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Allamprese, “Non accetto il candidato imposto e resto a casa”

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Cari concittadini, ho deciso di non candidarmi alle prossime elezioni amministrative. Non ho la pretesa di pensare che la cosa possa interessare tutti, però sento il dovere di spiegarne le ragioni e di raccontare i tormenti che mi hanno accompagnato in questi giorni. Lo devo ai tanti che mi hanno dimostrato stima e affetto in questi mesi, e ai 335 elettori che mi hanno accordato fiducia cinque anni fa.

Ho combattuto, credo con lealtà, una battaglia non contro Paolo Vitullo, ma certamente contro il metodo che lo ha portato alla designazione.

Proposi, ormai sei mesi fa, lo strumento delle primarie per individuare il candidato sindaco del centrodestra. Lo feci perché credevo e credo che la stessa esistenza in vita della nostra comunità politica fosse in pericolo e necessitasse di un serio rinnovamento. Il rinnovamento non poteva che partire dalla modalità di selezione del candidato Sindaco e della classe dirigente. Non più candidati imposti dall’alto, frutto di accordi fatti in segrete stanze, ma una consultazione aperta sui programmi e sugli obiettivi, che consentisse al simpatizzante di esprimersi democraticamente.

Scrissi anche una bozza di regolamento, che inviai alle forze politiche del centrodestra. Purtroppo, però, la proposta è rimasta tale.

Nello scorso marzo, il commissario regionale di Forza Italia, stabilì motu proprio, che l’ing. Paolo Vitullo sarebbe stato il prossimo candidato Sindaco della coalizione di centrodestra. Non condivisi la scelta per la modalità liberticida con la quale era stata effettuata, perché era in perfetta continuità con gli ultimi vent’anni e perchè politicamente sconveniente in ragione dell’attività professionale del candidato.

Non me ne vorrà l’ing. Vitullo se ricordo a me stesso come egli sia ininterrottamente consigliere comunale da quasi vent’anni, e come abbia inciso in modo determinante nelle scelte urbanistiche, e non solo, dell’amministrazione Giannatempo. Non me ne vorrà l’amico Paolo, poi, se gli ricordo anche in questa sede come la sua attività professionale lo pone in evidente conflitto di interessi con la carica di Sindaco. Un conflitto di interessi che si estende anche ad altre personalità che lo sostengono in questa corsa.

Sono tutte cose che in questi mesi ho detto, a quattrocchi, a Paolo.

Per queste ragioni sostenni la candidatura della Preside Colucci; tentai di far comprendere a Paolo la necessità di tagliare con il passato e con le liturgie politiche da prima repubblica e, soprattutto lo invitai a riflettere circa l’opportunità di sembrare, ancor prima che essere, lontani da interessi personali nella gestione della cosa pubblica.

Purtroppo Paolo, e il gruppo di consiglieri che lo sostenevano, non vollero sentire ragioni e, correttamente, la preside Colucci ritirò la sua candidatura, nella speranza che Vitullo facesse altrettanto e si giungesse ad una sintesi.

Anche in queste ultime settimane, ho continuato a sostenere che la candidatura dell’ing. Vitullo non era opportuna, perché permanevano le ragioni politiche poc’anzi esposte. Continuo a sostenerlo, ma prendo atto che legittimamente buona parte delle personalità che convenivano su questa posizione hanno cambiato idea.

Io no! Io non rinnego quanto detto e scritto, privatamente e pubblicamente.

Ritengo di aver combattuto una battaglia con correttezza e lealtà nei confronti di Paolo e nell’interesse degli elettori di centrodestra. Ho perso, ne prendo atto, e poiché penso che chi perde non debba ne riciclarsi ne salire sul carro dello (pseudo) vincitore, ho deciso di restarmene a casa.

All’amico Paolo e alle persone che ne hanno sostenuto la sua candidatura, ora, il compito di vincere la difficile battaglia elettorale. Attenderò il risultato delle urne e, se questo, come mi auguro, dovesse essere favorevole al centrodestra sarò il primo ad esultare. Se, tuttavia, le cose dovessero andare diversamente e l’ing. Vitullo non dovesse essere il prossimo Sindaco di Cerignola, mi attendo che i responsabili di questa situazione si facciano da parte. Le responsabilità di questa situazione, infatti, sono facilmente individuabili.

In questi cinque anni sono stati commessi molti errori, è nostro dovere, a prescindere dalle responsabilità personali e dal coinvolgimento diretto nella gestione della macchina amministrativa, ammettere li stessi e proporsi di non ripeterli.

Sono convinto, infatti, che gli elettori di centrodestra avversino il consigliere comunale la cui moglie diventa dirigente o la cui collega di studio ottiene incarichi dal Comune, o l’eletto che passa da destra a sinistra senza ritenere opportuno quantomeno spiegarne, ove e ne siano, le ragioni politiche. Non possiamo, quindi, lamentarci della disaffezione se non proprio dello sdegno, con cui il cittadino comune ci ripaga.

Parafrasando Emma Bonino, dalla politica non  si danno mai le dimissioni, soprattutto se si fa politica in modo corretto, onesto e spinti da passione civica. Continuerò, quindi, dopo le elezioni la mia battaglia per il rinnovamento della classe dirigente del centro destra, con la partecipazione di quel mondo che abbiamo perso e che, proprio in ragione delle condotte predette, ha trovato asilo nel civismo. Tutto nella ferma convinzione che Cerignola sia una città a prevalenza centrodestra.

Bisognerà ripartire da quegli uomini e quelle donne che, a prescindere dal dato anagrafico, credono in un modo semplicemente diverso di fare politica e amministrazione. Tanti di loro gareggeranno in questa tornata elettorale, anche nelle file del centrodestra, molti in coalizioni civiche, mentre altri resteranno a casa. La maggior parte di loro sono in buona fede e animati da sincero spirito di servizio.

Bisognerà ricominciare da loro. Ci rivediamo lì, per costruire un progetto partecipato e vincente.

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