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Foggia libera Foggia: è grande partecipazione popolare per dire “no” alla criminalità

Il presidente del consiglio Conte conferma una sezione della DIA a Foggia

Sarà un giorno da ricordare il 10 gennaio 2020 perché mai si era vista una piazza così imponente rispondere all’appello di don Ciotti. Una piazza per Foggia, per «liberare» Foggia dalle sue gabbie fisiche e mentali. Migliaia e migliaia di persone, di ogni età e ceto sociale, hanno preso parte al corteo di «Foggia Libera Fogia» concluso nell’isola pedonale in un clima di rinnovata fiducia contro ogni rassegnazione.

«Siamo qui per disinnescare la miccia della paura e della rassegnazione. Siamo qui per fare emergere i tanti valori della nostra terra affinché ci sia un passaggio, un cambiamento. È importante che ci sia continuità. Noi non possiamo lasciare la responsabilità solo sulle spalle della magistratura e delle forze di polizia, perché c’è una responsabilità di noi cittadini. Guai se non fosse così, guai se viene meno questo», ha detto il fondatore di Libera, don Luigi Ciotti, che ha parlato non solo della necessità di dare risposte – anche come cittadini – alle sfide delle organizzazioni mafiose, ma anche di dare risposta alla richiesta di lavoro, sicurezza, scuola, cultura per Foggia, la Capitanata, la Puglia e il sud.

«La chiesa è sempre vicina a coloro che soffrono. Il coinvolgimento è bello perché è bello sapere che si cammina per una città più fraterna e solidale», ha aggiunto l’arcivescovo di Foggia e Bovino, monsignor Vincenzo Pelvi. Sul palco anche i parenti delle vittime della mafia: «Quando è stato ucciso mio padre siamo rimasti soli. Sembravamo degli appestati, lo Stato non c’era e vedere invece oggi questa partecipazione mi emoziona», ha detto Francesco Ciuffreda, figlio di Nicola imprenditore edile ucciso dalla mafia nel 1990 che con altri parenti di vittime di mafia è intervenuto a conclusione del corteo di Foggia. «Non abbiate paura e non mollate mai», ha aggiunto ringraziando Libera e «don Luigi Ciotti che – ha detto – ci hanno dato la forza di uscire dal nostro isolamento». «Dopo l’omicidio di mio suocero nel 1992, sembravamo noi i mafiosi a Foggia. Ci eravamo chiusi in casa perché eravamo so- li», ha raccontato sempre dal palco Giovanna, nuora di Giovanni Panunzio imprenditore edile ammazzato nel 1992 perché aveva denunciato il malaffare in città.

Al corteo ha partecipato anche Cristian Vigilante, manager sanitario a cui venerdì scosso hanno fatto esplodere una bomba sotto l’autovettura. «Sono in piazza come tutti i cittadini per manifestare contro ogni tipo di mafia – ha detto – Mi sento un cittadino come tutti e come tutti dico no alla mafia». «La mia vita è cambiata – ha aggiunto – nel senso che c’è una maggiore attenzione e timore, ma si cerca di riprendere la vita di tutti i giorni in maniera normale anche con il supporto delle Istituzioni che mi sono molto vicine». «Non posso dire di non aver paura – ha concluso – però cerco di dare serenità a mia moglie e ai miei figli. Con loro cerco di distrarli, di farli giocare e ridere».

«PRESTO LA SEZIONE DELLA DIA, LO STATO C’E’» Da Roma arriva l’incoraggiamento del premier Giuseppe Conte, foggiano di Volturara Appula: «La lotta alle mafie non deve avere bandiere né colori politici. E’ una lotta che deve vederci tutti uniti nella stessa direzione a difesa di libertà, legalità e giustizia. La manifestazione di Libera è un segnale incoraggiante perché per sconfiggere le mafie la risposta deve arrivare netta e chiara anche da parte dei cittadini, che devono farsi comunità, perché solo insieme si può sconfiggere il malaffare». «I foggiani non devono sentirsi soli, perché lo Stato c’è ed è con loro. Non abbandoniamo Foggia così come non abbandoneremo nessun altro territorio, dal Sud al Nord. La risposta dello Stato agli attentati che si sono verificati a inizio anno è stata immediata, forte e tempestiva, a dimostrazione dell’attenzione che il Governo riserva al contrasto alla criminalità organizzata: le imponenti operazioni che sono state portate a termine dalle forze di polizia, a poche ore da quei gravi episodi, a Foggia e nel Barese, hanno visto un dispiegamento massiccio di uomini e donne e una piena sinergia tra forze dell’ordine, prefetture e magistratura». Il premier Conte è tornato anche sulla nascita della Dia a Foggia: «Positivo è anche l’impegno annunciato dal ministro Lamorgese di istituire una sezione della Dia a Foggia: un ulteriore segno della vicinanza dello Stato e delle Istituzioni al territorio. Questo esecutivo è dalla parte di chi reagisce, di chi decide di non restare indifferente di fronte ai soprusi e alle violenze della criminalità organizzata».

tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno

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