«In Capitanata esistono tre distinte organizzazioni: «Società foggiana» su Foggia e San Severo; mafia cerignolana; e mafia garganica non più e da tempo riunita sotto il clan dei montanari ma contrassegnata da vari clan in guerra tra loro». Lo scrive la Direzione investigativa antimafia nazionale nelle 11 pagine (delle 568 complessive) nella relazione al Parlamento della situazione delle mafie in Italia nel secondo semestre 2018.

«Pur permanendo la suddivisione tra le tre distinte mafie del Foggiano, continua la ricerca di sinergie al fine di superare le difficoltà contingenti». In più «vanno rilevati» dice la Dia «i preoccupanti profili evolutivi che connotano oggi le attività di riciclaggio poste in essere dalle organizzazioni criminali daune, le quali mostrano sempre più considerevoli livelli di specializzazione e capacità di sfruttare contesti “ambientali” particolarmente esposti (come società ed aziende in difficoltà economica), avvalendosi, all’occorrenza, di figure professionali colluse». C’è poi l’accento sull’«interesse della criminalità verso la pubblica amministrazione, già emersa in occasione dello scioglimento delle amministrazioni comunali di Monte Sant’Angelo (luglio 2015) e Mattinata (marzo 2018)» (si attende ora l’esito delle commissioni d’accesso ai Comuni di Manfredonia e Cerignola) «ha trovato riscontro, nel corso del secondo semestre 2018, nei numerosi provvedimenti interdittivi emessi dal prefetto di Foggia nei confronti di imprese risultate in qualche modo condizionate dai sodalizi del posto».

CERIGNOLA E BASSO TAVOLIERE «Nel basso Tavoliere la realtà criminale più solida e strutturata, verosimilmente anche per l’esistenza di un organo decisionale condiviso, resta quella di Cerignola, la cui strategia operativa si basa sia su un radicato controllo del proprio territorio, sia sull’impiego di risorse su altre aree del territorio nazionale». Così la Direzione investigativa antimafia analizza la situazione nel basso Tavoliere nella relazione al Parlamento sulla lotta alle mafia nel secondo semestre del 2018. «La criminalità cerignolana è rappresentata dai clan Piarulli il cui vertice risiede in Lombardia, e Di Tommaso che è stato rinvigorito dalla scarcerazione di alcuni esponenti di peso; è una criminalità» si legge nella relazione della Dia «che mantiene la propria vocazione verso i reati predatori (rapine ai Tir, furti di autovetture e di mezzi pesanti) realizzati con forme di pendolarismo. Correlata a questa attività è la ricettazione dei pezzi di ricambio dei veicoli, la nazionalizzazione di autovetture clonate estere e il recupero di materiale ferroso. I gruppi di Cerignola sono diventati, tra l’altro, un punto di riferimento anche per altri sodalizi, sia nel sostegno delle latitanze, sia nelle attività di riciclaggio, grazie alla capacità di schermare efficacemente i profitti illeciti, anche mediante prestanome, in attività di ristorazione, nella filiera agroalimentare e nel commercio di carburante».

L’analisi della Dia si sposta poi sull’area dei cinque reali siti (Orta Nova, Stornara, Stornarella, Ordona e Carapelle) che «pur risentendo in modo significativo dell’influenza della criminalità cerignolana, annovera realtà, come quella di Orta Nova, caratterizzata da un forte tessuto criminale autoctono (clan Gaeta e Russo), capace di ben interagire con la mafia cerignolana e foggiana, specie nel mercato degli stupefacenti e delle armi, nella ricettazione, nel riciclaggio e nei reati predatori. Tale dinamicità è verosimilmente alla base anche di collegamenti extraregionali, in modo particolare con la Campania, come emerso in occasione dell’esecuzione, il 17 luglio 2018, di una misura cautelare nei confronti di un gruppo criminale da quattro soggetti di Orta Nova ed uno di Avellino, cui sono stati contestati danneggiamenti in danno di quattro parchi eolici, ubicati nella provincia di Avellino. Le indagini ne hanno evidenziato il chiaro tenore estorsivo, legato alla mancata attribuzione dei compiti di manutenzione alla ditta di proprietà dell’indagato avellinese». Quanto all’area di Trinitapoli, la Dia rimarca come «le recenti dinamiche criminali hanno determinato l’ascesa del clan Miccoli-De Rosa storicamente contrapposto al gruppo Gallone-Carbone: il ritorno in libertà di esponenti di spicco di quest’ultimo sodalizio potrebbe tuttavia determinare ripercussioni destabilizzanti in seno a quel tessuto criminale». E non a caso tra gennaio e aprile di quest’anno a Trinitapoli si sono registrati due morti ammazzati su entrambi i fronti e l’operazione «Nemesi» di Dda e carabinieri dello scorso 7 giugno contro il clan Gallone con 8 arresti per armi ha svelato una serie di progetti di omicidio.

MAPPA ALLENZE DEI CERIGNOLANI NEUTRALI Foggiani, sanseveresi e garganici alleati e pronti a darsi una mano nelle guerre di mafia. Mentre i cerignolani si chiamano fuori dallo schierarsi con le batterie che si fanno la guerra, preferendo fare affari con tutti soprattutto nel rifornimento di droga ed anche – ed è questa la più importante novità emersa dall’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia sulla criminalità del basso Tavoliere – diventando «un punto di riferimento anche per altri sodalizi criminali sia nel sostegno delle latitanze, sia nelle attività di riciclaggio, grazie anche alla capacità di schermare efficacemente i profitti illeciti mediante prestanome, in attività di ristorazione, nella filiera agroalimentare e nel commercio di carburante». La mafia cerignolana sarebbe quindi una sorta di holding del crimine che opera nel settore della droga, del riciclaggio di auto rubate e soldi sporchi, dei furti in tutta Italia in magazzini e depositi, negli assalti a Tir, blindati e caveau, anche se poi resta difficile capire se tutto rientri dietro un’unica regia oppure se mafiosi e rapinatori siano due entità distinte, visto che la criminalità cerignolana è l’unica del panorama foggiano a non essere interessata da una quindicina da blitz antimafia in serie, come invece avviene per Foggia, alto Tavoliere e promontorio garganico.

tratto da LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO