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    Condannato a 2 anni il consigliere Monterisi: possibile sospensione dalla carica

    Possibile una sospensione per il consigliere fino ad un massimo di 18 mesi

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    I tempi della giustizia risultano essere spesso troppo lunghi e le sentenze arrivano quando il fatto è già consegnato alla storia. Lo storico processo dei “grattini” a Cerignola, quello che vide coinvolto l’allora Sindaco Antonio Giannatempo, poi assolto, continua infatti a riservare sorprese e colpi di scena.

    E’ stata emessa qualche giorno fa, il 20 dicembre, la sentenza di secondo grado, rispetto ad alcuni reati che hanno visto coinvolti alcuni volti noti della cerignola politica. Si tratta di Michele Monterisi, oggi consigliere comunale del Movimento Politico La Cicogna, all’epoca coinvolto nella questione. Per lui la Corte d’Appello ha confermato la prima sentenza del Tribunale di Foggia, con la quale lo stesso era stato condannato a due anni di reclusione, con pena sospesa, per il reato di peculato.

    All’opportunità politica che un pubblico amministratore resti in carica nonostante una condanna in secondo grado, per un delitto come il peculato, si aggiungerebbero le prescrizioni della Legge Severino. Infatti all’articolo 11 della stessa si legge. «Sono sospesi di diritto dalle cariche indicate al comma 1 dell’articolo 10». Quindi anche i consiglieri comunali. «Coloro che hanno riportato una condanna non definitiva per uno dei delitti indicati all’articolo 10, comma 1, lettera a, b e c». Quindi anche il peculato, art. 314-316 c.p.. «Coloro che, con sentenza di primo grado, confermata in appello per la stessa imputazione, hanno riportato, dopo l’elezione o la nomina, una condanna ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per un delitto non colposo».

    Quindi la conferma della sentenza potrebbe significare per il consigliere cicognino, come prescrive la Severino, una sospensione fino ad un massimo di 18 mesi, sia per la tipologia di reato che per il tipo di pena. In tale periodo una possibile riconferma in Cassazione della stessa sentenza significherebbe la decadenza dalla carica. Oppure se non vi fosse giudizio entro i 18 mesi vi sarebbe il reintegro automatico. E ancora se dovesse esserci assoluzione ci sarebbe il reintegro lo stesso.

    Il quadro del candore, contrapposto alla solita vecchia politica e dipinto in questi anni dai “mettiani”, comincia a sbiadirsi. Seppur nessuno è in assoluto colpevole fino all’ultimo grado di giudizio, il cambiamento – che doveva essere in meglio – col passare dei giorni si palesa sempre più nella solita minestra riscaldata.

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