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    Alcune osservazioni del Comitato contro gli inceneritori in Capitanata

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    Su Cerignola e sul suo agro incombe il pericolo di un altro inceneritore. Infatti la società Caviro di Faenza, operante nel settore dei distillati (Tavernello) anche Carapelle, è presente da anni con una distilleria e dal 2008 ha in progetto la realizzazione di un inceneritore di biomasse e di “materiali comparabili alle biomasse” (ossia Combustibile dai Rifiuti, secondo la legge italiana contestata dall’UE). Già nel settembre 2009 il sindaco Palomba affermava: “E’ inutile ormai discutere della questione Caviro, perché la posizione è chiarissima: è no, punto e basta”.

    Il sindaco è stato allora invitato a fare ulteriore chiarezza, anche alla luce di alcune osservazioni comparse sul blog del comitato spontaneo contro gli inceneritori in Capitanata:

    • Mancano le “biomasse” necessarie in zona per realizzare una vera e propria filiera corta.
    • Secondo le linee guida nazionali, le vinacce sono rifiuti. Ciò comporta: che a) anche se il progetto presentato è inferiore ai 50 MWt, ciò non basterebbe a eludere l’obbligo di VIA (valutazione d’impatto ambientale), necessaria per tutti gli inceneritori di rifiuiti, e che b) l’impianto non è realizzabile su suolo agricolo, ma sarebbe necessaria un’apposita variante urbanistica per la traformazione in suoli industriali;
    • La trasformazione da inceneritore di biomasse in inceneritore di RSU (rifiuti solidi urbani) non è un atto arbitrario, ma è regolato dalla legge.
    • Inoltre, il progetto è incompatibile con lo sviluppo dell’agricoltura, che va ormai inevitabilmente verso il biologico (le aziende della zona che hanno inviato o intendono fare richiesta di certificati biologici devono sapere che sarà molto più difficile).
    • Il Comune di Cerignola, praticamente confinante con la nuova localizzazione, ha già recapitato preventivamente il suo parere negativo presso il Comune di Carapelle, la Provincia di Foggia e la Regione Puglia.
    • Per la vicinanza al cantiere dell’altro inceneritore, sarebbe necessaria una procedura di “area vasta” aggiuntiva, in altri termini una “valutazione ambientale strategica” (VAS); la stessa localizzazione, poi, potrebbe risultare impossibile, perché in base al principio “chi inquina paga”, gli impianti non possono nascere contigui, per l’impossibilità di individuare i responsabili del futuro inquinamento (art. 178, commi 1 e 3 del Dlgs 152/06 s.m.i.).

    AInoltre ricorda il Comitato al sindaco l’importanza di organizzare nel proprio Comune una buona raccolta differenziata col sistema porta a porta e il suo impegno preso un anno fa di stare al fianco della popolazione per fare “fronte comune” contro il progetto devastante della Marcegaglia, che interessa Carapelle come uno dei centri abitati più vicini (circa 9 km). Finora Palomba non ha partecipato nè al convegno sui “rifiuti zero” organizzato dal Coordinamento No Rifiuti del Basso Tavoliere a Cerignola né risulta che abbia preso contatti col Comune di Cerignola, che potrebbe nei prossimi giorni impugnare con un ricorso al Presidente della Repubblica (Consiglio di Stato) l’autorizzazione dell’inceneritore della Marcegaglia – Carapelle è uno dei comuni interessati, che non sono stati ma icoinvolti! Le istituzioni di Carapelle devono allinearsi (fattivamente) alla posizione espressa dal sindaco di Stornarella e presidente pro tempore dell’Unione dei Cinque Reali Siti, per difendere il diritto alla salute e alla salubrità dell’ambiente sancito dalla Costituzione e dagli Statuti dei comuni. La preoccupazione permarrà fin quando ci saranno delle politiche regionali indirizzate alla produzione del combustibile dai rifiuti.