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Sotto l’occhio del Viminale anche la città di Cerignola: nella giornata di mercoledì il Prefetto di Foggia Raffaele Grassi ha adottato cinque interdittive antimafia, due delle quali indirizzate ad aziende cerignolane operanti nel campo dei servizi, la prima, e dei rifiuti, la seconda. Tali provvedimenti che hanno l’obiettivo di aggredire – fanno sapere dalla Prefettura -, attraverso verifiche incisive e approfondite svolte in collaborazione con le forze dell’ordine, le infiltrazioni e condizionamenti della malavita organizzata nell’economia legale.

Sale dunque a quota tre il numero di interdittive giunte a Cerignola: il 6 novembre 2017, l’allora Prefetto Massimo Mariani dispose infatti un provvedimento simile alla società Cerignola Progresso, che aveva vinto l’appalto di gestione per la Villa Comunale. Questi ultimi due atti, giunti a poche ore dal termine dei sei mesi di lavoro della Commissione d’Accesso – il prossimo 9 luglio -, indicano la strada rispetto alle risultanze che potrebbero scaturire dalla relazione che proprio i tre inquirenti invieranno al Prefetto Raffaele Grassi nelle prossime settimane. Per ora la Prefettura e gli inquirenti hanno preferito non diffondere ufficialmente i nomi delle due aziende interessate. Le due restrizioni del Prefetto, che prescrivono il divieto di interagire con le pubbliche amministrazioni oltre allo stop alle attività per conto degli enti stessi, hanno però riacceso il dibattito politico in città.

«Fatto grave ma non inaspettato, che non lascia sorpresi soprattutto chi come noi già da tempo ha denunciato situazioni opache in questa città» ha detto Tommaso Sgarro dai banchi dell’oppposizione. «Che in città si muovesse uno strano magma, insieme di interessi illeciti e pezzi di economia, e che la pubblica amministrazione fosse stata attenzionata da questo magma, lo abbiamo evidenziato pubblicamente da subito. Questo ci è costato querele e attacchi. Ma l’arrivo della commissione per le indagini sulle infiltrazioni mafiose in Comune e le tre interdittive – conclude Sgarro -, ci confermano che non avevamo tutti i torti».

Di tenore simile il commento di Fratelli d’Italia. «Occorre osservare come la malavita da qualche tempo stia avendo maggiore facilità di interlocuzione, imponga la propria presenza con più forza. Questo non sfugge all’attenzione del prefetto, fortunatamente – si precisa nella nota degli ex-An -. E neppure a quella dei cittadini: chiunque nota cambi di proprietà in note attività, gestioni pubbliche strane. Ma quasi tutto scorre ormai nell’indifferenza. Una cultura dell’immediatezza che non guarda alle conseguenze a medio e lungo termine: forze economiche malavitose, ripulite e consolidate, che prendono via via il sopravvento a scapito dell’onesta imprenditoria».

franco-metta-lanotiziaweb-cerignolaSeppure da parte del Sindaco non vi è stata alcuna reazione su quanto avvenuto, il primo cittadino ha inteso replicare al partito di Giorgia Meloni. «Condanno vivamente la delirante, oltraggiosa e cavalleresca dichiarazione di Fratelli d’Italia offensiva, immotivatamente, per un gruppo di lavoratori inappuntabile che rischiano in queste ore il posto di lavoro. È inammissibile che un partito dalle nobili tradizioni ideali sia finito nelle mani di un gruppetto di scriteriati. Chiedo a tutti i lavoratori interessati di mantenere la calma, avere fiducia nelle istituzioni, ignorare le provocazioni» ha ribadito Metta. Controreplica di Fdi con una nota congiunta del consigliere regionale FdI Erio Congedo e del deputato Marcello Gemmato: «Solidarietà al gruppo di Fratelli d’Italia-Cerignola che, commentando legittimamente una doppia interdittiva antimafia, ha subito invettive da parte del sindaco Metta. Assolutamente inopportuna l’invettiva del primo cittadino che, senza commentare nel merito, ha accusato Fratelli d’Italia di sciacallaggio e, con tanto di foto degli attivisti locali, è uscito dal dibattito politico sull’atto prefettizio, spostando l’attenzione dal merito della vicenda ed aizzando le folle in maniera assai poco velata».

Dalla maggioranza nessuno ha pubblicamente riferito in merito a quanto accaduto. Il consigliere di maggioranza Ale Frisani, riferendo di non conoscere i termini di quanto accaduto ha così commentato. «Non so chi siano le aziende – ha invece fatto sapere il consigliere di maggioranza Ale Frisani -, mi auguro che si faccia chiarezza, avendo sempre massima fiducia nelle istituzioni».

«Credo sia qualcosa di scollegato dai lavori della Commissione – ha commentato il capogruppo di Forza Italia Paolo Vitullo -. Penso a questo punto al futuro dei lavoratori di quelle aziende, che mi auguro sia salvaguardato. Non conosco né le motivazioni né la gravità del fatto. E’ certamente qualcosa che non fa piacere e che non fa bene alla città».

Gennaro Balzano
La Gazzetta del Mezzogiorno