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    Respinto il trattato ACTA (bavaglio europeo al web)

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    La bocciatura da parte del Parlamento europeo implica che il Trattato Acta non potrà diventare legge nell’Unione Europea nè negli stati membri. E’ stata la prima volta che il Parlamento ha esercitato, in base al Trattato di Lisbona, le sue nuove competenze in materia di trattati commerciali internazionali.

    Il relatore, il laburista britannico David Martin, aveva raccomandato il no per le ”preoccupazioni su un trattato troppo vago e aperto a interpretazioni erronee” auspicando però che la Ue trovi ”vie alternative per proteggere la proprietà intellettuale”. Una linea sostenuta anche dal Pd, dove per Roberto Gualtieri oggi il Parlamento ha compiuto ”un passo decisivo a tutela delle libertà civili dei cittadini europei” perché Acta è ”un pessimo accordo: inefficace nel merito, pericoloso sul piano dei diritti e contraddittorio sul piano istituzionale, poiché implica una rinazionalizzazione delle politiche sul copyright”. Mentre Luigi Berlinguer, coordinatore per il Gruppo S&D in commissione Affari giuridici e Francesco De Angelis, relatore ombra di Acta in commissione Industria, ”con questo voto, l’Europa si conferma baluardo dei diritti fondamentali anche per quanto riguarda la libera condivisione dei contenuti nello spazio digitale”.

    Delusione da parte dei popolari, dove il co-relatore Christofer Fjellner, ha parlato di ”serie conseguenze e di decisione irresponsabile”. Il Ppe avrebbe voluto attendere la sentenza da parte della Corte di Giustizia. Una posizione non univoca. Per la vicepresidente del Parlamento europeo, la pidiellina Roberta Angelilli, infatti Acta ha ”troppi punti deboli”. ”Innanzitutto – osserva – perché Cina, India, Russia e Brasile, principali produttori della contraffazione, non fanno parte e non faranno mai parte di Acta. Poi perché prevede modalità e sanzioni che rischiano di limitare la circolazione di informazioni e contenuti sul web, violando i diritti fondamentali”. Contro Acta, nei mesi scorsi, era stata presentata al Parlamento europeo una petizione firmata da 2,8 milioni di cittadini di tutto il mondo che chiedeva il no. (ANSA)