Una consulenza sulle immagini delle telecamere all’interno dell’abitazione e acquisizione dei tabulati telefonici, il tutto al fine di approfondire le indagini e quindi poter valutare un eventuale altro movente alternativo a quello al momento ipotizzato. L’ha deciso il pm di Milano Andrea Fraioli che coordina le indagini sull’omicidio di Amato Dipaola, il ventinovene di Cerignola ucciso l’11 agosto a Tavazzano (vicino Lodi) dal cugino Sebastian Ganci, 40enne guardia giurata, che era andato a trovare. Il giovane è stato ucciso con 5 colpi di pistola all’interno dell’appartamento di una palazzina ex Aler dove Ganci vive: il vigilante ha confessato d’aver sparato per gelosia nei confronti di una diciassettenne romena; l’indagato avrebbe sparato dopo che Dipaola avrebbe detto: «a me di lei non interessa niente, la voglio solo portare a letto».

Dopo questa fase di approfondimento dell’indagine, che dovrebbe risolversi nel breve periodo, la vicenda dovrebbe approdare nelle aule di Tribunale. Difficile al momento la possibilità che si proceda con il rito abbreviato, essendo contestata l’aggravante dei futili motivi, a meno che il Gup non la escluda. Inoltre sono state disposte ed effettuate le analisi sull’indagato per verificare se fosse sotto effetto di alcool o stupefacenti, cosa che potrebbe rappresentare una ulteriore aggravante.

da La Gazzetta del Mezzogiorno