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    Giallo sui vitalizi a consiglieri regionali. Indignazione di Ruocco

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    E’ lo storico quotidiano pugliese La Gazzetta del Mezzogiorno a portare alla luce il ripristino dei vitalizi per i consiglieri regionali, emendamento che da vita a un mezzo giallo con protagonista De Caro. Introna corregge il tiro e annuncia la cancellazione. Di seguito il pezzo a firma Massimiliano Scagliarini.

    Prima il giallo sulla firma di Antonio Decaro, che in realtà non c’era mai stata. Poi, nel pomeriggio, l’annuncio del presidente del Consiglio regionale, Onofrio Introna: l’emendamento che estende i vitalizi fino alla fine della legislatura verrà abrogato «nella prossima seduta». Un po’ è l’effetto dell’indignazione del popolo dei social network, che da ieri mattina ha incessantemente rilanciato l’articolo della «Gazzetta» in cui era raccontato della nuova norma. Un po’ la scarsa convenienza – per la gran parte dei consiglieri – di applicare quello che è stato definito un «riscatto oneroso». E così il realismo della politica ha fatto il resto: di fronte all’indignazione generalizzata per quello che veniva percepito come l’ennesimo privilegio, meglio fare marcia indietro. «Nel prendere atto che lo stesso emendamento si presta ad una possibile diversa interpretazione, estranea e non conforme alla volontà dei presentatori – fa sapere infatti in una nota il presidente Introna – e al fine di evitare illazioni ed equivoci sul comportamento trasparente del Consiglio regionale pugliese, comunico che l’Ufficio di presidenza, di concerto con la Conferenza dei capigruppo, proporrà l’abrogazione della norma, approvata nella seduta di mercoledì 3 aprile 2013, nella prossima seduta consiliare». A novembre, come si ricorderà, la Regione ha eliminato i vitalizi con decorrenza 1° gennaio 2013. Ma i diritti acquisiti sono salvi. E l’emendamento in questione, dice Introna, concede «la possibilità di un eventuale riscatto a titolo oneroso da parte dei consiglieri per il completamento della contribuzione previdenziale»: se la legislatura in corso dovesse finire prima del termine naturale, chi ha fatto almeno 30 mesi può «riscattare» (versando circa 2.500 euro al mese) il periodo residuo della legislatura, aumentando così l’importo dell’assegno. Ma dal punto di vista delle casse di via Capruzzi, l’effetto dell’emendamento è comunque devastante: gli assegni vitalizi – che prevedono anche la reversibilità – costano alla Regione molto più di quanto è stato accantonato dagli eletti. E dunque, anche volendolo chiamare «riscatto oneroso», questo prolungamento dei termini rischiava di gravare sul bilancio pubblico molti milioni di euro. L’emendamento approvato all’unanimità il 3 aprile (lo ha votato pure il governatore Nichi Vendola) era stato inserito nella legge di modifica alla disciplina dei referendum. E tra i firmatari, contrariamente a quanto detto ieri, non c’era Antonio Decaro. Ma l’errore – come prova il documento qui accanto – è della stessa Regione: qualcuno ha infatti scambiato la firma di De Leonardis per quella di Decaro, e così il nome dell’ex capogruppo Pd è finito tra quello dei promotori dell’iniziativa. «Non ho firmato nessun emendamento – dice l’onorevole Decaro – e non ho votato la norma. Gli uffici regionali hanno appurato che la firma in calce all’emendamento non è mia: al momento del voto non ero nemmeno in aula». A confermarlo è lo stesso Introna: «Abbiamo appurato – dice il presidente – che il collega Decaro non ha firmato e non era nemmeno presente alla votazione». Le firme sotto l’emendamento, in effetti, sono tutte di consiglieri che hanno più di una legislatura: per quanto formulata in maniera non chiara, la legge 34 – quella che ha azzerato molti privilegi – già garantiva ai neo-eletti la possibilità di completare i 5 anni necessari a garantirsi il vitalizio. Lo scopo dell’emendamento era, invece, quello di consentire ai «vecchi» di arrotondare il proprio assegno di vecchiaia.

    A Cerignola le reazioni non tardano a manifestarsi. E’ infatti Gianni Ruocco ad inviare ai giornali una riflessione sull’argomento.

    In queste ultime concitate ore sembra che la sinistra abbia perso sempre di più la sua identità. E non solo la sinistra bersaniana, con la scelta scellerata di portare Marini come candidato, ma anche la sinistra del nostro governatore, quella che da sempre abbiamo sostenuto e difeso. Perché se ci si sofferma un attimo a guardare quello che sta succedendo in Puglia, cosa che possono fare tutti leggendo la prima pagina della Gazzetta del Mezzoggiorno di ieri 17 aprile 2013, c’è veramente da star male. La Casta colpisce ancora. E colpisce proprio nella regione guidata dal campione dei diritti sociali che è stato il faro della sinistra in questi ultimi anni. Mascherata abilmente nel corpo di una legge che regola i referendum nella regione, il consiglio regionale ha approvato all’unanimità una norma che proroga i vitalizi per i suoi componenti attualmente in carica, compresi quelli che sono “emigrati” in parlamento. La vergognosa norma, approvata il 3 aprile, contraddice e annulla la legge del 30 novembre 2012, che con grande enfasi abrogava a partire dal 1 gennaio 2013 i vitalizi per tutti i componenti del consiglio regionale della Puglia. Tutto cancellato, tutto come prima! E con un grande accordo “bipartisan” gli stessi consiglieri decidono che la norma “annulla vitalizio” si applicherà solo ai prossimi consiglieri, quelli che saranno eletti la prossima volta, mentre per loro che hanno maturato più di 30 mesi di anzianità, e che sono alla prima legislatura, il vitalizio minimo e di 5.500 euro al mese, mentre per chi, e sono la maggior parte, ha più di 5 anni o a addirittura 15 di anzianità la rendita mensile sale sino a 9.724 euro e per di più indicizzati al valore dell’inflazione. In soldoni sono 910mila euro al mese, più di 11 milioni l’anno che la Puglia Migliore regala ai suoi peggiori amministratori….Alcuni consiglieri hanno precisato la loro estraneità all’approvazione della norma…Ma Nichi in tutti ciò dov’è? Forse a Roma a scrivere una poesia sulla fine assurda di questa assurda sinistra…