La Lapige ha deciso: il nuovo tecnico è il molfettese Michele Drago
La società pone il primo tassello per ripartire nella prossima stagione
La Lapige Cerignola ha scelto il nuovo tecnico per il prossimo campionato: si tratta di Michele Drago, 56 anni, nativo di Molfetta. Il neo coach gialloblu ha alle spalle una carriera di lungo corso ed un palmarès di tutto rispetto: venti stagioni da primo allenatore in B (tra maschile e femminile), cinque in Serie C ed una stagione da head coach ad Altamura (serie A2 femminile); in carniere Drago può vantare nove promozioni in totale, rispettivamente quattro dalla serie C alla B e cinque dalla B alla A, più una finale di Coppa Italia con il Cosenza (B1). Ha iniziato la sua carriera nella città natale e tra i suoi maggiori successi si ricordano l’approdo del Melfi dalla C all’A2 in quattro stagioni e la promozione dell’Altamura dalla B alla serie A. I dirigenti, con l’ufficializzazione del nuovo tecnico, hanno posto il primo tassello per la costruzione della squadra del prossimo anno. Ad affiancare Drago (che torna a sedersi su una panchina dopo qualche stagione di pausa), è stato confermato come secondo Cosimo Dilucia, già vice nella scorsa stagione con Lino Pollo. Queste le prime parole del mister molfettese, nella breve intervista rilasciataci.
Coach Drago, dopo alcune stagioni si rimette in gioco come primo allenatore. Come affronta questa nuova avventura?
«Riparto dalla serie C perché mi piace sposare i progetti: provo l’entusiasmo di un ragazzino avendo trovato una società che ha l’ambizione di crescere. Gli stimoli maggiori sono proprio gli obiettivi da raggiungere, cioè aiutare società e squadra a crescere. Nonostante nella mia carriera abbia ottenuto molte soddisfazioni, il fatto di poter vincere non stanca mai».
Quali obiettivi si propone per la squadra?
«Sono del parere che i passi vanno fatti poco alla volta, con i piedi per terra. Chi vuole vincere tutto e subito non ha futuro e non ha un progetto ambizioso e lungimirante: soltanto avendo la pazienza di costruire si possono raccogliere i frutti. Si sta allestendo una squadra ambiziosa, che può lottare per le prime posizioni, se tutto va per il verso giusto. Al momento, non so dire se può vincere il torneo».
Quali sono le caratteristiche principali del suo metodo di lavoro?
«Ognuno ha il suo modo di intendere la pallavolo: personalmente lavoro molto sui fondamentali e sul gruppo, nel quale ciascuno deve lavorare con la propria testa, non soltanto applicando la tecnica e la tattica. Se non si è forti mentalmente, non si va da nessuna parte».
Nella rosa dello scorso anno erano presenti alcune giovanissime: è sua intenzione seguirle e farle crescere?
«Qualche elemento interessante di sicuro c’è e devo dire che si cresce anche stando a contatto con l’allenatore ma soprattutto con compagne di un certo livello, dalle quali puoi imparare molto. E’ questa la nostra intenzione e coloro che resteranno ne beneficeranno».
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