incidente via tiroasegno

Dopo il tragico incidente dello scorso sabato, dopo quanto si è appreso più o meno ufficialmente, a parlare è la madre di uno dei sei ragazzini. Di seguito l’articolo pubblicato quest’oggi sul dorso provinciale de “La Gazzetta del Mezzogiorno”.

«Pregate per mio figlio, perché non è fuori pericolo». Questo l’appello della mamma di Giuseppe, il più grave dei ragazzini coinvolti nell’incidente di sabato sera in via Tiroasegno. Seppur stazionario il 13enne non è fuori pericolo e da cinque giorni lotta con a fianco i propri cari. Sarebbe dovuto essere un sabato come tanti, un sabato di festa con gli amici, un momento divertente di questa estate; invece d’un tratto è calato il gelo in sei famiglie e più in generale sull’intera comunità ofantina, che si è stretta in preghiera lo scorso lunedì sotto la guida del Vescovo Monsignor Luigi Renna.

«Mio figlio – ha raccontato in esclusiva a La Gazzetta la mamma, Sara Simone -, come gli altri ragazzini coinvolti, è stato accompagnato allo Sporting Club. L’ho accompagnato io personalmente, come hanno fatto anche gli altri genitori. Quindi non è vero che erano arrivati fin lì da soli. Erano invitati da un loro compagno che è socio del circolo. Non vogliamo vendetta, non abbiamo sentimenti di odio, vogliamo solo che nostro figlio si riprenda. Tuttavia non possiamo omettere di dire com’è andata. Giuseppe come altri coetanei, dopo essere entrati, sono stati mandati via. I ragazzini non hanno chiamato i genitori, anche perché se mio figlio mi avesse chiamata sarei corsa a riprenderlo. Io come gli altri genitori. Loro hanno preferito ritornare da lì a piedi. Chiaramente allo Sporting non si sono posti il problema di lasciar andar via dei ragazzini da soli, si sono limitati solo a mandarli via, incuranti di come potessero tornare, nonostante, ripeto, fossero ospiti del figlio di un socio».

Il circolo privato “Sporting Club”

Questo dunque l’antefatto, prima che imboccassero la strada e venissero travolti dalla vettura. Se per gli altri ragazzini la situazione è in lento miglioramento per il piccolo Giuseppe rimane stazionaria. Quel che la famiglia oggi chiede è solo ed esclusivamente preghiera. «Non abbiamo sentimenti di rancore o vendetta nei confronti di nessuno. Non ce l’ho con l’autista della vettura, non ce l’ho con nessuno. Ma non si possono mandare via dei ragazzini da soli. Avrebbero dovuto trattenerli, far telefonare e lasciarli uscire solo all’arrivo dei genitori» precisa la mamma.

Le indagini intanto proseguono, si continua a lavorare sulla dinamica – dalle telecamere si è appreso della presenza di un’altra vettura – e ad ascoltare i testimoni. Ed anche la versione dei genitori si aggiunge all’accaduto per comporre il puzzle esatto di quanto successo quel maledetto sabato sera, quando, intorno alle 21,00, sei ragazzini tutti tra i 12 e i 13 anni sono stati investiti da una autovettura.

Mentre per alcuni si è trattato di fratture ed escoriazioni, per gli altri la situazione è parsa da subito più grave; da qui il trasporto a San Giovanni Rotondo.

Gennaro Balzano
La Gazzetta del Mezzogiorno