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    Scrivo per…disservizio ai cittadini in ufficio postale

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    Uno “Scrivo per…” che ancora una volta denuncia disservizi per i cittadini. Ovviamente si tratta di un solo punto di vista – quello del cittadino -, teso ad evidenziare l’operato di persone che «non vogliono nemmeno sforzarsi per guadagnarsi ciò che portano a casa alla fine del mese» e di colleghi pronti ad «accollarsi il lavoro degli altri per il quieto vivere o semplicemente per un pizzico di moralità in più». “Non arrendersi a tale stato di cose denunciando pubblicamente” è la richiesta finale del cittadino. Di seguito la missiva giunta in redazione.

    Salve mi chiamo Matteo ho 22 anni e sono di Cerignola. Ho deciso di scrivere a voi un pò come uno sfogo e una testimonianza attiva e di sconforto di ciò che due giorni fa mi è accaduto con le poste italiane, trasformando una normale operazione banale in un pomeriggio infernale. Tutto è iniziato il giorno 8 gennaio verso le 16:30 quando andando su internet per conto di mia madre mi accorgo che non potevamo più accedere al suo conto e controllare i suoi movimenti poichè essendo scaduto il documento bisognava recarsi in un qualsiasi ufficio postale per aggiornare il tutto. Di qui la decisione di recarci in ufficio postale al momento stesso dato che l’operazione sembrava semplice, ma purtroppo, (solo a Cerignola) non è stato così…Alle 17:15 più o meno siamo entrati in ufficio postale periferico aspettando il nostro turno e avvicinandoci allo sportello spieghiamo il problema al dipendente e spieghiamo il nostro problema, la risposta dello stesso è stata che l’aggiornamento poteva essere fatto solamente facendo un versamento non indifferente sul conto in questione altrimenti non sarebbe stato possibile perchè il computer non lo permetteva…A questo punto un pò sconcertati dalla risposta e devo dire anche abbastanza increduli siamo usciti dall’ufficio e abbiamo deciso di recarci all’ufficio centrale della città pensando che forse avevamo beccato solamente un dipendente poco informato sull’argomento.
    All’incirca alle 17:50 entriamo nell’ufficio postale in piazza Duomo. Ci avviciniamo ad un dipendente per chiedere spiegazioni e delucidarci su quanto ci era stato detto in precedenza e devo dire che quest’ultimo si è mostrato fin da subito disponibile (credo sia uno degli unici in tutto l’ufficio se non l’unico), in quanto se pur non competente sull’argomento ha cercato tutte le soluzioni possibili al nostro problema non riuscendo però nell’intendo. Alla fine ci ha fatto subito parlare con il direttore dell’ufficio che non ci ha risolto il problema in prima persona ma ci ha consigliato di prendere il numero e fare la fila dal momento che era un’operazione che doveva essere fatta allo sportello. A questo punto siamo arrivati alle ore 18:15 all’incirca quando prendiamo in nostro numero e ci mettiamo in fila. Alle ore 19:35 arriva il nostro turno, (siamo gli ultimi nell’ufficio) e allo scattare del nostro turno, essendo appunto gli ultimi, ci avviciniamo allo sportello che si era appena liberato, a questo punto accade l’incredibile: l’impiegata dello sportello spegne il monitor in cui appaiono i numeri e con aria di sufficienza ci guarda e ci dice: “Signori mi dispiace ma io adesso ho appena finito di aprire un libretto postale e non posso fare anche l’aggiornamento a voi, non posso mica andare via da qui alle 11:00 per fare l’aggiornamento dei dati a voi, tornate domani…”. A questa risposta sfido la persona più tranquilla e pacifica del mondo a rimanere calma..Cercando di far ragionare l’impiegata abbiamo risposto che dopo quasi 2 ore di attesa non potevamo tornare all’indomani soprattutto dopo aver perso un pomeriggio per fare un banale aggiornamento di documenti e comunque sia avevamo preso il numero e avevamo diritto ad essere serviti dal momento che non era colpa nostra se si era fatta una certa per lei, ma la sua risposta è stata: “mi dispiace ma voi non potete dirmi nulla perchè io il vostro numero non l’ho proprio fatto scattare e quindi non sono dovuta a servirvi…”. A questo punto tutta la calma mia e di mia madre è andata a quel paese e abbiamo risposto che non saremmo usciti di li se il nostro problema non fosse stato risolto. Di tutta incuranza la tizia ha continuato a fare i suoi comodi e a fare la chiusura conti di giornata come se noi non esistessimo li davanti a lei e con i documenti sul banco…L’atmosfera, diventata ormai surreale, è diventata quasi comica quando il direttore passando e sentendo le lamentele della dipendente ha chiesto cosa fosse successo e affermando nel retro alla dipendente che arrivata quell’ora a quanto pare nell’ufficio la sottoscritta e altri dipendenti non avessero più voglia di fare il proprio compito (e aggiungerei più del solito), ma la stessa non curante del grado che il direttore avesse nell’ufficio ha risposto che non poteva fare l’ultima operazione dopo che aveva già perso mezzora ad aprire un libretto postale (e voi sicuramente capirete la fatica nel fare ciò, si era alzata per ben volte dalla sedia!!!). Nel frattempo anche il penultimo cliente aveva finito la sua operazione di fianco a noi e l’impiegato che lo aveva servito e aveva assistito a tutto il teatrino con la collega molto “volenterosa” e vogliosa nel fare il suo lavoro era visibilmente imbarazzato, (e dico poco), per la stessa fino al punto in cui alzandosi e recandosi nel retro ha chiesto al direttore e all’impiegata di darci una risposta e dirci cosa fare perchè non potevamo rimanere li impalati, mentre nel frattempo la donna delle pulizie aveva iniziato il suo lavoro di fine giornata e le luci si erano spente ormai alle ore 20:00. La risposta del direttore è stata testualmente, da direttore modello aggiungerei, “Non mi interessa vedetevela voi!”. A questo punto dopo 5 minuti di battibecco l’impiegata volenterosa esce e ci fa: “Io non ho nulla contro di voi ma purtroppo l’ora è tarda e non c’è più la linea per fare questo tipo di aggiornamenti”. La nostra posizione ormai era ferma e non ci saremmo mossi di li finchè il nostro problema non fosse stato risolto. Vedendo l’evolversi della situazione l’impiegato di fianco ha deciso di prendere i documenti e fare lui il tutto per mettere fine alla nostra odissea…(a questo punto la linea era di nuovo tornata per magia…), per poi prendere le scuse da parte del direttore che ci ha aperto la porta per uscire ormai chiusa a chiave da tempo. So di essere stato un pò lungo ma il mio scopo era quello di portare alla luce alcuni aspetti di questa città: Ci lamentiamo sempre della violenza di questa città e di come spesso chi come noi in quel pomeriggio in molti momenti non ci avrebbe più visto e e si sarebbe scaldato passando quindi per il solito violento in posta verso i dipendenti, e nessuno si sarebbe mai chiesto del perchè del gesto. L’altro aspetto è come questi dipendenti in un’Italia piena di disoccupati e giovani come me in cerca di un lavoro, non vogliono nemmeno sforzarsi per guadagnarsi ciò che portano a casa alla fine del mese dimenticando chi lo paga il loro stipendio, ovvero noi. Poi ancora il non rispetto dei ruoli come quello di un direttore che dovrebbe organizzare il lavoro e avere una posizione di rilievo e di autorità all’interno di un ufficio pubblico non venga calcolato minimamente innescando così un meccanismo in cui tutti possono comportarsi in qualunque modo senza che gli accada mai nulla sicuri del posto fisso e dello stipendio in tasca alla fine del mese. Per non parlare dell’aspetto in cui i colleghi debbano accollarsi il lavoro degli altri per il quieto vivere o semplicemente per un pizzico di moralità in più rispetto ad altri, come è capitato a noi, e di tanti altri aspetti che tutti sappiamo ma che pochi denunciamo pubblicamente accettando che questo sistema vada avanti senza regole.