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    Debiti per 150 mila euro: pignorato lo stipendio al Sindaco Metta

    Il comune di Cerignola citato quale terzo pignorato nella sentenza del Tribunale Ordinario di Foggia

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    Le grane giudiziarie che da diversi mesi hanno colpito direttamente il Primo cittadino di Cerignola Franco Metta, con sentenze che lo condannano a pagare diverse decine di migliaia di euro, oggi rischiano di diventare un affare che riguarda l’intera macchina amministrativa comunale e, soprattutto, le sue casse.

    E’ di ieri l’ultimo documento, emesso dal Tribunale Ordinario di Foggia – settore Ufficio Esecuzione Mobiliare, che inchioda il Metta al pagamento, a mezzo prelievo coattivo di parte dello stipendio da sindaco, dei debiti vantati da alcuni creditori che avevano vinto cause nei suoi confronti. Analizzando l’esecuzione datata 10 novembre 2016, si evince che i creditori, in ordine di precedenza, vedono il sig. Di Savino Giovanni, che vanta un credito «per totali euro 112.038,65», che si sommano a «euro 17.115,19» a favore dell’avvocato Tommaso Germano, e «euro 19.013,00» per l’ex assessore della giunta Giannatempo Stefano Palladino.

    Il Giudice Giuseppe Pietro Gregorio Misto, dando seguito alla procedura 858 del 2016, promossa dal Di Savino e correlata poi con le istanze degli altri due creditori, cita il «comune di Cerignola terzo pignorato», nel procedimento che in sostanza vedrà l’emolumento da Sindaco di Cerignola, che ammonta a poco più di due mila euro, in parte pignorato direttamente alla fonte, quindi dalle casse comunali, per saldare i debiti contratti con i su citati creditori, applicando l’articolo «2751 bis, n. 1 e n. 2» del Codice Civile e gli articoli «552 e 553» del Codice di Procedura Civile.

    In sostanza, la sentenza determina in «euro 112.038,65 complessivi il credito del I creditore (Di Savino) […] complessivo di sorte capitale, di interessi – calcolati fino al 10.11.2016 – nonché di spese e di compensi legali»; in «euro 17.115,19 complessivi il credito del II creditorie (Germano); in euro 19.013,00 complessivi il credito del creditore intervenuto (Palladino)». Il tutto per un totale di quasi 150 mila euro comprensivi di interessi e spese legali. 

    Il pagamento, come si legge nel documento del Tribunale, avverrà secondo delle priorità: infatti, dapprima i creditori procedenti, ovvero Di Savino e Germano, e successivamente il creditore intervenuto Palladino. Infine, il Giudice «ordina al comune di Cerignola di corrispondere perciò liquidare ai creditori procedenti e al creditore intervenuto, per gli importi come assegnati, […] le somme accantonate già nonché di corrispondere mensilmente, sino alla concorrenza delle somme coma assegnate innanzi, la somma mensile residua summenzionata dell’indennità per la carica di Sindaco di Cerignola». Il riferimento alla “somma residua summenzionata” rimanda agli accapi iniziali della sentenza che vedono, nella dichiarazione resa dall’ente comunale, riconosciuta l’esigua somma di 159,32 euro sullo stipendio complessivo da Sindaco.

    Il dato politico prescinde dalla valutazione delle cifre, comunque importanti. Ipoteticamente, valutato lo stipendio da Sindaco in euro 2.159,32 netti, è presumibile che ci siano altri aspetti, ai più sconosciuti, che fanno pensare ad altri atti o provvedimenti che bloccano 2000 euro, così da far scrivere al Giudice che la somma mensile che risulta incassata dal Metta sia di soli euro 159,32. Oggi, pignorando anche questo residuale, e parafrasando una frase tanto cara proprio al cicognino, Cerignola ha un Sindaco a “costo zero”. Diversamente, una riflessione più seria, potrebbe spostare il focus sul dato etico, e da qui l’interrogativo: se pur non vi siano impedimenti di carattere giuridico, è opportuno, eticamente, che un Sindaco abbia debiti – e non li paghi – per quasi 150 mila euro?