E’ stata la generatività il tema dell’incontro tenutosi lunedì 17 giugno, presso la parrocchia San Francesco d’Assisi. La comunità, nell’ambito delle iniziative organizzate per la festa di San Luigi Gonzaga, ha ospitato Rosalba Manes, celebre biblista, docente presso la Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Gregoriana e il Centro Hurtado “Fede e cultura”.

Un argomento complesso quello della generatività – tema tra l’altro dell’attuale anno diocesano -, realtà che tuttavia si presenta in tutta la sua semplicità sia nelle vite dei singoli, come genitori (ma non solo), sia nella vita comunitaria, responsabile di creare legami e relazioni. Ne abbiamo parlato più approfonditamente con Rosalba Manes, che si è concessa ai microfoni de lanotiziaweb.it per un’intervista.

«Se guardiamo alla società odierna ci rendiamo conto che i binomi donna-madre e uomo-padre sono stati assai relativizzati e relegati, con un accezione negativa, a qualcosa di tradizionale – dice Rosalba -. Ma non dobbiamo assolutamente dimenticarci che sia l’uomo che la donna sono fatti per vivere in relazione e per la maturazione interiore, che ci porta a fiorire, ad essere generativi». Un concetto di generatività quindi che non va a toccare solo il piano biologico «ma riguarda anche la capacità di mettere in luce le persone e trasmettere loro dei contenuti».

Secondo Rosalba Manes per arrivare a maturare questo pensiero, prima ancora di riconoscerci come esseri generativi, dobbiamo ricordarci del nostro ruolo di figli riconoscenti: «In una società come la nostra dove tutti si sentono dei self-made man dobbiamo al contrario ricordarci che riceviamo la vita da qualcun altro che ci ha accolti e ci ha permesso di entrare in una rete di relazioni – spiega la biblista -. La storia di una famiglia, di un paese, di un territorio ci fornisce un bagaglio che permette di crescere nella convivialità delle differenze».

Ma come è possibile declinare questi concetti al plurale per rivolgersi ad una società? «La società può essere matrigna se rende le persone schiave di qualcosa attraverso il culto capitalista, ma può essere madre se è generatrice di processi che possono avviare qualcosa, generare legami, valorizzare i talenti estraendo i tesori che sono all’interno di ciascuno di noi aiutandoci nel processo di maturazione».