersi al centro per trovare un punto di incontro nei dissidi fra i padroni latifondisti e i contadini».

Questo spettacolo non avrebbe avuto luogo senza la dedizione de “Gli amanti del teatro”: «È una compagnia nata da una mia idea – spiega il regista -. Molti dei suoi componenti appartengono alla Parrocchia del Duomo, altri alle Parrocchie dell’Addolorata e di Cristo Re. Vi do una notizia in anteprima: il Vescovo ha espresso la volontà di un nuovo spettacolo il prossimo 10 novembre, in occasione della ricorrenza della nascita di Don Palladino. Sto già lavorando in merito e penso che faremo una o due serate per gli adulti, un paio di mattine per i ragazzi delle scuole». La scelta del genere teatrale del musical non è stata casuale: «Arriva a tutti, soprattutto ai giovani. È un musical molto snello, dura un’ora e un quarto, nella quale si recita, si canta e si balla».

I panni di Don Palladino sono stati indossati da Gianpiero Bellapianta, che a lanotiziaweb.it ha rivelato: «Ne ho avvertito la responsabilità. Oggi Don Antonio non lo conosciamo, se non attraverso qualche sua immagine su foto, quadri, ecc. Mi sono chiesto come fosse questo sacerdote. Ho pensato a quel contesto storico, quello dei preti di strada, di azione, che non stavano chiusi ma conoscevano la loro realtà. Quando qualcuno andava a bussare alle loro porte, erano pronti a servire il Vangelo in tutto e per tutto, uscendo dal sagrato. Questo non è altro che il messaggio che lancia oggi Papa Francesco». Gianpiero Bellapianta, pur nel ruolo di protagonista, tiene a condividere i meriti della riuscita dell’opera: «Tutti siamo stati protagonisti perché ognuno, con il suo ruolo, anche in piccolo lo è stato. Abbiamo realizzato questo musical cercando di lanciare un messaggio, con la speranza di far nascere dei frutti affinché i giovani possano riflettere su ciò che è la Chiesa, cioè molto altro rispetto a quello che si fa vedere: è fede, è lavoro, è aiuto e sostegno».

Dietro quest’opera c’è anche il nobile fine della beneficenza: la raccolta di fondi per le missioni in Africa e Brasile, guidate dalla Congregazione delle Suore Domenicane del Santissimo Sacramento, la cui nascita avvenne proprio per idea dello stesso Don Antonio Palladino.

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