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    Ladogana a Metta: «Giù le mani dal Pd!»

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    Il Partito Democratico, con una nota stampa decisa, risponde a quanto aveva, nella giornata di ieri, affermato Franco Metta. Infatti, dopo il comizio di domenica mattina, in cui Silvana Ladogana, Rocco Dalessandro, Tommaso Sgarro ed Elena Gentile hanno riconosciuto di «non esser stati probabilmente in grado, come Pd, di parlare a questa città», l’avvocato de La Cicogna apostrofa, in una nota stampa mattutina, il Pd come «ostaggio di Elena». Ecco giungere quindi da via Mameli la replica della segretaria, Silvana Ladogana.

    È incredibile il narcisismo di Metta. Si auto cita descrivendo un suo comizio per commentarne uno del PD. Di domenica in domenica urla, sbraita, insulta e si dimena su un palco e via etere, per poi venire a fare la morale in casa altrui. Chi si arroga il diritto di giudicare buoni e cattivi, di giudicare le parole altrui per sentito dire conto terzi, chi si crede migliore per investitura divina è fuori dalla logica democratica. Su una cosa, però, siamo d’accordo con lui: chi va a riferirgli (in maniera oltretutto sbagliata, non capendo neanche quello che ascolta: consigliamo di cambiare talpa…) quello che succede durante i coordinamenti o chi preferisce andare agli incontri di altri movimenti politici piuttosto che abitare i contesti democratici del suo partito, decida da che parte stare. Non si tratta di essere contro o pro qualcuno, perché con questi comportamenti sono loro a chiamarsi fuori dal Partito, con l’ambiguità della vecchia tattica, col tentativo di condizionare il partito dall’esterno come nella vecchia, peggiore politica, si è solamente contro il Partito Democratico. Queste persone dovrebbero chiedersi se vogliono davvero bene al PD e venirlo a dire nelle opportune sedi. La porta di questo Partito è aperta, tanto da dare la possibilità a chi vuole entrare di non chiedere permesso per fare politica, quanto per chi vuole uscire di farlo, perché ha deciso che il suo percorso politico non è più conciliabile con quello democratico. Essere democratici non significa fare quel che si vuole, ma stare alle e nelle regole sulle quali la democrazia si fonda.

    Quello che, invece, non permettiamo all’Avv., è di ergersi a difensore di una tradizione e di una storia, quella della sinistra italiana e cerignolana, che in quanto exmissino non gli appartiene. Il fatto che oggi sia diventato un “né-né”, rifiutando per motivi di opportunità la logica dei diversi schieramenti e il suo tentativo di riciclo politico, non ci fa dimenticare la sua lunga militanza nelle file dell’estrema destra (quanto in quelle del PDL, dopo un passaggio in Forza Italia e l’ultima policromatica campagna elettorale per le nazionali), la sua decennale esperienza consiliare dell’MSI, che ancora trapela dal suo modo d’intendere e fare politica. Stare nel PD è una scelta di campo politico, non di opportunità. S-Metta dunque di tentare campagne acquisti inutili e si ricordi: l’inciucio non appartiene alla nostra cultura politica e ai nostri militanti, solo noi abbiamo il diritto di chiedere chiarezza.