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“Lo slogan è fascista di natura”. E le bandiere ?

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Stefano Campese
Avvocato e giornalista. Già corrispondente da Cerignola per 'il Corriere del Sud' e per 'il Quotidiano di Foggia'. E' tra i fondatori dell'associazione OltreBabele e coordinatore del locale sportello di Avvocato di strada. La rubrica "Articolo 3" è ospitata anche sul sito web www.avvocatostefanocampese.it

1994, Daniele Silvestri pubblica la canzone “Voglia di gridare”, oggi una delle più conosciute del suo ormai cospicuo repertorio. Il senso è semplice quanto stimolante: lo slogan riduce, semplifica, massimalizza. Un condensato che denuncia ma non spiega, che va gridato e non detto, che deve colpire e non dialogare. Che, qundi, secondo Silvestri, è “fascista di natura”. Lo stesso  si può dire dei simboli e, quindi, delle bandiere. Pezzi di stoffa, colorati o meno, che servono a identificare un popolo, a richiamare uno spirito di appartenenza, a rivendicare battaglie, successi e sconfitte. Le hanno tutti le bandiere: partiti (di sinistra, di centro e di destra), sindacati, movimenti, nazioni, associazioni. Una lunga premessa per proporre una riflessione su quanto successo sabato scorso, prima dell’inizio della manifestazione anti – inceneritore. Cicogna ed Idv scendono in piazza con le proprie bandiere, qualcuno mugugna anche in virtù di una nota del Comitato organizzatore che invitava a lasciare a casa i propri vessilli. Volano parole grosse, la tensione si taglia a fette, fino a quando non si decide comunque di partire. Eppure quei pezzi di stoffa lasciano il segno: Pd e Sel battono in ritirata, accusando poi i partiti di cui sopra, di aver “strumentalizzato” la manifestazione. Gianni Ruocco dei Moderati per Tonti attacca la scelta del Pd di disertare il corteo, lasciando il popolo di sinistra (ancora una volta) senza una ‘guida’. Due le considerazioni che s’impongono nel merito: tanta gente, di sinistra, ha continuato a manifestare per una battaglia che ritiene comunque giusta, fregandosene se il proprio partito se l’è squagliata. Un po’ come quando, a Napoli, i dirigenti invitavano a votare per il candidato Pd e la gente è andata a votare in massa de Magistris. A sinistra succede così da un po’. Seconda considerazione: quanto è giusto togliere un simbolo, in questo caso una bandiera ad un popolo che in essa si riconosce ? Non è forse questo il vero atto di violenza ? La sbornia dell’anti – politica a tutti i costi ci ha fatto perdere le coordinate ? Il dubbio è che chi ha cercato di ‘spogliare’ l’altro del proprio simbolo, forse non ha la forza di mostrare il proprio. Eh no… continuerò ad ascoltarti Silvestri, ma questa volta non ti do ragione. Perché gli slogan, i simboli, le parole d’ordine, solo e soltanto se abusati, possono diventare ‘fascisti’. L’omologazione forzata, invece, quella sì, è fascista di natura.

Stefano Campese

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