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Caso Biancofiore | «Tutto ok?», «Per niente, torna subito». Ecco gli sms

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Agli atti dell’inchiesta di Procura e agenti del commissariato cerignolano che ha portato martedì scorso agli arresti domiciliari il noto imprenditore Gerardo Biancofiore per concorso in istigazione alla corruzione, ci sono anche gli sms che l’imprenditore e il socio e coindagato a piede libero Rocco Bonassisa si scambiarono prima e dopo la consegna della scatola di biscotti al sindaco Franco Metta, dove invece c’erano 20mila euro, consegna avvenuta il primo pomeriggio del 7 dicembre del 2016 in Comune. Fu Bonassisa, in occasione dell’interrogatorio davanti al pm, a consegnare una serie di sms che si era scambiato con Biancofiore nei giorni sui quali si concentra l’indagine.

«Di particolare rilievo sono i messaggi scambiati tra i due indagati il giorno del fatto» (il 7 dicembre del 2013) «a partire dalle 15.16» annota il gip Marco Ferrucci nell’ordinanza di custodia cautelare a carico di Biancofiore. «Come risulta dai tabulati, alle 14.56 Bonassisa contatta Metta dopo aver ricevuto una telefonata a cui non aveva risposto: la telefonata durò 19 secondi, tempo compatibile con la sfuriata del sindaco» (che gli disse «mai sei pazzo, come ti permetti, con chi credi di avere a che fare?») «certamente sufficiente a far comprendere che Metta non aveva affatto apprezzato l’”omaggio”».

«Alle 15.16» prosegue la ricostruzione del gip «Biancofiore chiede “tutto ok” e Bonassisa gli risponde “per niente, devi tornare URGENTEMENTE!!!”. Alla richiesta di Biancofiore di ulteriori informazione “Cioè cosa è successo, cosa ti ha detto”, Bonassisa replica di “aver fatto” ma che Metta l’ha chiamato subito dopo arrabbiato “come una bestia” dandogli del “pazzo”, e esprimendo la considerazione che sia necessario trovare una soluzione il prima possibile: “Devi mettere pezze, ma subito, a mio avviso prima torni e parli e più speranze abbiamo di mettere una pezza”».

Per il gip «le dichiarazioni di Bonassisa, che ammette la propria responsabilità chiamando in correità Biancofiore, sono confermate nella loro attendibilità da plurimi elementi di riscontro esterno. Tali sono senza dubbio quelli che rinvengono dai messaggi scambiati tra i due indagati. I messaggi, sulla cui genuinità non può dubitarsi, mostrano chiaramente la compartecipazione di Biancofiore al progetto che Bonassisa avrebbe dovuto materialmente attuare. Ulteriore elemento di riscontro è costituito dai messaggi inviati da Biancofiore a Metta, da cui risulta un atteggiamento di preoccupazione (“che posso fare? Se vuoi rientro da Milano, non sono tranquillo”) che non appare spiegabile se non in relazione a possibili conseguenze spiacevoli per un fatto di cui lo stesso Biancofiore si riteneva corresponsabile. Diversamente da quanto riferito nell’interrogatorio, infatti Biancofiore non chiese il motivo dell’ira manifestata da Metta, presupponendo che ne fosse a conoscenza. La lettura congiunta di questi messaggi e di quelli scambiati tra i due indagati esclude in radice la possibilità che Biancofiore non fosse pienamente partecipe della condotta di Bonassisa. Proprio dopo aver ricevuto la sollecitazione di Bonassisa a ritornare per cercare di “mettere una pezza”, Biancofiore chiese a Metta se è necessario che torni da Milano in quanto non si sente tranquillo: è logico ipotizzare» conclude il giudice «che del tutto diversa sarebbe stata la reazione di Biancofioe se non fosse stato a conoscenza delle finalità dell’incontro tra Bonassisa e Metta».

La Gazzetta del Mezzogiorno

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