Cerignola, la Cooperativa Sociale “Padre Pio” festeggia i suoi primi trent’anni di attività

Una delle realtà sociali più longeve del nostro territorio, che ha curato, cresciuto e salvaguardato un’ampia comunità composta da bambini, ragazzi, famiglie, anziani e persone con fragilità, si è radunata per rivivere il suo lungo e impegnativo cammino e guardare al futuro con rinnovato slancio

Trent’anni, ma con uno spirito, una voglia di fare e di sognare ancora che è tipica degli adolescenti. Da quel 1996 in cui ha dovuto partire da zero, ereditando un luogo con un vissuto tutt’altro che leggero, la Cooperativa Sociale “Padre Pio” di strada ne ha percorsa. Una strada lunga tre decenni, in cui, nell’omonimo, ampio e polivalente Centro situato in Vico III Melfi, nel cuore del Rione Pozzo Carrozza, chi vi ha operato si è quotidianamente speso per fare comunità, per fornire accoglienza, educazione, promuovere il benessere collettivo e instaurare legami che lo scorrere del tempo non ha scalfito. La Cooperativa è divenuta così una grande famiglia, che ha voluto festeggiare il suo compleanno in cifra tonda nelle giornate del 12 e 13 giugno, ovviamente presso il Centro, alla presenza di chi lo abita e anima, dei propri operatori, delle Istituzioni di oggi e di quelle che all’epoca ne hanno favorito la nascita e lo sviluppo.

«Non è stato facile arrivare a trent’anni di attività – confessa lo storico presidente della Cooperativa, Giuseppe Dellerba, a lanotiziaweb.it -. Abbiamo avuto, nell’arco di tutto questo tempo, momenti belli e momenti difficili. Di questi ultimi, ad esempio, penso a quando è arrivata la pandemia, dovendo vivere un periodo di forte turbamento che ci ha costretto a stare lontano dai nostri ragazzi». Un Centro frequentato da ragazzi, ma non solo: «In trent’anni abbiamo svolto numerosissime attività, però non solo per loro. Oltre ai ragazzi accogliamo tanti anziani, i quali rappresentano quella fonte di verità che aiuta i nostri giovani a crescere. Abbiamo voluto che ragazzi e anziani stessero assieme per far sì che ci fosse questo scambio». Trent’anni non sono un punto d’arrivo, bensì di ripartenza: «Abbiamo tante idee che vogliamo mettere in atto. La nostra speranza è di riuscirci ancora, anche con l’aiuto dell’Amministrazione che per una realtà come la nostra deve rappresentare un supporto fondamentale».

C’è chi in questa Cooperativa ci è cresciuto, nel vero senso della parola, per diventarne nel tempo un punto di riferimento per chi la fase più delicata della crescita la sta attraversando oggi. È il caso dell’educatrice e docente di musica Kelia Dellerba: «Nel 1996 avevo 16 anni, vivendo da figlia l’apertura della Cooperativa e l’inizio di tutte le sue attività, provando molta ammirazione per mio padre e mia madre, che hanno avuto tantissima forza. Hanno tirato fuori idee che trent’anni fa erano assolutamente innovative. La collaborazione con il terzo settore era ancora ai primordi, quindi partire non è stato affatto semplice». Ricordando con orgoglio come suo padre Giuseppe sia da allora, instancabilmente, il presidente della Cooperativa, aggiunge: «Credo che nessuno di noi agli inizi abbia mai pensato di raggiungere i trent’anni e di avere lo spirito per ripartire ancora da qui. Abbiamo sempre vissuto un po’ alla giornata, soprattutto quando abbiamo attraversato momenti difficili e a volte c’è stato il timore di non farcela. Tuttavia, la voglia di far crescere i nostri ragazzi ci ha fatto andare avanti: toglierli dalla strada, introdurli in un ambiente sano e protetto, perché diventassero quei bravi cittadini di cui una città come Cerignola ha tanto bisogno».

Infine, abbiamo ascoltato un’altra delle figure su cui questa ampia e variegata comunità ha sempre saputo di poter fare affidamento: l’educatore volontario Francesco Quinto. Quando gli viene chiesto se si sarebbe aspettato di festeggiare i trent’anni con la Cooperativa, sorridendo risponde «sinceramente no, perché, quando abbiamo iniziato, tutto attorno era molto difficile e a tratti confuso. Avevamo a che fare con i bisogni dei piccoli, che ci sovrastavano. Parlo di povertà, non solo materiale. Ricordo ancora i visi, i volti dell’epoca, quelli di ragazzini e ragazzine che ci chiedevano aiuto parlando con gli occhi: per le loro difficoltà, per quelle delle loro famiglie e del loro ambiente. Però, con il passare del tempo, questo Centro è diventato un riferimento per la zona, a tal punto che un amico che si occupa di compravendita di case mi disse che le case circostanti avevano persino visto aumentare leggermente il loro valore». Con un filo di commozione che gli si legge negli occhi, Quinto sottolinea: «Oggi rivedremo alcuni di quei giovani volti, con i loro figli. E, pensando a quel periodo, credo che grazie a Dio ce l’abbiamo fatta a resistere e ad essere ancora qui dopo trent’anni. Questo Centro – conclude – ha cambiato la vita anche a noi educatori».

Gioacchino Matrella
Gioacchino Matrella
Classe '86. Laureato in Lettere Moderne e in Filologia, Letterature e Storia presso l'Università degli Studi di Foggia. Amante del cinema d'autore, in particolare italiano. Collabora con lanotiziaweb.it dal 2016.

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