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Claudio Cirsone:un ballerino in America

 foto claudio cirsone 1Claudio Cirsone, ballerino cerignolano, classe ’92. Dopo aver studiato al Teatro dell’Opera di Roma, vince una borsa di studio da 4mila dollari e  approda all’ American Repertory Ballet, nel New Jersey.

Raccontarsi non è mai un’impresa facile, specie per un ballerino, abituato a comunicare con il corpo, a riflettersi negli specchi di una sala prove o negli sguardi di intesa di chi usa lo stesso linguaggio. Un ballerino si nutre degli applausi del pubblico, di istanti di adrenalina e di emozione allo stato puro. Non ha bisogno delle parole. Eppure, Claudio Cirsone, classe ’92, giovane talento cerignolano della danza, per la prima volta, sceglie di raccontarsi a lanotiziaweb e lo fa con l’umiltà, quasi il pudore, di un vero artista. Perché, in una terra alla ribalta delle cronache come “l’ Università del crimine”, la sua è una storia che merita di essere raccontata. Una storia, a ritmo di musica, che volteggia, su note classiche e moderne, a colpi dipiroette e piquè,  su alcuni dei parquet e dei palcoscenici più importanti al mondo. Una storia che profuma di passione e lavoro costante, di fantasia e disciplina, di piccoli riti quotidiani. Una passione che, da una provincia come Cerignola, oltrepassa l’Oceano e arriva negli Stati Uniti d’America, la terra dove sognare è ancora possibile. Già, perché dopo aver calcato  il palcoscenico del Teatro Petruzzelli di Bari e del Teatro dell’Opera di Roma, Claudio, tra poche settimane, partirà, di nuovo per l’America, questa volta nel New Jersey, con l’American Repertory Ballet che gli ha offerto un contratto come ‘trainee’ per due anni. Oltre a questo, potrà contare su una borsa di studio da 4mila dollari e un visto studentesco per la durata di 5 anni. «Un gradito ritorno-confessa.- Dal luglio all’agosto 2010 ho partecipato ad un  Summer intensive presso la prestigiosa Boston Ballet School e due anni fa, per qualche mese, sono stato a New York, dove ho vissuto  alcune delle esperienze più importanti della mia carriera».  Con la Ajkun Ballet Theatre, riconosciuta come una delle più prestigiose ed originali compagnie di danza al mondo, Claudio, sotto la direzione artistica di Leonard e Chiara Ajkun, ha lavorato in grandi produzioni, portando in scena opere come  ‘Don quixote’, ‘The Nutcracker’ (Lo Schiaccianoci), ‘Hamlet’ ( al Manhattan Movement & Arts Center) e ‘Legacy of Albany’ presso lo “Hostos Center for the arts & culture”, uno dei poli culturali riservati alla danza, al teatro e alla musica,  più importanti nel Bronx e in tutta l’area metropolitana di New York. Tra pochi giorni, Claudio ripartirà alla volta degli Stati Uniti, questa volta con l’American Repertory Ballet per una nuova entusiasmante esperienza.

«Per me è un sogno che diventa realtà- confessa- Un sogno che ho cominciato ad inseguire da giovanissimo e per il quale ho lavorato sodo e fatto sacrifici, rinunciando alla vita normale di un adolescente. Il 30 marzo scorso mi sono presentato ad un’audizione a Roma allo IALS (Istituto Addestramento Lavoratori dello Spettacolo). Esattamente una settimana dopo mi hanno comunicato che ero stato scelto. Indescrivibile l’emozione che ho provato». Un incontro magico, quello con la danza, che Claudio fa quasi per caso e che cambierà per sempre la sua vita.

«Il mio amore per la danza è nato in maniera inusuale-racconta- Non sono stati i miei genitori ad iscrivermi ad una scuola di danza, come accade nella maggior parte dei casi. Non ero un bambino quando ho indossato per la prima volta una calzamaglia. Avevo 16 anni. Ero in seconda superiore. Studiavo all’Istituto Tecnico per Geometri e a scuola me la cavavo piuttosto bene. Prima di allora l’idea di diventare un ballerino non mi aveva mai neppure sfiorato. In famiglia una ballerina c’era già. Mia cugina Marta. Lei ha sempre ballato e qualche anno fa si è diplomata al Teatro San Carlo di Napoli. La osservavo danzare, il suo mondo mi incuriosiva, mi affascinava, ma non avrei mai immaginato di diventare un ballerino».

Quando hai pensato che questo sarebbe diventato il tuo mestiere?

«In realtà non ci ho mai pensato. -dice-  Semplicemente è successo. All’inizio per me era solo un sport come un altro. Non so spiegare bene perché abbia scelto proprio il ballo e non il calcio o la pallavolo. E’ stata una scelta che ho fatto d’impulso, quasi per curiosità. Ma è stata la scelta migliore che potessi fare. Come dico spesso è la danza ad aver scelto me».

Cosa ti ha insegnato questo mondo?

«La danza mi ha insegnato a vivere-confessa- Per tre anni ho vissuto a Bari e per altri tre a Roma. Fin da giovanissimo ho imparato cosa significa stare lontano da casa, non avere nessuno su cui contare. Ho imparato a lavare, a stirare, a badare a me stesso. La danza mi ha formato il carattere, mi ha insegnato a dare sempre il massimo, con rigore e disciplina. Quando sono sul palcoscenico mi sento a casa. Ogni personaggio a cui presto il mio corpo mi permette di esprimere sempre un lato diverso di me. Ho sperimentato un po’ tutti gli stili, ma la danza classica è il linguaggio che più mi rappresenta. Il teatro è il mio elemento naturale».

Chi consideri il tuo Pigmalione?

«Ce ne è stato più di uno nel mio percorso artistico. Primo fra tutti il Maestro Domenico Iannone, un’eccellenza della danza con esperienze internazionali. Direttore artistico per la danza dell’Accademia Unika di Bari che ho frequentato per tre anni,  ha lavorato in teatri prestigiosi come l’Opera di Montpellier, il Teatro Regio di Torino, il San Carlo di Napoli. Non posso non ricordare i grandi maestri e coreografi del Teatro dell’Opera di Roma ed il maestro Ernesto Valenzano della Rudra Ballet, scuola di danza cerignolana presso la quale mi sono allenato in questo ultimo anno e che ha aggiunto un quid in più alla mia formazione.

Perché la scelta di varcare i confini del Bel Paese?

«La danza non è quel mondo patinato e frivolo come appare- precisa Claudio- E’ uno sport in cui l’agonismo è spietatissimo, la competizione serrata. E’ un vero mestiere, anche se in Italia si fa ancora fatica a ritenerlo tale. Negli Stati Uniti, invece, un  artista, ballerino, cantante o attore che sia, è considerato un mestierante come qualsiasi altro. Al suo lavoro è riconosciuta la dignità che merita. Qui in Italia, la culla dell’Opera e del bel canto, invece, paradossalmente chi fa spettacolo è considerato un lavoratore di serie B. Lotta contro pregiudizi e discriminazioni. All’Estero la cultura del teatro affascina e travolge. Nell’arte e nella cultura si investe come in un qualsiasi settore che produce ricchezza economica e umana. Il dovere di un artista, poi, è portare la sua arte ovunque venga richiesta».

Quanto è stata importante la tua famiglia nel tuo percorso artistico?

«Vedere la passione che un figlio può provare e assecondarla: è quello che hanno fatto i miei genitori. All’inizio hanno pensato che fosse niente altro che un passatempo. Un po’ come uno sport. Poi quando hanno visto che dietro a questa mia attività c’era una vera e propria passione hanno incominciato a supportarla. Anzi, addirittura a spingermi verso quella che sarebbe stata la strada migliore per arrivare a essere un professionista. E se oggi lo sono lo devo anche a loro».

Cosa pensi dei talent shows e dello stato di salute della danza in Italia, oggi?

«La danza è la madre delle arti. La prima forma d’espressione che l’uomo abbia mai  sperimentato e conosciuto con il suo corpo-dice Claudio- Ci sono tantissime scuole di danza, tantissimi allievi, praticanti, appassionati, pubblico caloroso e desideroso di rivivere il repertorio, incuriosito dalle nuove tendenze, eppure le fondazioni liriche e le compagnie (anche di un certo prestigio) vivacchiano alla ricerca disperata di reperire i fondi per la loro sopravvivenza. Le Istituzioni ci abbandonano. I talent hanno avuto sicuramente il merito di avvicinare il grande pubblico  alla danza, offrendosi come trampolino di lancio per tanti artisti ma il rischio è che questi contenitori diventino solo macchine di illusioni che  commercializzano quest’arte, proponendo solo quello che fa audience. Non ho nulla contro chi ha scelto di parteciparvi ma per me la danza è un’altra cosa».

Cosa è per te la danza?

«Non sono molto bravo con le parole, per questo prendo in prestito quelle  di Julio Bocca, uno dei più brillanti e sensibili danzatori contemporanei.  ‘La danza è disciplina, lavoro, insegnamento, comunicazione. Con essa risparmiamo parole che magari altri non capirebbero e stabiliamo un linguaggio universale, familiare a tutti. Ci dà piacere, ci rende liberi e ci conforta dall’impossibilità che noi umani abbiamo di volare come gli uccelli, ci fa avvicinare al cielo, al sacro, all’infinito. È un’arte sublime, sempre diversa, simile al fare l’amore, che alla fine di ogni performance lascia il nostro cuore battere forte, sperando nella prossima volta’».

E anche noi speriamo nella prossima volta. La prossima volta in cui il nome della nostra città varcherà i confini nazionali per il talento e la bravura dei suoi figli migliori.    

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