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Metta minacciato da Bevilacqua scrive alle autorità e tira in ballo Sgarro che replica: “Esigo delle scuse”

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Vito Balzano
Caporedattore, giornalista. Laureato in Scienze della Comunicazione Sociale, Istituzionale e Politica. Dottore di Ricerca in Dinamiche Formative ed Educazione alla Politica.

Il comizio di domenica scorsa, in Piazza Duomo a Cerignola, rischia di riaprire una dialettica politica tra le opposizioni che piuttosto che far crescere una città sempre più in difficoltà rischia di condurre l’opinione pubblica in quella sterile e a tratti incomprensibile polemica da bar, con l’intento, secondo alcuni, di spostare il focus d’attenzione dai reali problemi. Gerardo Bevilacqua, che ha alle scorse comunali ha fatto parlare di se più come fenomeno mediatico che come nuova proposta politica, è tornato a parlare dal palco, domenica sera, inveendo pesantemente nei confronti proprio del Sindaco Franco Metta reo, a sentire le parole del “ribellione” (così come si è definito durante la campagna elettorale, ndr.), di non aver ancora preso provvedimenti circa la produzione dei pasti per la mensa scolastica a ridosso di un inceneritore di rifiuti speciali in zona industriale.

Il Primo cittadino ha scritto al commissario di Cerignola, Loreta Colasuonno, al Prefetto e al Questore una missiva nella quale chiede di intervenire per arginare il fenomeno che, a detta dell’avvocato, stavolta ha passato il limite. «Sono stato informato del contenuto del comizio tenuto domenica scorsa da tale Gerardo Bevilacqua – scrive nella nota stampa, allegata alla lettera, Franco Metta -. Per l’ennesima volta, questo signore si è abbandonato ad insulti, volgarità e diffamazioni nei miei confronti, arrivando addirittura a minacciarmi di morte. Sino a questo momento, ho sopportato in silenzio le esibizioni di Bevilacqua, ma ritengo che stavolta si sia passato il limite. In proposito, ho già inviato una lettera alla Dottoressa Colasuonno, al Prefetto ed al Questore».

Inoltre, Metta richiama anche l’attenzione politica tirando in ballo il Consigliere d’opposizione Tommaso Sgarro, il quale è stato ritratto in uno scatto fotografico nei pressi del palco, domenica sera, a margine del comizio di Bevilacqua. «Ho anche saputo che il consigliere Sgarro era presente all’evento ed ha voluto persino stringere la mano al signor Bevilacqua, quando questi, ritenuto di avermi ingiuriato e minacciato a sufficienza, è sceso dal palco – afferma il Primo cittadino -. Ne prendo atto, consigliere Sgarro. Complimenti vivissimi».

Secca giunge alle redazioni la replica del Segretario cittadino del Pd Tommaso Sgarro, il quale tirato in ballo da Metta precisa: «Sentire un comizio non vuol dire condividerne il contenutoTatarella ai miei comizi o Metta (all’epoca plaudente) a quelli di Elena Gentile ne sono un esempio. Al comizio di Bevilacqua io ci sono andato come tanti altri cittadini. O meglio… Arrivato in ritardo ho cercato di capire quale ne fosse stato il contenuto mentre rilasciava un’intervista a una testata locale. Che adesso Metta pretenda di passare da carnefice a vittima dopo mesi di insulti dai palchi e sui social è veramente troppo. Capisco che è un modo per distrarre l’attenzione dai commenti che in città si fanno sempre più insistenti sugli imbarazzanti atti che hanno caratterizzato questi primi mesi di amministrazione, ma è arrivato il momento di tutelare la mia dignità, anche nelle sedi opportune».

«Che un sindaco sul sentito dire si permetta di scrivere: “Ho anche saputo che il consigliere Sgarro era presente all’evento ed ha voluto persino stringere la mano al signor Bevilacqua, quando questi, ritenuto di avermi ingiuriato e minacciato a sufficienza, è sceso dal palco. Ne prendo atto, consigliere Sgarro. Complimenti vivissimi” è cosa grave. Adesso sono io che pretendo delle scuse – afferma il Consigliere -. Minacce, insulti, invettive, non fanno parte del mio vocabolario, della mia educazione e anche nei momenti più duri di questa campagna elettorale, quando tra un “senza arte, né parte”, un “burattino”, e tante altre infamie lanciate nei mie confronti ho ritenuto opportuno non scendere al livello della più bassa politica. Adesso basta! Né va della mia dignità, del mio buon nome».

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