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    HomeNotizieCronacaCaso INPS, finisce l'incubo di Moccia e Grieco. Ora chi li ripaga?

    Caso INPS, finisce l’incubo di Moccia e Grieco. Ora chi li ripaga?

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    Era il 13 maggio 2011 quando, a mezzo nota stampa, la Guardia di Finanza locale comunicava l’avvenuto arresto di due funzionari INPS, entrambi di Cerignola, per illeciti amministrativi. Nello specifico, si leggeva nel documento delle fiamme gialle, i «due funzionari dell’Inps, assieme a tre “mediatori” e tre gestori di patronati di Cerignola – venivano tratti in arresto – con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dell’Inps. In particolare i mediatori contattavano braccianti agricoli facendoli passare come malati immaginari per intascare indebitamente le indennità di malattia. Le indagini, condotte dal sostituto procuratore di Foggia Ludovico Vaccaro – si precisava -, hanno accertato che tra il 2009 e i primi quattro mesi del 2010 sono stati prodotti circa 10 mila certificati falsi a 4500 persone che hanno fornito i loro dati per ottenere la metà dell’indennità, per un giro d’affari di circa 4 milioni e mezzo di euro». Le cose però, a distanza di molti mesi, pare siano cambiate, e oggi è proprio uno degli arrestati, Filippo Moccia, a raccontare della sua completa assoluzione (e della stessa sorte per il collega Ruggiero Grieco, ndr) con – si legge in sentenza – formula piena perché il fatto non sussiste.

    In manette, lo ricordiamo, erano finiti i due funzionari dell’Inps, Filippo Moccia (arrestato quattro giorni più tardi perché ricoverato in Ospedale, ndr) e Ruggiero Grieco, i tre gestori dei patronati Maria Mastricci, Sante Sforza e Domenico Lavigna e i tre mediatori, ovvero coloro che, secondo la Guardia di Finanza, cercavano persone nelle piazze di Cerignola da cui ottenere dati anagrafici che poi venivano inseriti nel sistema informatico per attivare le indennità, oltre a Sergio Longo, Michele Visaggio e Francesco Vangi. Oggi, racconta Moccia, sono stati tutti assolti e con una formula che non lascia spazio a dubbi: «Il 13 maggio 2011 cominciava il mio inferno, ammanettato come un delinquente di chissà quale pericolosità ancor prima di fare i dovuti accertamenti. Io, incensurato, ho passato 15 giorni in una cella del carcere di Foggia, poi 5 mesi ai domiciliari e infine altri 2 mesi con obbligo di firma presso la Tenenza cerignolana – racconta Filippo Moccia a Lanotiziaweb.it -. Sono stato ovviamente sospeso dal servizio e per poter vivere ho venduto la casa acquistata con un mutuo trentennale: ora mi chiedo chi me la ridà? Hanno operato, inoltre, un sequestro cautelativo dei beni che poi si sono tradotti nel fermo di una macchina vecchia di mia proprietà, l’unica cosa che avevo oltre alla casa. Oggi ho visto la luce in fondo al tunnel, assolto con formula piena (sentenza di giovedì 30 ottobre 2014, ndr) e perché il fatto non sussiste su richiesta del PM Enrico Infante di Foggia – racconta il funzionario cerignolano difeso dall’Avvocato Santangelo -; è il primo grado di giudizio ma, proprio perché la richiesta giunge dal Pm, non potrà esserci ricorso in altro grado, a dimostrazione della infondatezza delle accuse».

    Oggi, però, alla soddisfazione per una sentenza che restituisce dignità umana si contrappone la rabbia per quanto perso e difficilmente recuperabile, a cominciare dal vecchio posto di lavoro: «Non lavoro da 4 anni ormai e non posso tornare in servizio fino a quando la sentenza non viene depositata; potranno volerci anche due o tre mesi e intanto io continuo a stare per strada – racconta Moccia -. Io ero un funzionario e non un passacarte, e la cosa più assurda è che non ho dovuto difendermi da nulla, né accuse di persone né errori di carteggio né tanto meno intercettazioni, non c’è stato dolo, nulla di rilevante: mi chiedo se loro non avevano elementi certi come hanno potuto distruggere la vita di una persona e di una famiglia? Questo processo è un’anomalia assoluta – aggiunge il dirigente INPS -. Io ho sempre lavorato nel settore agricolo, maternità, e malattie; mi hanno accusato di aver emesso pagamenti per malattie senza certificazione. La Finanza ha presentato i nominativi di queste persone che avevano il certificato mancante e io, tramite l’avvocato, li ho chiamati a testimoniare e hanno portato tutti copia del certificato, smontando di fatto l’accusa. Quindi nel ‘malato immaginario’, come dicevano loro, di immaginario non c’era nulla. Tutto nato da una lettera anonima inviata alla Guardia di Finanza. Ora l’avvocato sta chiedendo il reintegro a lavoro, già citato dal Giudice Antonio Palumbo della Prima Sezione Penale di Foggia, in fase di assoluzione; ma, ovviamente, la mia vita è completamente distrutta e, giuro, riprendersi da questa situazione è davvero difficile».

    1 COMMENT

    1. Non si preoccupi sig. Moccia, si sà chi sono i veri truffatori e le persone oneste! a Cerignola si dice:” Il tempo è galantuomo. . . mantiene tutte le promesse!”

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