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    Sfruttamento della prostituzione e rapina: 5 fermi a Foggia | Video e foto

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    I Carabinieri della Compagnia di Foggia hanno eseguito 5 fermi, sgominando un’organizzazione criminale composta da cittadini albanesi e rumeni, dedita allo sfruttamento della prostituzione, ai furti e alle rapine in danno di clienti delle meretrici. Le indagini sono partite dai numerosi episodi di furti e rapine compiuti in danno di automobilisti sulla tangenziale di Foggia, che si verificavano sempre in prossimità delle piazzole di sosta solitamente occupate dalle lucciole. Per tale motivo le indagini si indirizzavano verso il mondo della prostituzione e, dai primi accertamenti, compiuti mediante servizi di osservazione e controllo del territorio e poi dall’attività tecnica messa in atto, emergeva l’esistenza di una vera e propria organizzazione che gestiva le donne su di un tratto di strada alla periferia di Foggia, precisamente quello compreso tra la rotonda di via Napoli e quella di via Lucera. Al vertice di tale organizzazione vi era un soggetto di nazionalità albanese (JAHOLLI Eraldo cl. 87), che stabiliva le piazzole di sosta della S.S. 673 ove le donne, tutte di nazionalità rumena, dovevano esercitare la loro attività. Gli altri componenti dell’organizzazione, tutti fermati, sono di nazionalità rumena (MATEI Gheorghe cl.90, MATEI Sandu cl.80 e GALE Daniel Ciprian cl.91), ognuno dei quali gestiva una singola donna con cui, in alcuni casi, erano anche legati da relazioni sentimentali, appropriandosi dei relativi guadagni. Questi ultimi, comunque, dovevano corrisponderne un parte al capo dell’organizzazione, JAHOLLI Eraldo. L’agevolazione dell’attività di meretricio avveniva, invece, accompagnando le donne sui luoghi ove si prostituivano, rifornendole di preservativi e della legna utilizzata per alimentare i fuochi utilizzati per riscaldarsi e per attirare l’attenzione dei clienti.

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    Le indagini hanno consentito di accertare, però, che la principale fonte di guadagno per l’organizzazione non erano le prestazioni sessuali a pagamento, per le quali il prezzo standard stabilito era quello di 20 euro per tutte le ragazze, bensì il ricavato dei furti compiuti dalle ragazze, su istigazione dei loro sfruttatori, nei confronti dei clienti ai quali, durante la consumazione dei rapporti sessuali, senza che gli stessi se ne accorgessero, venivano sottratti i portafogli contenenti denaro contante e carte di credito e, in una circostanza, è stato accertato anche il furto di una collana in oro. I clienti, resisi conto dei furti subiti quando ormai avevano già lasciato le ragazze, spesso hanno preferito non denunciare l’accaduto, per timore di dover svelare le loro abitudini sessuali e, quando lo hanno fatto, hanno fornito versioni discordanti con quanto emerso nel corso delle indagini, poiché affermavano di essere stati rapinati mentre si erano fermati a prestare aiuto a ragazze in difficoltà o mentre si erano fermati per bisogni fisiologici. Grazie all’attività d’indagine, in alcuni casi, si è giunti al recupero delle carte di credito asportate ai clienti. Il compito degli uomini in questa attività criminale era correre, eventualmente, in aiuto delle donne, nel caso in cui i clienti, accortisi dei furti, cercavano di farsi restituire il maltolto. Questo spiega perché, in molti casi, le vittime hanno raccontato di essere state rapinate da uomini con accento dell’est europeo.

    Raccolti quindi i gravi indizi di colpevolezza, poiché vi era il fondato timore che gli indagati potessero darsi alla fuga, trattandosi di soggetti di nazionalità dell’est europeo che si spostano continuamente verso i loro paesi d’origine, il competente P.M. della Procura di Foggia (DR. MARANGELLI) emetteva nei loro confronti un decreto di fermo d’indiziato di delitto, che veniva eseguito proprio mentre gli arrestati stavano conducendo le loro donne sui luoghi di lavoro o stavano controllando il loro operato, transitando continuamente sul tratto di strada da loro gestito. Nel corso dell’operazione, in compagnia dei soggetti colpiti da provvedimento di fermo, è stato anche rintracciato un quinto soggetto (MATEI Marian cl.78), che era stato identificato come uno degli autori di una rapina compiuta qualche giorno prima in danno di un automobilista, che aveva dichiarato di essere stato aggredito e rapinato del portafogli, dopo essersi fermato a soccorrere delle ragazze in difficoltà, rivelatisi poi prostitute che volevano attirare la sua attenzione, per portagli via il portafogli. Il MATEI Marian, nonostante non fosse compreso nei soggetti colpiti da fermo dell’A.G., è stato comunque arrestato dai Carabinieri, per il pericolo che, dopo l’arresto dei suoi sodali, potesse rendersi irreperibile. Durante le perquisizioni compiute contestualmente agli arresti presso le dimore dei soggetti fermati, sono stati rinvenuti numerosi telefoni cellulari, probabilmente provento dei furti compiuti dall’organizzazione, sui quali sono in corso verifiche per risalire ai legittimi proprietari.