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    Cerignola, estorsione: “La devono sentire pure i morti la botta” |Video e foto

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    Nel corso del pomeriggio di giovedì 3 aprile, il personale del Commissariato di P.S. di Cerignola, collaborato da personale della Squadra Mobile di Foggia, dei Reparti Prevenzione Crimine e da due unità cinofile antidroga della Questura di Bari, eseguiva il provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica di Foggia, a carico di due persone di San Ferdinando di Puglia:
    Picca Riccardo, classe 1984, incensurato;
    Marrone Francesco, classe 1976, censurato.

    Il citato provvedimento veniva emesso a conclusione di pressanti indagini effettuate da personale del Commissariato di Polizia di Cerignola dal I° novembre 2013, allorquando un imprenditore agricolo denunciò di avere ricevuto telefonate estorsive, con la richiesta della somma di denaro di cinquantamila euro, accompagnata da minacce. Le telefonate, seguite o anticipate dal danneggiamento di alcuni alberi dei pescheti e di alcuni ceppi del vigneto di proprietà della vittima, insistenti in agro di Cerignola e San Ferdinando di Puglia, erano distanziate nel tempo ed effettuate, dapprima, da una determinata cabina di Cerignola e, successivamente, da diverse cabine di Margherita di Savoia. Inoltre, le telefonate venivano fatte non solo alla vittima, ma anche a due guardie campestri di San Ferdinando di P.; nelle telefonate alle guardie campestri gli estorsori intimavano di avvertire la vittima che doveva pagare. Soltanto nello scorso mese di gennaio si giungeva all’individuazione degli odierni fermati in quanto uno degli autori delle telefonate estorsive, nell’ultima telefonata, volendo incutere timore nella vittima dicendo di essere di Cerignola, sbagliava pronunciando, per metà, la parola San Ferdinando. Pertanto, le indagini si concentravano su persone di quella cittadina.

    A sostegno delle indagini, inoltre, vi erano le immagini, peraltro non nitide, di due individui che avevano effettuato una telefonata estorsiva da una cabina di Margherita di Savoia. Si giungeva, pertanto, all’individuazione dei due che, nella malavita locale, venivano indicati come soggetti soci in “diversi affari”, la cui altezza, postura ed andatura corrispondevano a quelle dei due individui ripresi dalle telecamere di Margherita di Savoia. Inoltre, si accertava, oltre ad una assidua frequentazione tra i due, che l’autovettura di Marrone Francesco, solitamente utilizzata per le loro uscite, era stata ripresa dal sistema che monitora il traffico in entrata ed in uscita dalla città di Cerignola sette minuti prima della prima telefonata estorsiva, effettuata il 26 ottobre 2013. Poiché gli agenti riuscivano a distinguere nettamente le voci degli autori delle telefonate estorsive registrate, al punto da attribuirne tre a Marrone ed una a Picca, si procedeva a comparazione fonica delle stesse con le voci dei due; tuttavia l’esito della perizia, pur facendo emergere un’alta probabilità di attinenza delle caratteristiche delle voci dei due sospettati con quelle dei responsabili delle telefonate estorsive, non forniva una certezza assoluta e, pertanto, si riteneva necessario proseguire nelle indagini. Infine, a sostegno della tesi investigativa, invitati in questi Uffici e, sentiti informalmente, i due negavano di conoscere la vittima, negavano di avere mai effettuato telefonate da cabine telefoniche e negavano, altresì, di essersi recati spesso, nei mesi precedenti, a Margherita di Savoia. Invece, l’attività tecnica effettuata nei confronti degli stessi, all’uscita dal Commissariato, permetteva di ottenere l’ammissione di responsabilità dei due che concordavano che si sarebbero giustificati dicendo che, dalla cabina telefonica di Margherita di Savoia, quando fu effettuata la registrazione delle uniche immagini in possesso di questo Ufficio, stavano telefonando ad una prostituta.

    Nel corso della conversazione tra i due emergeva il pericolo di fuga, presupposto essenziale per l’emissione del provvedimento di fermo. I due, infatti, dicevano che non dovevano andare da nessuna parte e che “il leone è ferito ma non è morto”. Tuttavia, la capacità delinquenziale dei due veniva nettamente evidenziata allorquando incominciavano a ragionare su chi potesse avere contribuito alla loro identificazione, concentrando la loro attenzione sulle guardie campestri. Pertanto, incominciavano a concordarsi sulla necessità di vendicarsi con le stesse, che invece si erano soltanto limitate a riferire delle telefonate ricevute, paventando la possibilità di un attentato ed affermando che “LA DEVONO SENTIRE PURE I MORTI LA BOTTA”. Nel corso dell’esecuzione del provvedimento, avvenuta nella sala giochi gestita da Picca Riccardo, Marrone Francesco veniva trovato in possesso di 3 cipolline di cocaina e di un tocchetto di hashish, trovati sulla sua persona, nella sua auto e nel suo garage e, pertanto, anche denunciato in stato di libertà per detenzione ai fini di spaccio della predetta sostanza stupefacente. Nella predetta sala giochi, nella circostanza, durante la perquisizione, il personale operante traeva in arresto, nella flagranza del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente del tipo hashish, in quanto trovato in possesso di grammi 13,4 netti di detta sostanza, divisa in numerosi tocchetti, Ronzullo Massimo, classe 1980, già condannato per analogo reato. In particolare, il predetto tentava di disfarsi della sostanza stupefacente ma veniva bloccato da personale del Reparto Prevenzione Crimine e da un cane delle unità cinofile antidroga della Questura di Bari, intervenute sul posto. Si procedeva, altresì, al sequestro della somma di euro 35 in banconote di vario taglio. (tratto da statoquotidiano)

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