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    Ddl diffamazione, per la Commissione niente carcere ma multe salate. Oggi il voto al Senato

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    Concluso l’esame alla Commissione di giustizia per il disegno di legge sulla diffamazione. Le nuove misure, annunciate dal presidente della commissione prevedono una profonda innovazione nell’impianto giudiziario per questo tipo di reato. La legge approdata stamattina nell’aula del Senato sarà votata entro domani, secondo quanto ha stabilito la conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama.

    Le nuove misure Il ddl elimina il carcere tra le pene previste in caso di diffamazione a mezzo stampa, mentre le multe oscilleranno da 5 a 100 mila euro in base alla gravità e alla diffusione della testata. Abolita anche la riparazione pecuniaria, rimane solo il risarcimento in sede civile. Confermata anche, come pena accessoria, l’interdizione dalla professione da uno a sei mesi che potrebbe essere prolungata fino a tre anni in caso di recidiva reiterata. E’ stata approvata inoltre un’ulteriore ipotesi di aggravante in caso di coinvolgimento dell’editore nella diffamazione dolosa. La disciplina non verrà estesa ai blog ma solo alle testate giornalistiche diffuse anche per via telematica. Bocciato l’emendamento presentato da Vita e D’Ambrosio del Pd che chiedeva la non applicazione della normativa ad internet. Cancellata inoltre la riparazione come pena accessoria. Ritirato infine l’emendamento Caliendo, il cosiddetto emendamento ‘anti Gabanelli’ che mirava a rendere nulle le clausole contrattuali che accollano all’editore il risarcimento sollevando dalla responsabilità civile il giornalista.

    La Cassazione su Sallusti Nel caso del giornalista Alessandro Sallusti la Corte spiega: «Gli atti processuali danno un quadro di forti tinte negative sulle modalità della plurima condotta trasgressiva di Sallusti ai danni non solo di Cocilovo ma anche dei genitori adottivi e di una minorenne sbattuti in prima pagina. Forma, sostanza, modalità, tecnica di informazione impiegati ed esibiti dal quotidiano, in persona del direttore Sallusti, dimostrano  – continua la Cassazione – l’assenza di un leale confronto di idee e di una lecita critica alla legge sull’interruzione di gravidanza. I due articoli incriminati dimostrano invece la presenza (nell’ambito di un lecito quadro di dissenso per la disciplina legislativa dell’aborto) di una illecita strategia di intimidatrice intolleranza, di discredito sociale, di sanzione morale diretta contro un magistrato».

    La risposta del giornalista Intanto Sallusti attacca la Cassazione e rinuncia alle misure alternative al carcere e dichiara all’Ansa: «Non si può giocare con la vita delle persone, il presidente della Cassazione dovrà risponderne anche a mio figlio; ho depositato la rinuncia all’affidamento ai servizi sociali, quindi la procura se non è vigliacca deve avere il coraggio di venirmi ad arrestare e può farlo anche subito».

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