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    EDITORIALE/Cerignola ‘terra di nessuno’. Il confine tra diritti e sicurezza

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    Niente provvedimenti speciali, nessuna barriera etica o morale, giù ogni muro. Questo il sale della democrazia in salsa occidentale che però, da qualche tempo, è minata dal proliferare di quel senso di impunità che attraversa colui che ha deciso di condurre una vita all’insegna del crimine. Cerignola, oggi più che mai, non può farsi schiacciare dal principio di impotenza, istituzionale e civile, che sembra echeggiare da qualche tempo. C’è anche un aspetto pratico in questo quadro nebuloso: che cosa succederebbe se i malviventi cerignolani dovessero scoprire che ‘bastano’ – si fa per dire – un assalto con sparatoria in pieno centro ai danni di un portavalori, o un agguato al bus di linea della Marozzi, o ancora rapine sparse per le attività commerciali della città, per smantellare una istituzionale sicurezza che dovrebbe essere alla base di ogni buona governance cittadina? Dunque nessun cedimento, per carità, ma un’azione seria e coordinata sì.

    Primo elemento, ovviamente, un progetto serio di chi amministra la città, al di là dei proclami e dei post facebook; uscire dal social e affrontare la realtà dei fatti, di ciò che accade e spaventa la ‘gente per bene’. Una linea sottile che separa il cittadino semplice dall’amministratore, l’illusionista dal buon governante, l’annunciatore dall’istituzione. Serve rispetto, per se stessi e per i cittadini, per chi ha il diritto – questo sì – di vivere serenamente nella propria città, per i tanti giovani che hanno deciso di costruire la propria famiglia qui a Cerignola.

    La difesa di un territorio troppo spesso sfregiato dalle notizie di cronaca sembrava esser stato superato alla fine degli anni novanta, quando si chiusero i processi “Cartagine” e “Cartagine Bis”, con una Cerignola che provava a rialzarsi dopo mesi di sangue e terrore; e invece oggi, prepotente e tuonante, ritornano alla mente momenti di incertezza, di paura, seppur con modi differenti rispetto alla lotta tra clan, per i cittadini di Cerignola ma anche per chi, come i circa settanta passeggeri della Marozzi, transita semplicemente nella ‘terra di nessuno’.

    La sfida è assai ardua e nessuno mette in dubbio le difficoltà che c’erano prima e continuano ad esserci e ad aggravarsi negli ultimi mesi. Facile e scontato – non per tutti a quanto pare – parlare di richiesta di una maggiore presenza delle forze dell’ordine sul territorio, con un Commissariato di primo livello, ad esempio, scelta che pare non interessare troppo gli attuali amministratori, impegnati in festicciole e tagli di nastri utili ad ampliare la sezione “foto” della propria pagina facebook.

    Poco importa se in città si spara in pieno giorno nel centro, se le rapine sono diventate il pane quotidiano, se quando in Italia si parla di assalti a portavalori – e da qualche giorno anche a bus di linea – pensi subito a Cerignola e alle ‘abilità’ di chi la ‘abita’, se quando pensi al traffico di droga, o ne senti notizia in qualche tg, torna sempre prepotente il nome della nostra amata città; ciò che davvero sembra importare a qualcuno è inaugurare, festeggiare, e lanciare fumo negli occhi dei cittadini che, ora più che mai, non ce la fanno più. Tanti fuggono da questa città, anche non troppo giovani, perché il futuro dei propri figli conta più di un semplice affidamento diretto da qualche migliaia di euro. Resistenza, impegno e partecipazione, quando è assente l’istituzione.

    3 COMMENTS

    1. Un articolo molto bello, complimenti al redattore. Purtroppo nello stesso tempo molto crudo, che mette in risalto lo stato d’animo di tanti cittadini che come me stanno pensando di andar via da questo paese. Per me rimane sempre ed alla base una cultura distorta che si ha a Cerignola, la certezza che “il crimine non paga”, la certezza che le forze dell’ordine sono in affanno, ma soprattutto la certezza che a Cerignola lo Stato non ESISTE!!!!!!!!!.Ricordo con tanta nostalgia il periodo che Cerignola ha vissuto con Tatarella Sindaco, un risveglio