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Emanuele Parlati
Giornalista, laureato in Comunicazione istituzionale e relazioni pubbliche. Corrispondente sport per diversi quotidiani pugliesi

Nicola Amoruso appende le scarpette al chiodo. L’attaccante, che proprio oggi compie 37 anni, ha deciso di ritirarsi dall’attività agonistica dopo mesi di voci e trattative varie, fra cui l’ipotesi di un suo approdo a Foggia (poi smentito dalla società rossonera) e il periodo di preparazione nel Perugia ad inizio estate. Seconda punta molto tecnica e veloce, Amoruso esordisce in massima serie nella Sampdoria (in Inter-Samp del 12/12/1993) realizzando tre reti in otto presenze. Dopo un’annata proficua alla Fidelis Andria, il ritorno alla massima serie nel Padova, squadra in cui si segnalò con ben 14 gol nonostante la retrocessione in B; le sue prestazioni attirarono l’interesse della Juventus, rappresentando il punto più alto della carriera. L’allora dirigenza bianconera scommise su di lui e su Vieri (tra i due nacque una forte amicizia) per sostituire i mostri sacri Vialli e Ravanelli ed ebbe ragione. Pur non giocando spesso da titolare, Amoruso seppe regalarsi delle soddisfazioni anche in Europa, come ad esempio nella semifinale di ritorno ad Amsterdam contro l’Ajax decisa da un gol ciascuno di Nick e Bobo.

Girovago prima, Re dello Stretto poi Tre stagioni sotto la mole, con in bacheca due scudetti, una Supercoppa italiana, una Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale: ma il rendimento fu penalizzato da una serie di infortuni dalla quale il bomber fu bersagliato. Seguono le esperienze di Perugia e Napoli e nel 2001 il ritorno alla Vecchia signora caldeggiato da Lippi, grande estimatore del giocatore; ma nella Juve non c’è molto spazio (nonostante un nuovo tricolore) e da lì Nicola inizia il suo personalissimo girovagare per l’Italia. Di nuovo Perugia, poi Como; dal Modena al Messina fino a passare dall’altra parte dello Stretto per scrivere una nuova, esaltante pagina della sua storia calcistica. A Reggio Calabria trascorre tre anni splendidi, nei quali l’apice è rappresentato dal miracolo sportivo della salvezza ottenuta nel 2007 nonostante gli undici punti di penalizzazione: in maglia amaranto Nick ritorna “piede caldo”, realizza 17 segnature (record personale), diventa capitano e forma con Bianchi una temibile coppia di avanti. La prova della gratitudine e del valore dell’impresa di quell’anno sta nell’assegnazione della cittadinanza onoraria della città calabrese nel maggio di quattro anni fa.

Le ultime stagioni e i record Negli ultimi quattro campionati Amoruso si è diviso tra Torino, Siena, Parma ed Atalanta, sua ultima squadra con la quale però non si è lasciato in ottimi rapporti. Messo fuori rosa, nell’ultimo torneo di B non ha mai messo piede in campo e a ciò molto probabilmente si deve la decisione di non giocare più. Per ora l’ormai ex attaccante non vuole pensare a cosa fare da “grande”, ma esclude la possibilità di diventare allenatore. Un palmarès di tutto rispetto quello di Nicola: oltre ai trofei juventini citati, vanno aggiunti una Coppa Italia ed un Europeo Under 21 nel 1996; 414 presenze tra A e B condite da 128 marcature. Detiene anche due record, come il maggior numero di casacche vestite in serie A (tredici) andando a segno per dodici formazioni (solo a Siena non ha gioito mettendo la palla in fondo alla rete). Inoltre, è il miglior cannoniere fra i quattro “centenari” italiani del gol nella massima serie a non aver mai giocato nella nazionale maggiore. Si è tolto diverse soddisfazioni in campo il ragazzo di Cerignola: l’unico potenziale cruccio è che, dato il suo talento e le reti realizzate quasi mai banali, se non fosse stato troppo frenato dagli infortuni avrebbe ancor più illuminato la sua già bella carriera.

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