foto Maizzi (GdM.it)

Condannato a 20 anni di reclusione l’ex impiegato di Cerignola Francesco Lastella di 47 anni, riconosciuto colpevole del duplice omicidio di Giuseppe e Francesco Dell’Olio, padre e figlio rispettivamente di 65 e 24 anni, uccisi a coltellate il pomeriggio del 12 dicembre del 2016: teatro del delitto un garage in uso all’imputato in via dei Tulipani al rione Fornaci. L’imputato lavorava al «cup» per la prenotazione di visite mediche e si stava occupando del disbrigo delle pratiche per la riabilitazione di Francesco Dell’Olio in seguito ad un incidente stradale: l’avrebbe fatto fors’anche per un debito di droga contratto (la parte civile dice che non ci sono prove), mentre padre e figlio avrebbero lamentato i tempi lunghi. La Stella fu subito arrestato dagli agenti del commissariato che gli sequestrarono il coltello: sostenne d’aver agito per legittima difesa perché aggredito dalle vittime; ottenne dopo 4 mesi, l’11 aprile 2017, gli arresti domiciliari lontano da Cerignola: da tempo era libero per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva.

La sentenza di primo grado è stata pronunciata dal gup del Tribunale di Foggia Carlo Protano al termine del processo abbreviato che ha comportato la riduzione della pena di un terzo: dal massimo consentito (trent’anni di reclusione, non sono contestate aggravati) si è scesi quindi a 20 anni. Accolte integralmente quindi le richieste del pm Miriam Lapalorcia; richiesta di condanna ribadita dall’avvocato Francesco Santangelo, costituitosi parte civile per i familiari delle vittime: La Stella dovrà risarcire i danni (da quantificare in sede civile) e pagare una provvisionale di 100 mila euro.

Gli avvocati Giuseppe Perrone e Antonello De Cosmo chiedevano al gup di assolvere l’ex impiegato per legittima difesa sostenendo che uccise perché aggredito dai Dell’Olio, uno dei quali gli puntò anche un coltello: in subordine i difensori chiedevano la legittima difesa putativa (l’imputato cioè ritenne di essere in pericolo di vita e accoltellò i concittadini); l’eccesso colposo in legittima difesa; e la derubricazione del reato di omicidio volontario in preterintenzionale: la difesa ha preannunciato appello. Al processo, celebratosi a porte chiuse nell’aula gup al primo piano della palazzina delle aule penale del Tribunale di Foggia, erano presenti sia il presunto assassino sia i familiari di padre e figlio assassinati tre anni fa.

L’IMPUTATO: «FUI AGGREDITO, MI DIFESI» Francesco La Stella, classe ‘71, cerignolano, a piede libero, è comparso davanti al gup del Tribunale di Foggia per rispondere di duplice omicidio volontario «perché con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, dopo una violenta colluttazione e mediante l’ausilio di un coltello da cucina sferrava più colpi all’indirizzo dapprima diFrancesco Dell’Olio e successivamente di Giuseppe Dell’Olio» (il padre) «provocando la morte di entrambi». Successe il 12 dicembre del 2016 in un garage interrato in uso all’imputato situato in via dei Tulipani. Quando la prima pattuglia del commissariato di Polizia intervenne nel box, allertata dallo stesso Lastella che aveva detto ad un amico di avvertire il «113», trovò Giuseppe Dell’Olio moribondo che pronunciò poche parole: «ha ucciso prima mio figlio e poi ha fatto a me»; accanto c’era il cadavere del figlio Giuseppe, mentre il presunto assassino era ancora nel locale sporco di sangue. I poliziotti arrestarono l’impiegato e sequestrarono sia l’arma del delitto – un coltello da cucina – sia un coltello che sarebbe stato impugnato da una delle vittime per minacciare lo stesso Lastella, secondo la versione di quest’ultimo. L’impiegato confessò di aver accoltellato padre e figlio, sostenendo però di aver agito per legittima difesa. Disse che per via del suo lavoro – impiegato al «cup» per le prenotazioni di visite mediche – e per aver contratto un debito di droga con i Dell’Olio, si era impegnato ad aiutare Francesco Dell’Olio nel disbrigo delle pratiche in quanto il giovane cerignolano aveva bisogno di cure e terapie riabilitative per i postumi di un incidente stradale. I Dell’Olio – sostenne il sospettato – si lamentavano dei tempi ritenuti lunghi; già in precedenza l’avevano minacciato; il giorno del delitto lo accusarono di perdere tempo, nonostante le rassicurazioni di La Stella di star facendo tutto il possibile. A dire dell’imputato fu il capofamiglia a scagliargli contro un fornelletto elettrico trovato nel garage per poi puntargli al volto un coltello e minacciarlo di ferirlo: a quel punto lui afferrò un coltello da cucina e colpì padre e figlio temendo per la propria vita. Una versione che non convince Procura e parte civile (e non ha convinto nemmeno il gup che ha inflitto 20 anni a Lastella). Fu Lastella che quel pomeriggio – ha ricordato in arringa l’avv. Francesco Santangelo legale dei familiari delle vittime – invitò i Dell’Olio a raggiungerli nel garage e non certo padre e figlio a recarsi d’iniziativa nel locale; non c’è alcun riscontro al racconto dell’imputato sul debito per droga, sull’aggressione subita, per cui la realtà – nell’ottica della parte civile, chiaro – è che Lastella uccise i due concittadini non certo per difendersi. Il racconto dell’imputato è veritiero, hanno ribattuto i difensori, gli avv. Giuseppe Perrone e Antonello De Cosmo chiedendone l’assoluzione per legittima difesa e in subordine una pena ridotta al minimo per eccesso colposo di legittima difesa. Già il gip che convalidò l’arresto di Lastella ipotizzò una «condotta sostanzialmente estorsiva» da parte delle vittime; il giorno del delitto poi – la tesi difensiva – Lastella si vide aggredito da un uomo armato di coltello e dal figlio: temette per la propria vita, e se afferrò il coltello e colpì i Dell’Olio fu solo per difendersi.

LA LETTERA: «VOGLIAMO GIUSTIZIA» «Ci sono lettere che è indispensabile scrivere per dare voce a verità inespresse; e questo scritto della famiglia Dell’Olio non vuole essere un racconto del dolore che ha colpito la nostra famiglia, perché è inenarrabile. Vuole essere invece un racconto di quello che siamo, oltre che un tentativo di rispondere a quante assurdità sono tate fino ad oggi dette». Lo scrissero nel luglio del 2017 alla «Gazzetta» i familiari di Giuseppe e Francesco Dell’Olio assassinati nel dicembre precedente. «Mio pa- dre, Giuseppe Dell’Olio, brutalmente assassinato lo scorso 12 dicembre da Lastella, era un uomo con un passato sicuramente “colorito”, ma che aveva integralmente pagato il debito con la Giustizia per reati commessi 20 anni fa. Mio fratello Francesco Dell’Olio, anche lui assassinato dall’impiegato, era un ragazzo di 24 anni, in attesa di successo, giovane papà e amabile compagno che nulla aveva a che fare con i trascorsi di mio padre. Così come tutto il resto della famiglia. Strumentalizzare la vita di mio padre stigmatizzando così tutto ciò che a lui è legato in un’aurea di illegalità solo per tentare di rendere meno abominevole quanto successo, è un crimine. Queste sono solo parole» concludeva la lettera «il fatto è che due esseri umani sono stati strappati alla loro famiglia; il fatto è che nessuno si è preoccupato di chiedere cos’avessimo da dire; il fatto è che il dolore di una famiglia spezzata non dev’essere bollato come la lettera scarlatta dei pregiudizi sociali. Vogliamo giustizia».

LE TAPPE DELL’INCHIESTA 12 dicembre 2016 Uccisi a coltellate in un garage Giuseppe Dell’Olio, 65 anni, cerignolano; e il figlio Francesco Dell’Olio di 24 anni. La Polizia arresta Francesco La Stella, classe ‘71, impiegato incensurato. 19 dicembre 2016 Il gip del Tribunale di Foggia convalida l’arresto, lascia in carcere Lastella e scrive: «incontestata la responsabilità dell’indagato per il duplice omicidio, restano da chiarire e riscontrare il contesto in cui è avvenuto il delitto, ovvero il pregresso debito per droga di Lastella nei confronti dell’olio; la condotta sostanzialmente estorsiva tenuta dai Dell’Olio che in virtù del prestito avrebbero preteso favori dall’indagato; le modalità e circostanza della violenta aggressione da parte dei Dell’Olio nei confronti di Lastella dalla quale sarebbe scaturita la furia omicida: appare però singolare che un soggetto già vittima di diverse aggressioni accetti di vedere gli aggressori in un luogo chiuso. esponendosi al rischio di un’ulteriore aggressione». 11 aprile 2017 Il gip concede i domiciliari lontano da Cerignola a La Stella. Gennaio 2018 Lastella libero per decorrenza termini.

tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno