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Un nuovo modo di ‘fare’ esami: il racconto della docente Marchetti e dei suoi studenti

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Rita Pia Oratore
Giornalista, classe ’91, laureanda in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Foggia. Da Novembre 2010 collabora attivamente con il quotidiano l’Attacco

In un tempo in cui l’Università italiana appare a molti come mero esamificio, una struttura di “allevamento intensivo” che persegue non la qualità ma la quantità e il profitto, l’Università degli Studi di Foggia, che pochi giorni fa ha festeggiato i diciassette anni dallo storico riconoscimento della sua autonomia, è ancora luogo di ricerca e di innovazione anche metodologica, perché –  “Se l’Università si addormenta, lo fa l’intera società”. A dichiararlo è la Prof.ssa Laura Marchetti, Docente di Didattica Generale e di Didattica delle culture dell’ateneo dauno. Antropologa e politica, engagè pacifista ed ecologista, già Sottosegretario all’Ambiente nel secondo Governo Prodi, la Prof.ssa Marchetti ha proposto ai suoi alunni un modo nuovo e accattivante di fare l’esame: una rivisitazione scenica del Simposio di Platone. L’iniziativa, dal titolo “Sulle tracce del maestro”, tenutasi nell’aula magna del dipartimento di Studi Umanistici, in Via Arpi, ha visto come protagonisti alcuni studenti del secondo anno del corso di laurea in Scienze della formazione e dell’educazione, alla presenza del Magnifico Rettore, Maurizio Ricci, e del direttore del Dipartimento di Studi Umanistici, Marcello Marin.

«Un’ora di lezione dal basso, fuori dalla cattedra e dai banchi, – commenta la Docente -,  che ha  permesso di sperimentare competenze significative come l’empatia, l’autoriflessione e la cooperazione. Ognuno dei partecipanti- aggiunge- si è messo in gioco con i suoi talenti sperimentandosi come attore, musicista, scrittore, ballerino, cuoco, costumista e tanto altro». «A fare da mentore, con il suo ‘Simposio’, – aggiunge – è Platone. La sua è l’ora di lezione più originale, scandalosa, erotica. Non solo perché il tema è l’Eros, ma perché esso è il metodo didattico tra maestro e allievo».

La rivisitazione-esame ha tratteggiato anche elaborazioni frutto di studio degli altri testi alla base del corso di Didattica generale, «L’ora di lezione. Per una erotica dell’insegnamento», di Massimo Recalcati, «La pedagogia degli oppressi», di Paulo Freire, «Eros e civiltà» di Herbert Marcuse e «Oltre la mente coloniale. Allegorie d’infanzia, d’arte e d’amore» di Laura Marchetti e del film, anch’esso testo di esame, «Il Vangelo secondo Matteo» di Pier Paolo Pasolini.

«Abbiamo scelto – commentano i protagonisti del corso – di rivisitare il Simposio perché ci è sembrato un modo più efficace di fare ricerca, elaborare i contenuti del corso e fissarli. Ci siamo concentrati a indagare  il metodo didattico, la didattica erotica fra maestro e allievi a partire dal maestro di Platone, Socrate: creativo, disobbediente, ucciso dal potere e perseguitato, ma non pentito-dichiarano- Socrate è maschio ma fa un mestiere da donna: è un ostetrico, “fa partorire” le idee generate nell’amore per la conoscenza. Socrate dialoga, perché, sebbene grande filosofo, “sa di non sapere”, non ha in tasca la verità: la verità non è infatti autoritaria, ma democratica e condivisa».

«Socrate – aggiunge il gruppo di studenti che ha affrontato lo speciale esame– paga in prima persona per affermare questo aspetto antiautoritario della verità. Per questo lo abbiamo paragonata a Cristo, un altro grande maestro, scandaloso nel distruggere stereotipi e false convinzioni. Un Cristo universale che può piacere anche agli atei o ai marxisti, il Cristo dei poveri Cristi che abbiamo visto ne “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini, che non ha ironia, non ride, se non ai bambini, agli ultimi a cui annuncia la buona novella.  Un Cristo che, per citare Freire, pratica la “pedagogia degli oppressi”. Per questo – conclude il gruppo di studenti – ci è stato utile comprendere la grande lezione della psicoanalisi, tramite Marcuse e Recalcati, modello didattico di autoconoscenza per scardinare dentro di sé barriere, fisiche e mentali, fili spinati e orribili muri».

 “In un’era super tecnologia, in una “scuola” che sembra non poter più far a meno di slide e di internet,- racconta uno studente, Rino Santorufo, la Marchetti è riuscita a compiere quello che Recalcati definisce un miracolo: ‘trasformare l’oggetto del sapere in oggetto erotico, il libro in un corpo’. Sono certo che se le nostre scuole, le nostre università fossero piene di Docenti come lei, tutti gli allievi – nessuno escluso – riuscirebbero a raggiungere risultati eccellenti in fatto di cultura, passione e dedizione”.

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