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    Seconda puntata de “La Collana di Turchese”

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    Prosegue la proposta estiva de Lanotiziaweb, con la seconda puntata del racconto “La Collana di Turchese”, di Nunzio Di Giulio. Buona lettura.

    Seconda puntata de “La collana di Turchese”

    Arrivati sulla spiaggia, il mare si presenta calmo di un azzurro intenso e invitante, gli ombrelloni erano vicini che si facevano ombra l’un l’altro; il marito le prepara la sdraio e si siede, le figlie corrono su bagnasciuga a raccogliere le conchiglie. Luisa era sdraiata sulla sdraio esposta al sole con il viso quasi del tutto coperto da moderni occhiali da sole, assorta nelle vicende d’amore e di tradimenti dei personaggi famosi della rivista dalla colorata copertina patinata. Mentre pensava alle vicende un po’ assurde ma in fondo banali di quell’attrice straniera, dalle spalle le giunge una voce maschile dall’accento straniero. E’ un ragazzo, un extracomunitario, una di quelle povere anime del sud che per tutta la stagione estiva, carichi di mercanzia e delle più varie, ci fanno compagnia mentre prendiamo il sole o sorseggiamo una bibita sotto l’ombrellone. Era alto, con gli occhiali scuri profondi, sulla trentina, i suoi modi erano più gentili degli altri suoi colleghi e la voce era carezzevole sensuale tra le dita affusolate aveva una collana di turchese e la porgeva alla donna un po’ incuriosita, un po’ affascinata. Lei non rispose o forse non vuole interrompere quell’attimo intenso di elettricità che si era creata fra i loro sguardi. Senza guardare la collana ma con gli occhi fissi in quelli di lui, si allacciò il monile al collo. Sembrava fatto per lei, per stare intorno al suo collo, poi posarsi sulla sua pelle candita. Prima che lei potesse chiederne il prezzo, il ragazzo la stava già salutando gentilmente, mischiandosi tra la folla, scomparendo tra gli ombrelloni. Quella vicenda l’aveva sicuramente impressionata, tanto che Luisa, per il resto della giornata, non poté fare a meno di pensarci continuamente, celando il rossore che la tingeva le guance con il settimanale rosa che non era più riuscita a sfogliare, stupita delle emozioni e dei brividi che per brevi intensi attimi avevano attraversato la sua schiena.

    Durante la notte quel ragazzo dalla voce suadente, dagli occhi profondi e da modi raffinati era stato il protagonista dei suoi sogni. Il giorno seguente la famigliola ritorna al mare, mentre lei sdraiata al sole, la stessa voce la saluta e le chiede “salve, signora, piace collana?”. Luisa la indossa ed ancora una volta non riuscì a dir niente. Riuscì solo ad annuire col capo e ad accennare un sorriso. Lui la guardò affascinato, poi come se ormai fossero amici, prese a parlare di sé; disse di chiamarsi Omar, di essere laureato e di conoscere ben cinque lingue. Luisa, come rapita dagli occhi di lui si presentò, si strinsero la mano e fu a quel punto che Omar come se già sapesse cosa sarebbe successo, furtivamente la mise tra le dita un piccolo pezzo di carta che lei istintivamente nascose tra le pagine del giornale che stava leggendo. Solo alla sera, al rientro in casa, Luisa ebbe il coraggio di aprire il foglietto. Vi era scritto un numero telefonico, nient’altro. La sua vita è monotona, le giornate sembrano l’una fotocopia dell’altra e quel piccolo diversivo le faceva scorrere il sangue più veloce nelle vene. Nei giorni che seguirono cercò di scorgere il suo volto sulla spiaggia, ma lui non tornò e le sue vacanze ormai giungevano al termine, ricominciò il lavoro, la solita routine quotidiana, la solita vita noiosa.

    Se valeva dare una scossa a tutto questo, tutto dipendeva da lei e da quel minuscolo pezzetto di carta. Dopo molti giorni Luisa decise di comporre quel numero, dall’altro capo del filo il telefono squillava, dopo alcuni interminabili secondi, una voce amica, le mani tremavano, umide di sudore, poi finalmente riuscì a parlare prima con una voce flebile, rotta dall’emozione, poi le parole cominciarono ad uscire dalla bocca come una valanga, era il cuore che gli suggeriva. Parlarono per oltre un’ora. Alla fine non c’era più tra loro ne imbarazzo, ne timidezza, solo una gran voglia di vedersi. Il suo pensiero ormai vola sempre a lui, nulla è più come prima per lei, nulla della vita di prima può ancora sopportare, è tutto troppo piatto, monotono, grigio e lei ha bisogno di sentirsi viva come non mai. Dopo alcuni giorni telefonò ad Omar, decisero di incontrarsi, lei lo avrebbe raggiunto nella città vicina dove lui viveva, niente avrebbe potuto fermarla. Si incontrarono nei giardini di quel piccolo paese come due ragazzini colti e sconvolti dalla prima cotta adolescenziale. Il cuore le batteva a mille, le gambe le tremavano, ma gli occhi non riuscivano a staccarsi da quel viso; era una forza magnetica che impediva di guardare altrove, di pensare ad altro.

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