“Il brutto episodio di Canosa di Puglia riporta di attualità fenomeni che purtroppo ci troviamo spesso ad analizzare: il bullismo, l’aggressività del branco, la violenza e la discriminazione nei confronti di persone​ divers-abili. Come spesso ci troviamo a ribadire, si tratta di fenomeni sempre più diffusi per i quali noi adulti dovremmo riflettere​ in merito alla mancanza di limiti, di interiorizzazione delle regole e di modelli idi riferimento che educhino al rispetto per il prossimo”. E’ quanto sottolinea il presidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia, Antonio Di Gioia, in riferimento all’aggressione subita durante la festa patronale di Canosa da Giuseppe, un ragazzo di Cerignola affetto da una ridotta capacità uditiva. “Prendersela con il più debole, specie quando si è in branco, è soprattutto un atto di violenza, di mancanza di rispetto dell’alterità”, prosegue il presidente degli psicologi pugliesi.

“In questo caso se la sono presa con lui perché ha tentato di reagire, ha provato a difendere il fratello a cui volevano rubare il telefono. Ci troviamo dinanzi ad atti di prevaricazione, di​ violenza non solo rivolti alle vittime, ma anche a chi si trova, anche inconsapevolmente, a fare da spettatore. Giuseppe ha reagito, non ha accettato il torto subito dal fratello. E ne ha subito le conseguenze. Ha dimostrato coraggio, ha dimostrato amore, ha fatto quello che andava fatto. A lungo porterà dentro di sé, ancor più che fuori, le conseguenze dell’aggressione subita. Per questo va certamente aiutato. Facendogli però comprendere che il suo gesto, la sua reazione, valgono molto più di mille parole e per questo deve sentirsi orgoglioso. Ora, come giustamente sottolineato dal sindaco di Canosa, auguriamoci che altri trovino lo stesso coraggio e aiutino le forze dell’ordine a rendere giustizia a Giuseppe. Perché a trionfare deve essere l’amore e non la violenza”.

“Il sindaco ha ragione anche quando parla di rieducazione”, aggiunge Geremia Capriuoli, consigliere dell’Ordine degli Psicologi. “E’ una parola chiave, esattamente come prevenzione. Occorre intervenire con azioni, percorsi di educazione alla relazione socio-affettiva in tutti i contesti di aggregazione, organizzare momenti di incontro con i ragazzi e non solo negli istituti scolastici”. “È necessario coinvolgere gli adulti attraverso percorsi di sostegno alla genitorialità”  prosegue Geremia Capriuoli, “per aiutare i genitori ad educare i ragazzi al rispetto dell’altro e a costruire relazioni sociali corrette”.

A questo proposito l’Ordine degli Psicologi ribadisce per l’ennesima volta che “sono indispensabili gli psicologi nelle scuole di ogni ordine e grado, nei Comuni”. “Siamo pronti a dare il nostro contributo e intervenire non solo nel percorso riabilitativo, ma soprattutto nella prevenzione del fenomeno, prevenire intervenendo nei processi di socializzazione, nei gruppi, nella formazione dei docenti, nel sostegno alla genitorialità”, conclude il presidente Di Gioia.