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    La Cicogna ritorna sulla questione “Ladisa” in Zona Industriale

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    Pubblichiamo un comunicato stampa del Movimento Politico “la Cicogna”, a firma Franco Metta, giunto in redazione, sulla questione dell’autorizzazione per la “Ladisa” a operare in Zona Industriale. Di seguito il documento completo.

    Incalzata dal nostro Movimento Politico, l’Amministrazione Comunale ha dovuto occuparsi di “Ladisa”: la ditta che fornisce ai nostri bambini cibo preparato in zona industriale, a qualche metro da un inceneritore. Una condizione che Giannatempo e soci trovano pienamente rassicurante. Hanno chiesto un parere all’avv. De Robertis, amministrativista di fiducia di Giannatempo. Prevedevo che il parere sarebbe stato “tondeggiante”. Le impronte che lasciano i …….piedi di Giannatempo e De Robertis……hanno lo stesso disegno: sono tondeggianti. Un piede tondo, lascia tracce, ma è difficile individuare in che direzione si muova. Eccomi, al parere. Scrive il professionista l’11 gennaio 2011. “ è risultato,infatti,che la ditta Ladisa debba essere ritenuta in possesso della necessaria autorizzazione sanitaria”. Che vi dicevo in fatto di piedi…………tondi………….? Che significa: “…debba essere ritenuta in possesso……..”? Avvocato, collega De Robertis, la domanda è semplice: E’ IN POSSESSO DELLA AUTORIZZAZIONE SANITARIA LA LADISA? O NO? E’ IN POSSESSO DI QUESTO DOCUMENTO CHE LA AUTORIZZA AD OPERARE IN ZONA INDUSTRIALE ? O NO? Che diavolo di parere è quello che si esprime così: “ debba essere ritenuto”…….Paghiamo De Robertis per scrivere queste cose? Vi racconto io, a gratis, qual ’è la verità. Le norme di riferimento sono i regolamenti CE n. 852\853\854 recepiti nell’ordinamento nazionale con il decreto legislativo n.193\2007. Chi intenda intraprendere qualsiasi attività che importa la trasformazione, manipolazione,produzione e distribuzione degli alimenti deve con una dichiarazione di inizio attività o DIA, comunicare al servizio igiene degli alimenti e della nutrizione l’attività che deve intraprendere. L’ufficio, con un sopralluogo, verifica in capo al soggetto richiedente la sussistenza di tutti i requisiti soggettivi ed oggettivi, la rispondenza dei locali e delle attrezzature ai requisiti igienico sanitari di legge. A SEGUITO DI PARERE FAVOREVOLE, LA AUTORIZZAZIONE SANITARIA VIENE CONCESSA. Dunque, caro avvocato De Robertis: L’AVER, COME HA FATTO LA LADISA, PRESENTATO UNA DIA SANITARIA NON EQUIVALE AD AVERE OTTENUTO LA AUTORIZZAZIONE SANITARIA. Che razza di ragionamento giuridico è mai quello, secondo il quale, avendo io chiesto in una certa data una autorizzazione, automaticamente debba essere ritenuto che la suddetta autorizzazione mi sia stata concessa? Dunque,la domanda è: a distanza di anni dalla presentazione della DIA, l’ufficio competente ha rilasciato o no l’autorizzazione sanitaria alla Ladisa relativamente all’impianto di Cerignola, zona industriale. SI O NO? Non è difficile! A me risulta di no e di tanto ho informato il competente ufficio sanitario, che – significativamente – non risponde. L’amministrazione comunale  sa darmi una risposta ? C’è o no questa autorizzazione? E se non c’è,perché questa situazione viene tollerata? Perché questo eventuale trattamento di favore per la Ladisa. A me consta che il termine del 31 dicembre 2009 entro il quale la DIA avrebbe dovuto essere registrata, a seguito di idonea verifica, sia scaduto senza che ciò sia avvenuto. E non deve meravigliare questa carenza, che ha la sua spiegazione nel permanere di una situazione urbanisticamente non regolare. Sostiene…………De Robertis………….che l’art.16 delle NN.TT.AA. del PAP sembrerebbe ( in un testo definito poco chiaro, ma interpretato pro Ladisa) consentire le attività simili, purchè legate alla struttura urbana. Non è il caso della Ladisa, a mio parere. In applicazione dell’art.8 di quelle norme, la Ladisa potrebbe essere allocata in zona industriale, solamente ritenendo la attività della stessa “artigianale”. Non dovrebbe cioè avere più di 10 addetti (art.8) e dovrebbe lavorare per soddisfare prevalentemente le esigenze della comunità di Cerignola. ENTRAMBE QUESTE CONDIZIONI NON SONO RISPETTATE. I lavoratori impiegati dalla Ladisa sono molto più che 10. A Cerignola la Ladisa prepara i pasti per una caserma di Foggia: 500 pranzi e 500 cene, cioè mille pasti al giorno. Altri pasti prepara per la refezione di un altro ente. Di conseguenza, proprio leggendo attentamente quel che scrive De Robertis e conoscendo la reale situazione di fatto,si può facilmente concludere che, no, lì proprio non ci può stare la Ladisa. E non basta. A certificati di agibilità, come stiamo? In quei locali fu rilasciato un certificato di agibilità a favore di Raddato Maria, che lì doveva fare una camiceria. Certificato limitato al piano terra di via dei Fornaciari,per la costruzione di un opificio destinato a confezionare camicie. Nel caso di mutamento di destinazione d’uso del manufatto, anche se verificatasi senza opere edilizie, (ma ditemi come si fa a cambiare una camiceria in locale per produzione di pasti senza……il minimo lavoro), è necessario, almeno nelle città normali, un nuovo certificato di agibilità, in quanto – ad esempio – occorre rivalutare la salubrità dell’ambiente alla luce della diversa destinazione. Opinione della III° Sezione Penale della Cassazione. CONCLUSIVAMENTE. La società Ladisa per il centro di via dei Fornaciari ha la autorizzazione sanitaria? Ha il certificato di agibilità ? Rispetta le condizioni previste per gli insediamenti artigianali? Almeno due delle tre risposte, non si prestano a “giochetti di interpretazione”. Per le ragioni sopra esposte diffido il Sindaco di Cerignola e il dirigente all’urbanistica del Comune di Cerignola a fornirmi entro il termine di legge i dovuti chiarimenti. E nella eventualità che i rilievi mossi siano, come ritengo, fondanti, ad adottare le relative obbligatorie iniziative di legge.

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