«È paradossale che nel terzo agro più vasto in Italia, un territorio che ha potenzialità per cui tutti potrebbero vivere meglio, si vada invece sempre peggio». Esordisce così, a lanotiziaweb.it, Marco Giordano, giovane imprenditore agricolo di Cerignola che vuole porre all’attenzione della comunità, degli organi competenti e delle Istituzioni, le molteplici, ed estenuanti, criticità con cui il settore primario del territorio deve avere a che fare. Una situazione che si protrae da tempo, e che nel corso di questa estate sembra essersi aggravata con conseguenze che rischiano di essere irreversibili, qualora si indugiasse a intervenire. Eccellenze come le nostre uve, da vino e da tavola, i nostri pomodori, la Bella di Cerignola e diverse altre, sono a serio repentaglio se non se ne supportano a dovere i produttori, lasciati soli fra l’incudine e il martello di emergenze climatiche e strutturali e guadagni che non coprono più i costi.
«L’agricoltura dovrebbe essere il traino della nostra economia, perché essa sviluppa qualità e competenze. Invece ci si va a scontrare con una crisi climatica, che quest’anno ha avuto del surreale con temperature che non hanno eguali, e un’incapacità politica-gestionale che causa un’evidente difficoltà di prospettiva economica e prospettiva politica su come risolvere problemi strutturali», afferma Giordano, che spiega come a far ulteriormente precipitare le cose sia stato il disservizio delle condutture registrato nelle nostre campagne lo scorso 12 agosto. In questa direzione ha deciso di intervenire, presentando un esposto indirizzato al Consorzio di Bonifica della Capitanata e all’Assessorato Regionale all’Agricoltura: «Al Consorzio si chiede di adottare, per la gestione della residua scarsa risorsa idrica disponibile, un criterio di ripartizione equo, proporzionato agli utenti del comprensorio che non hanno beneficiato dell’acqua». Uno stato delle cose che ha dell’incredibile, come ci testimonia l’imprenditore, se si considera che a inizio stagione gli invasi erano molto pieni.
Giordano ha inoltre avviato una raccolta firme, che ha già riscosso l’adesione di un buon numero di agricoltori locali. «I guasti alle condutture sono il sintomo di un problema ben più serio, aggravato dall’inerzia istituzionale, politica e anche delle associazioni di categoria, che non vanno oltre i comunicati stampa» è quanto denuncia con forza, indicando come si debba assolutamente intervenire su «speculazione sui prezzi, ormai al di sotto dei costi di produzione, crisi climatica, sempre più attanagliante, pianificazione del territorio sulle colture in base alle risorse idriche disponibili, e pensare un’agricoltura pronta alle prossime sfide, che in realtà sono già nel presente». C’è, quindi, un comparto che non solo vuole far sentire la propria voce, ma sottolineare l’esigenza improrogabile di far sedere tutte le componenti attorno a un tavolo e discutere seriamente: «Cerignola è stata il luogo che nel 1903 ha ospitato il Congresso Internazionale dell’Agricoltura. Oggi, invece, questo territorio rischia di avere un futuro in cui l’agricoltura muore e avremo solo pannelli solari e pale eoliche».
Se non è un grido di disperazione, quello del comparto agricolo cerignolano è quantomeno un richiamo forte agli organi preposti, alle Istituzioni, alle associazioni tutte, a dare delle risposte concrete e assumersi fino in fondo le proprie responsabilità. E Marco Giordano rimarca in conclusione: «Vivo altrove ma non sono scappato dalla mia terra, non l’ho mai rinnegata, altrimenti non ci avrei mai investito. Quando i banchi dei supermercati si svuoteranno e non ci sarà più cibo sulle nostre tavole, si capirà che questo non era solo un problema degli agricoltori, ma di tutti. A quel punto, però, sarà davvero troppo tardi».



