Dipaola

Amato Dipaola è stato ucciso con cinque colpi di pistola in punti vitali, circostanza che confermerebbe la chiara intenzione di uccidere da parte del cugino Sebastian Ganci. Questi gli esiti – a sentire l’avvocato della parte offesa Antonio Merlicco – dell’autopsia sul corpo di Di Paola eseguito nella giornata di oggi a Pavia presso l’Istituto di Medicina Legale.

Ad effettuare le rilevazioni il dottor Moretti, che ha evidenziato come la vittima sia stata raggiunta da cinque proiettili, uno dei quali alla testa, mentre gli altri hanno colpito il torace in punti comunque vitali. L’autopsia è durata oltre sei ore. L’indagato è rimasto in carcere e per lui vi sarebbe l’accusa di omicidio aggravato, oltretutto da futili motivazioni.

La famiglia ha fatto sapere che si costituirà parte civile in un procedimento che vede contro tra loro dei parenti. Inoltre a breve il PM potrebbe autorizzare la tumulazione, in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari. Il 29enne cerignolano era stato ucciso nella giornata di domenica, di primo mattino, nell’abitazione di Tavazzano dal cugino, guardia giurata 40enne, di cui era ospite. Ad armare la mano di Sebastian, la gelosia per una ragazza romena di 17 anni.

Intanto l’indagato nella giornata di ieri è stato ascoltato dal pm di Milano Andrea Fraioli. A scatenare il gesto sarebbe stata una frase di Dipaola arrivato pochi giorni prima da Cerignola. «A me di lei non interessa niente – avrebbe detto -, la voglio solo portare a letto». Si lavora inoltre per per capire il ruolo della minorenne, unica testimone dell’efferato delitto. «Ganci ha confessato subito – spiega invece l’avvocato Eliana Zecca del foro di Milano –. Ha litigato con il cugino, poi ha raccontato di aver perso la testa e di aver colpito il parente con cinque colpi di pistola in preda a un raptus». Da qui la tragedia che ha sconvolto tanto la comunità di Cerignola quanto quella di Tavazzano.