«Compito morale di un racconto è dire quello che sfugge davanti agli occhi». È questa la mission con cui il giornalista e scrittore foggiano, Davide Grittani, ha dato vita a “La rampicante”, romanzo (edito da LiberAria) che ha riscosso notevole consenso e conquistato diversi riconoscimenti (selezionato tra i migliori libri del 2018 dall’inserto ‘La lettura’ del “Corriere della Sera”, presentato in concorso al ‘Premio Strega’, ‘Premio Nabokov’ 2018, ‘Premio Città di Cattolica’ 2019, ‘Premio Universum’ 2019, Premio della giuria ‘Nicola Zingarelli’ 2019). Nel libro vengono affrontati temi dal pregnante significato come la donazione degli organi e l’adozione, in un viaggio attraverso l’animo umano dove si sovrappongono gli strati della tragedia shakespeariana: la verità, l’amore, l’inganno, l’avidità, la paura, la vendetta. È una storia ispirata da una vicenda realmente accaduta, ambientata nelle Marche, figlia del nostro tempo e nella quale l’autore pone l’accento sul valore del dono, in un microcontesto familiare fatto di delicati equilibri e in un macrocontesto di società dove vige l’ipocrisia.

Davide Grittani ha presentato il suo libro sabato 15 giugno a Cerignola, nella libreria ‘L’albero dei fichi’, in un partecipato incontro moderato dalla counselor Mattea Belpiede. Una delle particolarità della storia è quella di partire dalla fine, nel primo capitolo. Fra i protagonisti della stessa c’è Riccardo Graziosi, personaggio che accompagna il lettore. «Il libro ha origine da un episodio di cronaca avvenuto molto tempo fa, agli inizi degli anni ’90 – afferma Davide Grittani a lanotiziaweb.it -. È una storia abbastanza cruenta con, all’interno, tratti narrativi molto forti. Per la sua drammaticità, aveva un senso di straordinaria compiutezza, anche molto attuale. In questa storia c’è una parte molto importante che ha a che fare con i trapianti d’organo, un tema di cui oggi si occupano sempre meno persone in Italia. Sinceramente, non riesco a capire perché».

In merito a ciò, l’autore pone alla nostra attenzione una sua analisi: «La deriva che stanno prendendo sia i giornali che qualche collega romanziere italiano è quella di avere sempre più una platea abbastanza cinica, riluttante. Le cose belle devono restare in soffitta perché non fa molto chic parlarne. Abbiamo una specie di attrazione morbosa per quello che fa dalla mattina alla sera Fabrizio Corona e dimentichiamo che in Italia avvengono 3500 trapianti all’anno, cioè la vita di altrettante persone che si rigenera o tenta di opporsi a un procedimento naturale. Per me è un argomento straordinario – sottolinea Grittani – ma non sortisce così tanto interesse. C’è molta più facilità ad andare nella direzione opposta e questo mi ha fatto molto riflettere, oltre ad intristirmi parecchio. Il punto vero era capire quanto tutte queste cose riuscissero a stare all’interno di un romanzo, era la scommessa più difficile».

La storia narrata, come detto, è figlia del nostro tempo. È un percorso che Davide Grittani ha intrapreso in maniera tutt’altro che casuale: «Rispettando nella maniera più autentica tutti i distopici e i fantastici, non riesco a capirne la necessità intima di narrazione, fin quando non ho compreso il mio tempo e non ho esaurito la missione di raccontarlo. Come faccio a pensare di capire il 2076 se non faccio lo stesso con quello che succede domani mattina a casa mia? Se c’è una cosa che può dimostrare come la narrativa sia indietro rispetto a ciò è il fatto che il cinema arrivi prima della cronaca, sempre. Ad esempio, ‘il canaro’ della Magliana è una cosa che i romani hanno conosciuto adesso, ma trent’anni fa c’era la prima ipotesi di sceneggiatura per il cinema. Tenderei a capire molto di più il tempo che stiamo vivendo adesso, che è una cosa da cui ci siamo drammaticamente distratti». Ne ‘La rampicante’ vige un protagonismo corale, data la moltitudine e la diversa importanza dei personaggi.

Chiedendogli se ne predilige uno in particolare, l’autore afferma: «È abbastanza semplice che risponda Edera, una bambina di 6 anni affetta da paracusia, l’allucinazione uditiva, cioè il sentire voci, appartenenze di altre persone nella propria testa. Proprio questo dà la possibilità di raccontare un tempo e un modo di vivere la vita totalmente distanti da noi. Al tempo stesso, però, provo una naturale attrazione verso personaggi come il papà di Riccardo, Cesare Graziosi: questo aguzzino, strozzino, che non riesce a far meglio di quello che può, ma che racconta molto bene quello che siamo, che tentiamo di essere, nelle nostre disperazioni e nelle nostre qualità migliori. Nessuno di noi è una persona perfetta. Contemporaneamente, quest’uomo incarna su di sé una serie di negatività spaventose, ma tenta di essere genitore, uomo, in qualche modo, anche con i piccoli mezzi culturali che ha. Credo che demonizzare i nostri tentativi di arrivare alle persone sia un buon modo per cominciare a sbagliare. Invece, cercando di capire perché si rinuncia ad un nostro lato migliore, quello della generosità, del dono, forse sarebbe un modo per migliorarci».

Infine, Grittani spiega quali sono i messaggi più importanti che le pagine del suo libro contengono: «‘La rampicante’ è un romanzo che parla innanzitutto di questa cosa che ci divertiamo a chiamare destino. È una parola alla quale tutti si avvicinano con una certa riottosità, una certa distanza, perché fa paura. Io non riesco a scomodare una cosa così grande e impegnativa. Dico invece che i percorsi e le strade che prende la vita, che a noi sembrano così prossimi, sono in realtà infinitamente più distanti di quello che pensiamo. Ed è il percorso della rampicante, questo vegetale straordinario che per crescere ha bisogno in maniera sistematica che l’uomo si distragga e non si occupi di lei. Quando l’uomo si distrae dai percorsi della natura, la natura riesce ad esprimere il meglio di sé. In questo equilibrio tra il nostro corpo e quello che c’è nel mondo, dovremmo trovare la forza per ricominciare, in qualche modo».

Donazione degli organi ed adozione sono temi che in quest’opera si presentano fortemente legati, rappresentando entrambi quella voglia di ricongiungersi alla verità della vita. Questo perché uno dei protagonisti, Riccardo Graziosi, scopre – violando un ordine tassativo genitoriale, quello di non aprire un cassetto – di essere un figlio adottivo. Suo padre Cesare, invece, necessita di un trapianto poiché affetto da una forma inguaribile di diabete. Tutto questo darà luogo ad intrecci narrativi che porteranno ad interrogarsi sul destino e su come il dono, che sia quello di un organo nuovo o di un’adozione, possa essere ‘meritato’ o meno. Sullo sfondo ci sono le Marche, una regione i cui luoghi naturali sono di un’incantevole bellezza. All’evento ha preso parte anche la sezione AIDO (Associazione Italiana per la Donazione di Organi, tessuti e cellule) di Cerignola, rappresentata dal proprio referente, il dottor Giuseppe Tampone. L’appello è quello di trattare questi argomenti in maniera più approfondita di quanto in genere non si faccia. ‘La rampicante’ contiene la dedica a Giancarlo Ravidà, 19enne foggiano morto investito a Prato nel gennaio 2015. I suoi genitori hanno deciso di donarne gli organi, il più generoso e nobile degli atti che ha salvato la vita di altre 9 persone.

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