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«Londra è stata certamente la mia fortuna ma ai giovani dico di non lasciare il sud»

Francesco Draisci, architetto di origini cerignolane, collaboratore di Rogers e Arad. «DALLA MIA TERRA HO PORTATO TUTTO, A COMINCIARE DAL RISPETTO PER L’ESSENZIALE»

Dalla sua casa londinese guarda all’Italia e alla Capitanata, la sua terra natale, sempre con occhio attento e il cuore proteso. Francesco Draisci, cerignolano, da più di venti anni vive e lavora con successo nella capitale britannica. Il suo studio di architettura (www.draisci.com), specializzato nella progettazione degli interni, è tra i più quotati e attivi: dopo aver collaborato con Richard Rogers e Ron Arad, ha collaborato con marchi come Karl Lagerfield, Nike, Nokia, Peroni e ha un’operatività che va da Mosca a Parigi. Tra i suoi ultimi progetti, la progettazione della cattedra e del crocifisso della Cattedrale di Leicester.

Il 2017 che si è appena concluso è stato un anno importante che lo ha portato ad affermarsi in una prestigiosa competizione “The Architect Pitch”, vincendo la concorrenza di altri studi londinesi.Che cosa ha portato della sua personale storia di pugliese, e di cerignolano in particolare, a Londra nella sua esperienza quotidiana? «A parte i cicatelli di grano arso e la bella oliva di Cerignola, io e Rosalba abbiamo le stesse origini, quindi trasmettiamo quotidianamente ai nostri figli il meglio di quello che abbiamo imparato dalle nostre rispettive famiglie. Sicuramente abbiamo portato la passione per la qualità delle cose semplici, come le ricette pugliesi, che si riflette nella economia dei mezzi che utilizziamo per i nostri progetti, utilizzando il minimo necessario per massimizzare i risultati. Lo spirito gioioso della nostra terra ci ispira da sempre nell’uso dei colori, per i quali si distinguono i nostri progetti. L’orgoglio della propria casa è fortissimo nel meridione d’Italia. Tale orgoglio domestico è assolutamente estraneo alla cultura britannica. Nei nostri progetti residenziali manteniamo sempre l’attenzione a dettagli pratici ispirati dalla saggezza delle casalinghe pugliesi. Ci aiuta a tenere i piedi per terra e a non perdersi negli aspetti inutilmente “cosmetici” di un progetto».

Lei è a Londra da 22 anni. Come mai ha scelto questa destinazione? «Fin dall’età di 14 anni, Londra è sempre stato un forte riferimento culturale per me, i miei fratelli e i miei amici, per la musica, la mo-da, lo spirito di tolleranza, i milioni di stimoli culturali e la circolazione di idee nuove. Prima di Londra ho vissuto a Firenze per una decina d’anni fino al 1995. Tuttavia, cercando l’opportunità di esprimere le proprie idee, era necessario trasferirsi in un’ambiente che avesse un mercato di idee nuove».

Che cosa le ha dato Londra in questi anni? «Da un punto di vista strettamente personale, la possibilità di costruire una famiglia. Inoltre anche i miei fratelli lavorano a Londra in campi creativi. Per la mia crescita personale e professionale, Londra mi ha dato tanti stimoli culturali, ma soprattutto l’opportunità di imparare e collaborare con maestri del progetto eccezionali come Richard Rogers e Ron Arad, tra altri che ho incontrato sulla mia strada. Londra è una città estremamente variegata e competitiva, in cui bisogna sempre essere aggiornati. È una città in cui non è facile socializzare, ma che ha un’etica del lavoro molto sviluppata ed è meritocratica per chi ha voglia di darsi da fare».

Dal suo osservatorio come vede l’Italia? «Seguo con passione le vicende del nostro Paese. Esistono grandi risorse naturali e storiche da preservare e valorizzare, talento e capacità sulle quali basare l’intera economia del paese, ma si investe davvero pochissimo nell’innovazione e nella ricerca, così come si investe poco sugli individui tra i 20 e i 50 anni, età in cui gli esseri umani sono al pieno della propria forza fisica e intellettuale per trainare un Paese. Tanti come me, sono andati fuori dall’Italia per affermarsi e oggi contribuiscono alla ricchezza economica di un altro paese, pur rimanendo italiani. Credo che il mondo futuro, non solo in Italia, sarà sempre più complesso, più costoso, più pieno di regolamenti indirizzati a gestire una società articolata, multi-etnica e multi-gender e occorre prepararsi con grande apertura mentale».

Che cosa consiglierebbe che ha deciso di trasferirsi a Londra? «Premesso che tali “trasferimenti” hanno sempre bisogno di un po’ di incoscienza e spirito di avventura ed adattamento, questo non sembra il periodo ideale per trasferirsi a Londra senza avere una prospettiva lavorativa. La Brexit ha portato un rallentamento dell’economia e si sente nell’aria forte crisi economica e sociale. Forse, a rischio di andare controcorrente, consiglierei ai meno avventurosi, ma non meno intraprendenti, di incanalare la propria intelligenza ed energia nel reinventare il proprio mondo e mettere a frutto le proprie intuizioni nella propria terra. Occorre un forte spirito di iniziativa personale, pari a quello di chi espatria. Individuando un mercato del lavoro meno saturo, si ha il vantaggio di avere meno competizione. La nostra amata Puglia è molto ricca di risorse come il sole e la terra che hanno sempre bisogno di nuove idee ed iniziative per essere valorizzate maggiormente».

Enza Moscaritolo
La Gazzetta del Mezzogiorno

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